Boeri: tagliare i vitalizi ai politici

boeriNella intervista di ieri a In mezz’ora, il presidente dell’Inps è tornato sulla proposta di riforma delle pensioni avanzata al governo a giugno spiegando che tra i suggerimenti presentati all’esecutivo c’è anche il taglio fino al 50% per vitalizi dei politici che “superano quota 80-85mila euro all’anno. La platea coinvolta, alla fine, è piccola, circa 200 mila persone”, ha precisato Boeri, citando, oltre a politici, “dirigenti di aziende, personale delle Ferrovie dello Stato” e le altre categorie passate al setaccio dall’Inps in questi mesi.

Categorie che hanno “avuto trattamenti di riguardo, soprattutto rispetto a quando andare in pensione”, e che hanno trattamenti pensionistici alti in rapporto ai contributi versati. “Ci sono persone che sono andate via presto e con pensioni molto alte, che hanno avuto dei regali per motivi elettorali” ha sottolineato il presidente dell’Inps.

“La nostra idea – ha proseguito l’economista – è che vada fatta una ultima riforma delle pensioni” guardando “alla sostenibilità sociale” perché “c’è un problema di iniquità che va affrontato”. Sull’assistenza “passi avanti” si sono fatti con la legge di Stabilità, “qualcosa delle nostre proposte è stato preso”, ma non sulle pensioni: “In questo momento sono state trovate altre priorità”.

Mi pare un contributo importante. Avevo citato tempo fa la posizione di Boeri in un articolo per l’Unità (che qui vi segnalo nuovamente). Questo nuovo intervento del presidente dell’Inps spero possa essere uno sprone per adottare misure generali per la riduzione dei vitalizi, valide per tutte le regioni italiane.

Per i vitalizi degli ex consiglieri serve una soluzione ‘nazionale’

vitalizi_unitaNei giorni scorsi l’Unità ha pubblicato online un mio intervento sui vitalizi. Ve lo ripropongo qui di seguito.

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Si torna a parlare, in questi giorni, dei vitalizi regionali. Succede perché ben 77 ex consiglieri regionali hanno fatto ricorso contro le misure per la riduzione dei vitalizi varate dal consiglio regionale del Lazio nel novembre scorso. Prima un ricorso al Tar, il tribunale amministrativo regionale, che si è però dichiarato incompetente sulla materia. Adesso un altro ricorso in sede di giustizia civile sul quale i giudici devono ancora esprimersi. Si tratta di azioni per la tutela di privilegi che i cittadini trovano anacronistici e intollerabili. E certamente non si fa un buon servizio alle istituzioni rappresentative con tali iniziative.

 

Qualcosa è cambiato

Il consiglio regionale del Lazio, in concreto, aveva deciso tre cose.

•         In primo luogo, che il requisito dell’età s’innalza dai 50 anni ai 60, ovvero da 55 a 65 (con possibilità di anticipare fino a 5 anni subendo una decurtazione dell’assegno nel periodo anticipato).

•         Poi, che è possibile ridurli in percentuali varie a seconda degli anni di ‘servizio’ anche per chi già li percepisce.

•         Infine, che, per chi cumula più vitalizi, la decurtazione può arrivare al 24-25%.

In pratica, si tratta di misure minime indispensabili per ridurre dei privilegi ingiusti e insopportabili e per chiedere anche agli ex politici di contribuire ai sacrifici che tutti cittadini hanno dovuto fare in questi anni. Si poteva fare di più? Forse si. Io stessa ci avevo provato con una puntuale e articolata proposta di legge regionale. E tuttavia dobbiamo essere lieti di un passo in avanti, comunque importante, che il Lazio ha compiuto (risparmiando 5 milioni l’anno), preceduto da analoghi provvedimenti in regione Lombardia e nella regione Trentino Alto Adige.

 

Le questioni aperte

Parliamo, però, di alcune regioni, non di tutte. In molti casi, infatti, l’impegno per la riduzione di questo privilegio non è stato nemmeno avviato. In più, siamo di fronte ad una pluralità di assemblee legislative che disciplinano in maniera diversa il trattamento economico di persone – gli ex consiglieri regionali – che hanno lo stesso status. E ciò pone ulteriori problemi di equità. A volte – come nel caso del Lazio – le misure adottate per la riduzione dei vitalizi sono temporanee: si tratta, in sostanza di ‘contributi di solidarietà’ in vigore per un triennio, alla scadenza del quale il problema si ripresenterà.

