Diventare genitori. Insieme per la salute della coppia

Lunedì 27 novembre ho organizzato – in collaborazione con l’associazione di commercianti e piccoli imprenditori The Sign of Rome – un incontro con i cittadini e le coppie: “Diventare genitori. Insieme per la salute della coppia”, presso i locali di PIERMARINI DESIGN, in via dei Prati Fiscali 197, Roma, alle 18.30.

 I dati

Avere figli in Italia non è facile. Non lo è per motivi economici e per carenza di servizi per l’infanzia. Ma esistono e pesano anche i problemi legati alla salute della coppia: secondo gli ultimi dati disponibili tratti dal Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita, nel 2016, una coppia su 5 risultava infertile. E ogni anno più di 71.000 coppie italiane vanno in pellegrinaggio tra gli ospedali per realizzare il desiderio di diventare genitori mediante tecniche di fecondazione assistita: tra le regioni italiane, al primo posto compaiono i presidi toscani mentre all’estero la meta privilegiata per sottoporsi alle tecniche di fecondazione assistita è sicuramente la Spagna.

Il Censis le ha fotografate: i partner hanno tra i 36 e i 40 anni, un lavoro, cercano un figlio da 4 anni. Le loro storie sono accomunate in tanti casi da successi, ma più spesso da tentativi andati male e paure.  E da un grande dispendio di risorse. Quello che, però, pesa di più – secondo un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità – sono: la carenza di informazioni rispetto ai temi legati alla salute riproduttiva, inclusi gli aspetti che attengono la prevenzione, e la scarsa conoscenza delle tecniche di fecondazione, dei trattamenti e dei centri a cui rivolgersi.

 L’impegno della Regione Lazio

Una politica sanitaria seria deve venire incontro a questi problemi sia mediante una corretta informazione che mediante servizi adeguati di procreazione medicalmente assistita. Molto è stato fatto, in questi anni, nel Lazio, per garantire servizi di qualità tesi alla tutela della salute della donna e del bambino: 29 milioni e 600mila euro sono le risorse investite dal governo Zingaretti per rafforzare la rete dei consultori familiari, porta di accesso principale alla gravidanza e punto di riferimento per la gestione della salute riproduttiva delle coppie.

Da gennaio 2017, la procreazione medicalmente assistita – sia omologa che eterologa – è stata inserita tra i Livelli essenziali di Assistenza (Lea), vale a dire tra le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale si impegna a garantire in tutte le Regioni.

Nella nostra regione – dove sono attivi 4 centri pubblici di Pma, gli altri sono privati – è finalmente in dirittura d’arrivo la nuova normativa regionale che consentirà l’accesso delle coppie con le stesse tariffe, sia nelle strutture pubbliche che in quelle che saranno accreditate, in virtù di precisi standard di qualità dei servizi.

Impegni per il futuro

Cosa si può fare di più per aiutare le coppie in difficoltà? Informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio. Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell’apparato riproduttivo e intervenire, dove possibile, per ripristinare la fertilità naturale.

Tutti questi obiettivi – presenti nel Piano nazionale per la fertilità – devono poter contare su una rete capillare di centri di primo orientamento e accoglienza che, presenti in tutti i consultori familiari, indirizzino al corretto accesso ai servizi e informino sulle regole per la loro fruizione, per una presa in carico tempestiva ed efficace.

Di tutti questi aspetti, lunedì 27 novembre, ne parleremo insieme ai cittadini con: il direttore del Distretto III Asl Roma1, Edoardo Turi, il direttore Dipartimento Salute della donna e Fisiopatologia della Riproduzione Asl Roma1, Pietro Saccucci, Valentina Berlinghieri, ginecologa specializzata in infertilità di coppia e Tiziana Attanasio, ostetrica e presidente di “Una cicogna per amica”.

L’appuntamento è lunedì 27 novembre alle 18.30 presso “197 Piermarini Design” di “The Sign of Rome”, in via  dei Prati Fiscali 197. Al dibattito seguirà un aperitivo per  tutti gli ospiti.

La Regione Lazio per la solidarietà: più di 5 milioni destinati al Terzo settore

Una Istituzione che si occupa di solidarietà è sicuramente una Istituzione più giusta. Nelle nostre comunità ci sono persone in difficoltà, deboli, persone che hanno bisogno di aiuto e non vanno lasciate sole.

Per questo la Regione Lazio ha investito più di cinque milioni di euro per finanziare alcuni progetti del Terzo settore. Il bando pubblico, giunto alla seconda edizione, è dedicato ad organizzazioni di volontariato, associazioni, cooperative e imprese sociali, fondazioni, istituti di assistenza sociale e enti religiosi.

