Una nuova Sanità nel Lazio. La valutazione degli esiti a disposizione dei cittadini con il progetto P.Re.Val.E.

La Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti ha avviato una nuova fase nella gestione della Sanità, a partire dalla selezione dei manager, che sarà effettuata con criteri più trasparenti e meritocratici, fino alle azioni messe in campo per dare centralità al cittadino. Quest’ultimo, infatti, diventa parte attiva nelle scelte in materia di programmazione e di valutazione delle prestazioni e dei risultati, perché con le sue segnalazioni può contribuire al raggiungimento di un livello più appropriato di qualità e di umanizzazione delle cure.
Per fare questo, però, occorre da un lato creare un sistema oggettivo di valutazione, basato su indicatori scientifici e misurabili, che consentano di verificare appieno il grado di soddisfacimento delle cosiddette tre E (Efficacia, Efficienza, Empowerment); dall’altro, si devono porre in essere strumenti di partecipazione e di consultazione dei cittadini, perché sono loro i veri termometri dello stato di salute delle strutture sanitarie e del livello delle prestazioni erogate. Domande apparentemente banali, come ad esempio “E’ facile trovare parcheggio?”, “Le sale d’attesa sono adeguate?”, “Si accede facilmente ai colloqui con i medici?”, possono servire a migliorare il sistema se si fa tesoro delle risposte e dei suggerimenti che provengono da chi tutti i giorni si confronta con questo mondo.

Per rispondere soprattutto alla prima esigenza, quella di creare un sistema di valutazione oggettivo e affidabile, la Regione Lazio, attraverso il Dipartimento di Epidemiologia della Asl Roma E, ha elaborato il ‘Programma regionale di valutazione degli esiti degli interventi sanitari del Lazio’ denominato P.Re.Val.E., di cui è disponibile sul sito web la versione 2013 che contiene i dati relativi al periodo 2007-2012. Il sistema è stato elaborato in raccordo con il Programma Nazionale di valutazione di Esito (PNE), lo strumento per la valutazione degli esiti delle cure nel Sistema sanitario nazionale gestito dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) per conto del Ministero della Salute, così come stabilito dalla Legge Nazionale 189/2012 (“Spending Review”). Tutti i cittadini vi possono accedere, previa registrazione, per consultare la banca dati sugli indicatori di esito e non solo.

Gli indicatori di esito misurano il risultato degli interventi sanitari e sono calcolati attraverso l’integrazione dei dati contenuti nei sistemi informativi sanitari regionali (ricoveri ospedalieri, emergenza, mortalità, farmaceutica, specialistica). Si tratta di un sistema trasparente e oggettivo.
Per ogni singola struttura o per popolazione residente, il valore di ogni indicatore è calcolato tenendo conto delle caratteristiche individuali e di gravità dei pazienti; i risultati sono confrontati sia con i valori medi regionali che con quelli delle strutture sanitarie con performance più favorevoli.
La versione 2013 del P.Re.Val.E contiene 43 indicatori di volume di attività e 76 indicatori di esito, per diverse aree cliniche di assistenza sia ospedaliera che territoriale. Tra questi, vi sono i cinque già inseriti dalla Regione nel nuovo sistema di valutazione dei direttori della sanità.

1) Intervento chirurgico per frattura di femore entro 48 ore. Nella Regione Lazio, nel 2012 solo un quarto delle fratture di femore negli anziani hanno rispettato tale limite temporale, con distribuzione territoriale molto varia: si va da meno del 5% negli ospedali di Tarquinia, Frosinone, Rieti e Tivoli, a più del 50% nell’ospedale di Latina, nella Casa di Cura Città di Aprilia, al Policlinico Gemelli, al CTO, al Fatebenefratelli e al Sant’Eugenio, in cui quasi l’80% delle persone con frattura di femore vengono operate entro le 48 ore dall’accesso all’ospedale.