Infine, bisogna ancora capire come affrontare una volta per tutte alcune questioni ancora aperte.

Come, per esempio, il cumulo dei vitalizi da parte di soggetti che, nel corso della loro vita politica, sono stati, a rotazione, consiglieri regionali, parlamentari nazionali, parlamentari europei.

O come il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo per il calcolo del vitalizio (passaggio che è stato ormai imposto alla generalità dei cittadini per il calcolo delle pensioni).

O come, infine, il ricalcolo dell’assegno agli ex consiglieri sulla base delle indennità percepite attualmente dai consiglieri regionali (piuttosto che sulla base delle indennità percepite nel passato, decisamente spropositate e insostenibili: si pensi soltanto che, nel Lazio, l’assegno si calcolava anche sommando la diaria!).

 

Serve un quadro normativo coerente

Proprio per questi motivi trovo apprezzabili tutte le richieste di maggiore trasparenza sulla ‘foresta’ di regole che hanno guidato la concessione dei vitalizi a livello parlamentare e regionale in questi decenni (come ha chiesto di recente il presidente dell’Inps Tito Boeri).

Allo stesso modo trovo urgenti e pertinenti tutte quelle iniziative che hanno l’obiettivo di delineare un quadro nazionale omogeneo e coerente, capace di garantire sia l’equità generale nell’ambito dei sistemi pensionistici (limitando gli eccessi delle norme sui vitalizi) sia la parità di trattamento tra ex consiglieri nel tempo (ricordiamo che i consiglieri attuali non percepiranno il vitalizio al termine del loro mandato) e tra ex consiglieri di regioni diverse la cui posizione è regolata da norme diverse.

 

Non ci sono diritti acquisiti

In questo campo, la retorica del diritto acquisito è inaccettabile perché, come spiega Pietro Ichino, “non ha alcun fondamento, né legislativo ordinario, né tanto meno di rango costituzionale”. La stessa Corte costituzionale, infatti, ha previsto che  “il legislatore può – al fine di salvaguardare equilibri di bilancio e contenere la spesa previdenziale – ridurre trattamenti pensionistici già in atto”. E ancora: “se, salvo il controllo di ragionevolezza, è conforme a Costituzione una norma peggiorativa di trattamenti pensionistici in atto, a maggior ragione la conclusione vale per una norma che incida su trattamenti non ancora attivati al momento della sua entrata in vigore, quale la pensione di reversibilità che eventualmente spetterà al coniuge superstite del pensionato in quel momento ancora in vita. Queste conclusioni inducono a ritenere che non possa argomentarsi in termini di diritto quesito” (Sentenza Corte cost. n. 349/1985 e n. 9/1994). D’altra parte, come possono i cittadini accettare che si parli di diritti acquisiti quando a fare le leggi sono gli stessi (e unici) che ne beneficeranno?

 

In cerca di una soluzione generale

Mi pare che colpiscano nel segno, dunque, i progetti di legge nazionale per la riforma e la riduzione dei vitalizi presentati in Parlamento da alcuni deputati (tra gli altri, Matteo Richetti del Partito democratico e Andrea Mazziotti di Scelta civica). Certo, bisognerà costruire le norme in modo da evitare la valanga dei ricorsi degli ex e i rilievi della Corte costituzionale che possono smontare anche i tentativi migliori (come già avvenne in passato per le ‘pensioni d’oro’). Tuttavia, è giunto il momento di intervenire. Auspico che si proceda rapidamente alla definizione di regole chiare ed eque per riportare gli assegni di ex consiglieri e parlamentari a quote più normali e per garantire equità e parità di trattamento.

La spending review ha colpito tutti i consigli regionali, uniformando l’indennità dei consiglieri in base a un parametro individuato nella conferenza Stato-Regioni. Allo stesso modo, il calcolo dei vecchi vitalizi andrebbe rapportato a quella nuova indennità: così non si farebbe torto a nessuno, anzi, si completerebbe il lavoro. Perché non si capisce come mai si sia intervenuto sugli attuali consiglieri, che comunque affrontano spese e lavorano quotidianamente, lasciando fuori dalla spending review coloro che non sono più in carica.

 

 

Regione Lazio, è guerra sui tagli ai vitalizi

Lazio: Consiglio regionale, panoramicaIn questo fine settimana ho rilasciato alcune dichiarazioni al “Messaggero” che ritorna sul tema dei vitalizi, di seguito potete leggere il pezzo firmato da Evangelisti e Pirone.