I 45 progetti vincitori nel 2017 attivano servizi di pronto intervento sociale in tutte le provincie. Dai servizi di distribuzione viveri ed indumenti di Rieti ai servizi di accoglienza nei Castelli romani; dai servizi di emporio nel comune di Viterbo ai servizi di mensa nei comuni di Gaeta, Itri, Sperlonga; dai servizi di unità di strada a Roma come a Latina fino ai servizi di accoglienza diurna nei comuni del frusinate.

Nella capitale tra i 19 progetti finanziati – che potete leggere in pdf nelle slide – mi fa piacere sottolineare quello realizzato dall’associazione “I diritti civili nel 2000 – Salvabebè-Salvamamme”: un grande store gratuito di vestiario e di altri generi indispensabili per i neonati ed i bambini figli di persone in difficoltà. O anche il lavoro fatto dalla cooperativa sociale “CivicoZeroOnlus” che si rivolge ai minori transitati, fornendo una accoglienza notturna e l’erogazione di servizi essenziali.

Insomma una rete di opere solidali in tutto il Lazio, finanziate per l’inclusione e contro la povertà, per garantire assistenza, aiuto, generi di prima necessità e farmaci. Senza fare discriminazioni, premiando concretamente tutti i volontari e le volontarie che mettono a disposizione la propria competenza e il proprio tempo per risolvere i problemi imminenti di tantissimi concittadini.

La Regione Lazio aiuta chi ha bisogno, per ricominciare e non perdere la speranza nel futuro. Con una modalità innovativa, senza disperdere le risorse. Con un welfare organizzato e funzionale che in questi anni è stato completamente riformato e portato ad un livello esemplare.

Vaccini obbligatori: vi dico perché si

Care amiche e cari amici, vi riporto integralmente il mio intervento sulla mozione di incostituzionalità del “decreto vaccini”- proposta dal M5S durante il Consiglio regionale del 20 settembre. 

 Il principio della prevenzione 

Colleghi, noi siamo contrari a questa mozione, sto parlando a nome della maggioranza, quindi voteremo contro, perché riteniamo che il provvedimento, attualmente in atto sul territorio nazionale, rappresenti una garanzia di tutela della salute della collettività, così come prevede l’articolo 32 della Costituzione.

Questo provvedimento non sarebbe stato necessario se noi ci fossimo trovati in una situazione di sicurezza: vale a dire se non avessimo toccato quel limite, che è quello che viene comunemente inteso come l’immunità di gregge. Limite, che fa sì, che quando la copertura vaccinale si riduce sotto il 95 per cento, noi siamo tenuti – come collettività e quindi come Stato – ad intervenire perché tutti i cittadini siano garantiti. Ragione in più, in un momento di grande mobilità, in cui dobbiamo garantire a tutti i bambini che vanno a scuola, di qualsiasi nazionalità siano, una copertura vaccinale.

Prima sentivo dire che non c’è stata un’epidemia. Ma la sanità pubblica ha come principio quello di non aspettare i morti, ma di prevenire; non dobbiamo certo aspettare l’inizio di un’epidemia per intervenire.

Ci dovrebbe bastare il fatto che sono morti tre bambini di morbillo di cui due a Roma, e che solamente nell’ultimo anno la copertura vaccinale in questa regione è scesa del 2 per cento. Sono cose che ci devono preoccupare. Non dobbiamo aspettare che succeda qualcosa di particolarmente tragico. Noi dobbiamo intervenire ed è nostro dovere, come collettività e come Istituzione, garantire che ci sia la tutela del diritto alla salute.

Il numero delle vaccinazioni

Come Regione, ci eravamo già impegnati, avevamo presentato un disegno di legge, la Giunta l’aveva presentato, proprio per questa preoccupazione. Allora avevamo solamente la questione delle quattro vaccinazioni obbligatorie, oggi siamo in una situazione completamente diversa. In quei giorni l’avevamo fatto per senso di responsabilità, per l’idea che noi, come Istituzione regionale, dobbiamo garantire ai cittadini sicurezza e tranquillità quando accedono ai servizi e quando vanno a scuola.