2) Parto cesareo. E’ questo uno degli indicatori di qualità più usati a livello internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’uso del taglio cesareo nel 10-15% dei parti. Nella Regione Lazio nel 2012 una donna su tre ha avuto un parto cesareo primario. La disomogeneità della qualità dell’offerta tra ospedali ha fatto sì che, in termini di popolazione, quasi una donna su due residente nel comune di Rieti abbia avuto un parto cesareo primario e solo una su cinque nei comuni di Latina e Viterbo.

3) Interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza inferiore ai 3 giorni. Il vantaggio principale della colecistectomia laparoscopica rispetto alla laparotomica è quello di permettere una breve degenza post operatoria, secondo alcune raccomandazioni della durata di un giorno solo, in ogni caso inferiore ai 3 giorni. Nel Lazio nel 2012 il 57% dei pazienti sottoposti ad intervento di colecistectomia laparoscopica è rimasto in ospedale meno di 3 giorni dopo l’intervento con una variabilità che va da più dell’80% al Policlinico Casilino, all’ospedale di Fondi, di Rieti, al Campus Biomedico, al San Carlo di Nancy e alla Casa di Cura Madonna delle Grazie a meno del 30% al San Filippo Neri, all’ospedale di Frascati e Viterbo, al CTO, ad Albano e Palestrina.

4) Ospedalizzazione per broncopneumopatia cronica ostruttiva in regime ordinario in pazienti con BPCO. Questo indicatore valuta la qualità dell’assistenza territoriale misurando il numero di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili con una corretta gestione del paziente affetto da BPCO. L’indicatore non misura la qualità dell’assistenza ospedaliera, ma la capacità dell’assistenza territoriale di gestire adeguatamente la BPCO evitando l’evoluzione verso livelli di gravità maggiori e la conseguente necessità di ricorrere alle ospedalizzazioni per riacutizzazioni, insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, alla chirurgia polmonare. Nel Lazio nel 2012 il 13.1‰ dei pazienti affetti da BPCO è stato ricoverato per una riacutizzazione della patologia.

5) Interventi di angioplastica coronarica. L’intervento ha un importante effetto protettivo sulla salute sia a breve che a lungo termine, se effettuato tempestivamente su specifiche tipologie di infarti acuti del miocardio, ma se effettuato non in infarto è ad alto rischio di appropriatezza. La proporzione di angioplastica effettuata entro 90 minuti dal primo accesso a un ospedale del Lazio in specifiche tipologie d’infarto è un buon indicatore della tempestività di cura e nel Lazio è solo del 21%, ma è superiore al 35% per i pazienti che accedono al San Filippo Neri, al Sant’Andrea, a Tor Vergata, al Santo Spirito e all’ospedale Vannini. E’ invece inferiore al 20% al San Camillo, al S.Eugenio. E’ poi inferiore al 10% in alcuni ospedali della provincia, Anzio, Civitavecchia, Tivoli, Frosinone, Formia Albano Laziale, Cassino e la Casa di Cura S.Anna di Pomezia.

L’utilizzo più appropriato degli indicatori di esito serve al miglioramento continuo della qualità dei servizi sanitari ed è propedeutico a interventi diretti ed espliciti di programmazione sanitaria. Pertanto, i risultati non rappresentano giudizi di merito sull’attività delle diverse strutture, bensì consentono di individuare elementi di criticità utili per ulteriori approfondimenti di carattere clinico ed organizzativo, in una prospettiva di miglioramento continuo della qualità delle cure.
Si tratta di un percorso che oggi appare tortuoso perché ci si chiede di ridurre la spesa e, conseguentemente, di tagliare costi e servizi. Ma io sono convinta che si può risparmiare razionalizzando l’esistente, cogliendo l’occasione per rimodulare l’offerta sanitaria in maniera che sia più rispondente all’articolo 32 della Costituzione e alla Carta europea dei diritti del malato. Una Sanità più orientata alle esigenze dei cittadini, che sappia rispondere alle loro richieste di maggiore umanizzazione dei servizi e delle cure, attraverso la creazione di una medicina più territoriale e di prossimità che può e deve alleggerire il carico che grava sugli ospedali e, di conseguenza, sui bilanci regionali.

http://www.epidemiologia.lazio.it/prevale13/

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