 

Il caso

Sono 77 tra ex consiglieri ed ex assessori regionali e percepiscono vitalizi che vanno dai 4 agli 8mila euro lordi mensili, calcolati non solo sullo stipendio ma anche su parte dei rimborsi spese, e incassati già a cinquant’anni. Eppure, di fronte al provvedimento del consiglio regionale che ha chiesto loro un piccolo sacrificio, con un taglio medio del 15-20 per cento, si sono ribellati. Dopo aver visto respinto il ricorso dal Tribunale amministrativo regionale, che ha dichiarato la sua incompetenza, non si sono arresi e a un pezzetto di vitalizio proprio non vogliono rinunciare. Si sono rivolti a un prestigioso giurista, Romano Vaccarella (ex giudice della Corte costituzionale e avvocato di Berlusconi in alcune cause civili) e hanno citato in giudizio il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori.

 

I dati

Di che cifre stiamo parlando? Donato Robilotta, già assessore regionale di Forza Italia, quanto meno ha il merito di non tirarsi mai indietro nella battaglia a difesa di quello che, almeno in parte, è un privilegio: “Io prendevo 4.600 euro netti al mese, ora solo 4.000. Taglino le spese della Regione, piuttosto”. Quali sono i sacrifici chiesti agli ex consiglieri, dopo una battaglia aspra portata avanti da una parte dal gruppo dei 5 Stelle, dall’altra da Teresa Petrangolini (Pd)? C’è una tassa, un contributo di solidarietà, che durerà solo per tre anni, e che per i vitalizi più bassi è del 6 per cento, per quelli medi del 12, per i più alti del 18. C’è un taglio del 40 per cento per coloro che già ricevono assegni dalla Camera, dal Parlamento europeo e dalla Regione. Secondo gli ex consiglieri che hanno presentato ricorso, questi tagli violerebbero la Costituzione, pregiudicando la finalità dell’assegno vitalizio collegato allo svolgimento di una carica elettiva per “consentire anche ai cittadini non possidenti di assumere relativo incarico, restando indenni alle conseguenze pregiudizievoli per il loro sostentamento una volta cessato il mandato”.

 

La legge del Lazio

Di qui la citazione davanti al tribunale civile per il 15 dicembre di Zingaretti e Leodori, dove sarà chiesto da una parte di verificare la legittimità costituzionale del taglio, dall’altra di condannare Regione e Consiglio a “rimborsare le somme di denaro non riconosciute e, quindi, indebitamente trattenute”. Tra i firmatari esponenti storici della Regione: Angiolo Marroni, Pd, già garante dei detenuti; Rodolfo Gigli, ex Dc, già presidente della Regione; Alfredo Antoniozzi e Alfredo Pallone (FI), Stefano Zappalà (ex assessore con Polverini). Petrangolini: “La riforma approvata in consiglio regionale è il minimo che potevamo fare per essere in sintonia con il Paese che chiede sacrifici a tutti”. Valentina Corrado, capogruppo M5S: “I ricorrenti parlano di ‘abnormi provvedimenti amministrativi’ riferendosi all’innalzamento dell’età e al contributo di solidarietà, due punti da noi ottenuti nella nostra battaglia per l’abolizione di questo odioso privilegio. Mi chiedo cosa scriveranno quando, una volta al governo, riusciremo finalmente ad abolirlo.”

Vitalizi Lazio: scandaloso il ricorso degli ex consiglieri

ricorsiEcco di seguito il mio comunicato di sabato 18 aprile sul ricorso degli ex consiglieri del Lazio contro la riduzione dei vitalizi.

 

“Il fatto che 78 ex consiglieri regionali del Lazio facciano ricorso contro la riduzione dei loro vitalizi è una offesa per tutti quegli italiani che hanno dovuto fare sacrifici in questi anni”. Teresa Petrangolini, consigliere regionale Pd del Lazio, già promotrice di una proposta di legge per la riduzione dei vitalizi degli ex consiglieri regionali, commenta così l’articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Sergio Rizzo (potete leggere l’articolo più in basso, ndr).

“Nel quadro della riduzione dei costi della politica – spiega – il Consiglio regionale del Lazio ha operato un taglio dei vitalizi degli ex consiglieri più che ragionevole. E’ stato un modo per risanare il bilancio e per mettersi in linea con i sacrifici che i cittadini hanno già fatto da tempo. Proprio per questi motivi, il ricorso ci pare scandaloso”.

