Lazio: a Zagarolo apre un’altra Casa della salute

zagaroloAperta a Zagarolo, in provincia di Roma, la decima Casa della Salute del Lazio, la settima nelle province. La Regione ha investito 450 mila euro per aprire una struttura che sarà a disposizione di un bacino di 80 mila persone per 10 comuni. È una struttura di grande valore per tante ragioni e anche un passo avanti molto importante nella costruzione di una sanità di prossimità e nella riduzione dello squilibrio tra Roma e gli altri territori.



Una storia di rinascita in un territorio in passato colpito dai tagli. 

Il territorio di Zagarolo e i suoi cittadini erano tra le vittime dei tagli dovuti al commissariamento, con la chiusura dell’ospedale San Giovanni Battista con il decreto 80.



Ecco tutti i servizi che offre la nuova Casa della Salute. 

Sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 7,30 alle 20,00 e il sabato dalle 7,30 alle 14. A disposizione dei pazienti ci saranno:

  • l’area dell’accoglienza attrezzata;
  • l’area del volontariato e della mutualità, dedicata ad attività sociosanitarie e di informazione ai cittadini;
  • l’area di sorveglianza temporanea, per la sorveglianza breve di persone con patologie che non richiedono il ricovero ospedaliero ma necessitano di prestazioni non erogabili a domicilio;
  • l’area Assistenza primaria: all’interno della Casa della salute ci saranno 16 medici di medicina generale che svolgeranno l’attività di assistenza primaria in forma associata UCP (Unità di Cure Primarie), dal lunedì al venerdì dalle ore 10,00 alle ore 19,00. Inoltre sarà presente il servizio di Continuità Assistenziale (ex- guardia medica).

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Tagli di agenzie e di stipendi: ok dal Consiglio del Lazio

crl_tagliL’Agenzia regionale per la difesa del suolo (Ardis) e l’Agenzia regionale per i parchi (Arp) spariranno dalla mappa delle strutture regionali. Grazie a questi tagli, le loro funzioni e i loro 116 dipendenti saranno trasferiti all’interno degli uffici della Regione con un risparmio “a regime, non inferiore a circa 250.000 euro in ragione d’anno”, come si legge nella relazione introduttiva.

 

 

La proposta di legge numero 244, approvata ieri dal Consiglio regionale del Lazio contiene anche alcune norme che esulano dagli obbiettivi iniziali del provvedimento. Con un ‘sub-maxiemendamento’ nella legge sono state introdotte disposizioni interpretative in materia di contributi del Consiglio regionale, è stata istituita la nuova commissione consiliare “Riforme istituzionali” e sono stati previsti tagli agli emolumenti del Difensore civico, del presidente del Corecom, del Garante dei detenuti e del Garante dell’infanzia. Il voto finale è arrivato alla quarta giornata dei lavori, dopo una discussione serrata, conclusasi con l’abbandono dell’Aula da parte delle opposizioni, poco prima del voto finale.


I contenuti della legge
Con la legge approvata oggi la Regione intende perseguire l’obiettivo di un ulteriore snellimento della struttura amministrativa regionale, eliminando sovrapposizioni e problemi di coordinamento, e riportando all’interno delle proprie strutture amministrative le funzioni oggi svolte da Ardis (l’Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo) e Arp (Azienda Regionale Parchi). Continue reading

Società regionali: il Lazio taglia

soc_regPresentato il piano di razionalizzazione delle società regionali, una vera e propria rivoluzione che consentirà di risparmiare, tagliare gli sprechi e migliorare i servizi per i cittadini. In questo modo la Regione applica la legge che impone a Regioni e enti locali di predisporre il Piano di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie. 

Risparmi e semplificazione. Nuovi risparmi, ma soprattutto partecipazioni societarie semplificate al massimo   su un numero limitato di società che operano nei settori strategici. L’obiettivo è che siano completamente autonome dal punto di vista economico e finanziario. In questo modo la Regione può anche assolvere al meglio alla sua funzione di coordinamento e programmazione.

Da 35 a 6 società. Al termine dei processi di accorpamento e di dismissione la Regione avrà solo 6 partecipazioni dirette, di cui 4 avranno un ruolo strategico nei settori del Trasporto pubblico, Mobilità, Sviluppo Economico e Sistemi informativi e funzioni amministrative. Le altre due potranno essere eventualmente dismesse al completamento delle proprie attività specifiche. 
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Il premier, le Regioni e il taglio delle Asl

tagliaslDomenica 12 aprile è uscito sul Corriere della Sera Economia un articolo di Margherita De Bac. C’è anche una mia battuta. Potete leggerlo qui.