E continua: “Mi sembra il caso di rammentare che dopo la riduzione degli stipendi e l’abolizione dei vitalizi dei consiglieri regionali in carica – già in vigore nel Lazio –  la riforma costituzionale che sta per essere approvata in Parlamento prevede una ulteriore riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali attuali. Un segno tangibile di vicinanza con i problemi del paese che evidentemente gli ex consiglieri non riescono a cogliere, scambiando per diritti acquisiti quelli che sono degli antichi e ormai incomprensibili privilegi”.

“In ogni caso – conclude Petrangolini – mi auguro che il Consiglio regionale non arretri di un passo, nella certezza di avere anche fondate ragioni giuridiche per sostenere la validità di questa scelta”.

 

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Di seguito, l’articolo di Sergio Rizzo per il Corriere della Sera di sabato 18 aprile.

 

La trincea del vitalizio: ricorso al Tar per 78 contro i tagli nel Lazio

ROMA – Ci sono ben tre ex presidenti della Regione Lazio: Giulio Santarelli, Sebastiano Montali e Rodolfo Gigli. Tutti e tre di vitalizi ne incassano addirittura due ciascuno. Ma nella sterminata lista dei 78 ex consiglieri laziali (su un totale di 272, quasi uno su tre) che hanno deciso di fare ricorso al Tar contro la legge regionale approvata all’unanimità tre mesi fa per cui i loro assegni hanno subito qualche poco dolorosa sforbiciatina – aggiungendosi ai tanti che hanno contestato per vie legali gli stessi provvedimenti in altre Regioni, a partire da Lombardia e Trentino – ce n’è per tutti i gusti. Due di coloro che si sono rivolti al giudice amministrativo perché poi tutto finisca alla Corte costituzionale, e quindi nella revoca dei taglietti, ancora non percepiscono neppure il vitalizio. La ragione è che Erder Mazzocchi e Monica Ciccolini, entrambi del centrodestra, non hanno 50 anni: età compiuta la quale, secondo le regole modificate dalla legge ora contestata, potrebbero cominciare a riscuotere.

Da un estremo anagrafico all’altro. C’è il novantenne Renato Ambrosi De Magistris, che essendo stato consigliere (del Partito liberale di Malagodi!) per tre anni, dal 1972 al 1975, incassa il vitalizio da quarant’anni.
Ci sono poi quelli che di vitalizi ne prendono due: dalla Regione e dal Parlamento o da Strasburgo. Sono undici. Di Santarelli (Psi) Montali (Psi) e Gigli (Dc) abbiamo già detto. A loro si devono aggiungere Robinio Costi (Psdi), Bruno Lazzaro (Dc), Paolo Tuffi (Dc), Antonio Muratore (Psdi), Gerardo Gaibisso (Dc), Potito Salatto (Dc-Pdl), Alfredo Pallone (FI-Ncd) e Stefano Zappalà (FI). Ma c’è anche un dodicesimo, Mario Di Bartolomei (repubblicano), al quale di vitalizi ne spetterebbero sulla carta addirittura tre, considerando che oltre al consigliere regionale e al deputato nazionale è stato anche europarlamentare.
Fra i ricorrenti non mancano i Verdi Peppe Mariani e Laura Scalabruni, come pure l’antiproibizionista Emilio Guerra. E neppure Donato Robilotta, nella singolare situazione di percepire il vitalizio dall’età di 53 anni e uno stipendio dallo Stato italiano, di cui è dipendente. Né vanno dimenticati gli ex consiglieri che riscuotono l’assegno dopo un passaggio meteorico in consiglio. È il caso di Fabrizio Barbanelli, consigliere regionale per il Partito comunista fra il 15 maggio e il 4 ottobre del 1983. Ma anche del già citato Costi, al quale spettavano, prima del taglio imposto dalla legge, 2.986 euro netti al mese per i 153 giorni trascorsi nel consiglio del Lazio fra il primo giugno e il 31 ottobre 1990.

E qui ci si offre l’occasione di dare un’idea dei tagli imposti ai vecchi trattamenti da quella leggina approvata (non senza fatica) dall’assemblea regionale oggi presieduta dal democratico Daniele Leodori, che già era sembrata una rivoluzione con l’introduzione di un contributo di solidarietà crescente per chi gode di più vitalizi e l’innalzamento dell’età minima da 50 a 60 anni. L’assegno di Costi, al quale ha diritto per poco più di cinque mesi di mandato, è passato da 2.986 a 2.491 euro netti mensili, con un ridimensionamento di 495 euro. A questo si deve aggiungere quello del Parlamento, che secondo la lista pubblicata sull’Espresso da Primo Di Nicola ammonta a 2.016 euro netti al mese. Totale, 4.507 euro.
Ecco di che cosa stiamo parlando. I vitalizi in questione vanno da un minimo di tre fino a otto pensioni medie pagate dall’Inps nel caso di chi può sommare più trattamenti. Un altro esempio? L’ex presidente della Regione Santarelli ha un vitalizio parlamentare da 2.856 euro, più un assegno regionale di 4.144. Totale: 7 mila euro netti. Prima del taglio arrivava a 8.106 euro.

Una riduzione di circa il 13 per cento su una cifra complessiva non certo trascurabile. Ma che il ricorso predisposto dagli avvocati Ruggero Frascaroli, Fabio Lorenzoni, Stelio Mangiameli e Federico Tedeschini giudica inaccettabile. E non soltanto per la solita litania dei diritti acquisiti (anche se sono stati acquisiti dagli stessi che ne beneficiano, essendo loro gli autori delle 40 leggi regionali approvate in 38 anni con cui hanno accresciuto sempre di più i propri privilegi previdenziali e retributivi), quindi intoccabili: mentre quelli dei comuni mortali si possono toccare senza problemi. Il fatto è, argomenta il ricorso, che il taglio pregiudicherebbe i piani di vita dimensionati su quelle entrate «che possono comprendere anche programmi finanziari (p. es. mutui) assunti anche per solidarietà familiare». Programmi di vita che le migliaia di esodati rimasti nel limbo, senza lavoro né pensione, evidentemente non devono avere. E fa sorridere l’affermazione che i «risparmi sarebbero irrisori». Perché anche un euro pubblico risparmiato non si butta via. Ma c’è in ballo qualcosa di ben più importante dei semplici risparmi: la credibilità della politica.

 

Approvata la riduzione dei vitalizi: abbiamo vinto tutti

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Con l’approvazione delle norme sulla riduzione dei vitalizi degli ex consiglieri da parte del Consiglio regionale, abbiamo compiuto un grande passo. Un bel modo per rinnovare la politica e assumersi delle responsabilità tutti insieme: oggi abbiamo vinto tutti.

Questo è il commento che ho girato oggi alle agenzie dopo la seduta notturna del Consiglio regionale di cui trovate qui la sintesi. Mentre qui trovate il primo articolo uscito nella notte (che mi cita).

Abbiamo fatto una cosa positiva per due motivi. Primo motivo: così ridiamo dignità alla funzione originaria dei vitalizi. I vitalizi erano stati sovraccaricati di ‘stravaganze’, come le ha definite il Presidente Zingaretti, ed erano diventati dei privilegi. Oggi con questa legge li riportiamo al loro significato originario che è quello di garantire a tutti la possibilità di offrire un servizio alla democrazia. Secondo motivo: mettiamo fine alla specificità del Lazio. Non che le altre Regioni abbiano fatto molto meglio, ma avevamo trasformato il vitalizio in un privilegio intollerabile. Non siamo più quelli che spendono più di tutti: oggi abbiamo rimediato.

In questo pezzo tratto dai siti web dei quotidiani trovate una sintesi della nuova legge.

Certo, forse non risolviamo alcune cose. In primo luogo si tratta di misure temporanee: abbiamo tre anni per capire cosa dovrà succedere dopo. E allo stesso tempo, però, eviteremo in questo modo il rischio di una moltiplicazione di ricorsi degli ex consiglieri regionali. Resta poi ancora aperta la questione del cumulo: abbiamo introdotto una maggiorazione, ma sarebbe utile una soluzione nazionale e generale del problema. Su questi punti il mio impegno non mancherà anche in futuro.

Sappiamo che è stato molto difficile parlare del tema. Abbiamo affrontato dei tabù e ricucito le fratture tra il presente e il passato. Ognuno in queste situazioni cruciali è obbligato a passi in avanti e a passi indietro. Devo allo stesso tempo registrare un grande senso di responsabilità da parte del Consiglio regionale: ho apprezzato le numerose firme che danno il senso di questa novità. Non importa che non ci siano tutte le cose che ho immaginato, ma è comunque una grande traguardo quello che varchiamo oggi.