 

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All’inizio c’erano le Usl, le unità sanitarie locali. Poi nel ‘93 sono arrivate le Asl, le aziende. Adesso, almeno in Toscana, arrivano le Super Asl. Tre secondo la legge approvata un mese fa, nord, sud e centro, ribattezzate aree vaste. Assorbiranno le attuali 16 sorelle più piccole (12 sanitarie e 4 ospedaliere universitarie), a capo di ciascuna un coordinatore. L’assessore alla Salute della Regione Luigi Marroni, ingegnere meccanico, da alto dirigente di Fiat trattori ha gestito felicemente due fusioni. L’ultima impresa in un settore diverso lo inorgoglisce addirittura di più: «Lei non ha idea delle difficoltà. Quando la riforma entrerà a regime risparmieremo almeno il 5-6% del fondo totale. Avevamo già centralizzato acquisti, informatica e amministrazione del personale, compresi i bandi. Settanta milioni all’anno in meno».

 

Cura dimagrante in Toscana
Piacerà a Renzi la dieta dimagrante toscana, visto le affermazioni dopo il sì al Def, il documento di economia e finanza, venerdì sera: «Se fossi presidente di una Regione con 7 Provincie e 22 Asl le ridurrei con le relative poltrone, magari aiuterebbe ad avere migliori risultati». Luca Zaia governatore del Veneto si è riconosciuto nell’esempio ed ha replicato con veemenza: «Sono allibito. Forse non sa che il nostro sistema è in attivo da 5 anni senza aver mai introdotto addizionali Irpef. Renzi sfrutta la sua veste istituzionale per fare campagna elettorale».

 

I dati delle Asl
La proposta del presidente del Consiglio fa discutere. Le Asl italiane sono 139 alle quali si aggiungono le 86 ospedaliere e universitarie. Secondo i dati del ministero della Salute, aggiornati al 2015 e rielaborati da Quotidiano Sanità, il primato è del Veneto, con 21 (anziché le 22 citate da Renzi), il record delle universitarie-ospedaliere è della Lombardia, con 29. Non c’è un’indicazione nazionale sul contenimento. Le Regioni hanno dunque deciso autonomamente di tagliare ritenendo che la soluzione porti risparmi di soldi e poltrone (l’hanno già fatto Friuli ed Emilia Romagna). In Lombardia è in corso un processo che porterà alla nascita di un’unica Agenzia di tutela della Salute, con funzioni di programmazione, acquisto e controllo. Organismo di supporto tecnico amministrativo a aziende sociosanitarie territoriali con un bacino di utenza sotto i 600 mila abitanti. In Umbria il taglio risale al 2012, sopravvissute le Asl di Perugia e Terni. Un grande vantaggio afferma la presidente Catiuscia Marini: «Il 60% degli acquisti avvengono attraverso una centrale unica. Le Asl fanno solo organizzazione dei servizi sul territorio. D’accordo con Renzi».

 

Cosa cambia per i cittadini
Ma per il cittadino cosa cambia? Enrico Desideri vicepresidente nazionale di Anci, l’associazione dei Comuni, rassicura: «C’è il timore che la sanità si allontani. Invece se come abbiamo voluto in Toscana le amministrazioni delle città potranno intervenire sulla programmazione ci saranno servizi migliori specie per i più deboli, come gli anziani grazie all’integrazione col sociale». Teresa Petrangolini, consigliere della commissione sanità del Lazio, ricorda l’unificazione entro il 2015 di RmA e RmE nella Capitale: «Se avremo indicazione di continuare non c’è problema». Quanto rende l’operazione in tema di risparmi?: «Noi abbiamo quasi dimezzato, da 13 a 7 aziende – risponde Raffaele Calabrò, delegato per la sanità in Campania, in piano di rientro -. Però calcolare gli effetti sugli sprechi è difficile. In generale siamo quelli che hanno ridotto maggiormente i debiti».

 

Le poltrone
E i vantaggi sulla perdita di poltrone? Andrebbero verificati. Troppo spesso chi viene scalzato dalle stanze dei bottoni, anche se per comportamenti non virtuosi, viene ricollocato da un’altra parte. Giovanni Monchiero, past president di Fiaso, la federazione dei direttori generali Asl, deputato di Scelta Civica, è molto irritato: «Non hanno di meglio da proporre e allora tornano sul vecchio modello del sistema centralizzato, della burocrazia, strada già percorsa, inutile. Un dirigente guadagna meno di un medico, 120-130 mila l’anno. Va motivato, non umiliato».

Zingaretti: ridurre le Regioni mettendo subito in comune le attività

zingabinga“Le Regioni possono iniziare subito a mettere insieme alcune attivita’, in modo da ridurre i costi e alzare la qualita’ dei servizi. Poi si potra’ pensare realisticamente a ridurre il numero delle Regioni stesse per arrivare a ambiti piu’ ampi”.Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, intervistato da La Repubblica, propone che le Regioni senza nuove leggi inizino a mettere in comune per grandi aree del Paese alcuni dei mestieri che fanno ciascuna solo per sé, una prima tappa verso una riduzione di quegli enti locali.

 

Qui sotto il link dell’intervista completa

Intervista “La Repubblica”_Zingaretti