Poi c’è stato il provvedimento nazionale del Governo e devo dire che il Parlamento, grazie anche al contributo delle opposizione, ha migliorato la legge che è stata presentata dal Governo. Per esempio, come ricordava Storace, ha ridotto il numero delle vaccinazioni scegliendo quelle sulle quali potevano esserci più problemi e lasciando altre vaccinazioni come quelle raccomandate. Non sono state eliminate, ma è stato semplicemente detto: dieci sono obbligatorie e quattro raccomandate. Inoltre sono state ridotte le sanzioni, proprio per non portare avanti un’azione che poteva non essere capita dai cittadini.

Il compito della Regione

Io credo che la nostra Regione in questo momento abbia un compito diverso rispetto al fatto di presentare un ricorso presso la Corte costituzionale. La nostra Regione ha il compito di impegnarsi per attuare questa legge, per farla comprendere ai cittadini, per semplificare le procedure, per far capire che cosa bisogna fare. Non a caso, proprio nei giorni scorsi la Regione ha fatto un accordo con l’Ufficio regionale della scuola per garantire che non siano i genitori a dover presentare tutti i documenti, ma le scuole che si impegneranno a presentare gli elenchi dei loro alunni. Poi, nel tempo, saranno le ASL. Perché noi abbiamo tempo fino a marzo del 2018 per regolarizzare le situazioni e far sì che tutte le incombenze burocratiche non siano a carico dei cittadini, ma siano a carico delle Istituzioni.

È stata prevista l’autocertificazione. E perché è importante? Perché non sempre è possibile regolarizzarsi all’istante, proprio perché c’è tempo fino a marzo del 2018. Quindi, se un genitore ha prenotato la vaccinazione può iscrivere il proprio figlio a scuola.

Inoltre, la Regione, ha stabilito e inserito nel portale telematico un modulo, che ogni genitore può scaricare, uguale per tutti, nel quale appunto si indica l’autocertificazione, se si è in regola con le vaccinazioni, se si è proceduto, in quanto non in regola, a fare la prenotazione.

Immunità per tutti

Io credo che poi ci siano delle altre cose importanti in questo provvedimento, perché nel provvedimento nazionale sono indicati i casi e le possibilità per i medici di assumersi la responsabilità di esonerare chi non può essere vaccinato, perché ci sono dei bambini che non possono essere vaccinati per le malattie che hanno o per la situazione in cui si trovano. E questo è importante. Ma proprio per poter fare questo noi dobbiamo avere la garanzia che tutti gli altri siano vaccinati.

Addirittura la legge garantisce che, nei casi in cui ci siano dei bambini che non si sono potuti vaccinare perché non erano nelle condizioni di poterlo fare, devono essere messi in classi in cui tutti gli altri bambini siano vaccinati, proprio a garanzia che anche chi è malato possa usufruire di quella immunità che viene garantita per tutti.

Una legge essenziale

Peraltro, io sto girando la regione per parlare con i genitori, per fare degli incontri anche a livello locale per andare a vedere quali sono i problemi concreti delle persone. Molto spesso sono legati all’informazione, al non sapere se il modulo è quello giusto o quello sbagliato, o delle volte anche all’eccessiva freddezza delle nostre strutture sanitarie nel momento in cui devono approcciare le famiglie per spiegare i motivi e le procedure con cui devono rispettare la legge. Noi questo lo dobbiamo garantire ai cittadini, perché è diritto del cittadino poter vedere attuata questa legge, ma in maniera conforme alle proprie esigenze e ai propri problemi, con quel livello di umanizzazione indispensabile. Questa è una legge essenziale per la sicurezza dei nostri bambini, ma in generale dei cittadini, ed è un bene che sia compresa ed attuata nel modo più semplice possibile.

La copertura vaccinale

Credo che il compito della Regione sia quello di impegnarsi in maniera molto forte per l’attuazione del provvedimento. Mi auguro che questi tipi di provvedimenti nel futuro non debbano essere necessari, cioè mi auguro di poter raggiungere, nel più breve tempo possibile, quella copertura vaccinale che ci consenta di non rendere obbligatorie le vaccinazioni, come succede in alcuni Paesi. Purtroppo, ce ne sono altri – ricordo la Francia- che hanno dovuto reintrodurre la copertura vaccinale perché sono successe cose similari alle nostre.

La nostra attenzione deve essere quella di aumentare l’immunità di gregge per tutti questi vaccini, in modo tale che i nostri figli non debbano rischiare. Vi ringrazio.

Pagamenti: il Lazio diventa Regione virtuosa, una buona notizia per le imprese

“E’ stato un lavoro lungo e faticoso, ma alla fine coronato da successo. Oggi il Lazio è considerato tra le Regioni più affidabili in Italia per rapidità nei pagamenti ai fornitori. Lo confermano i dati del Ministero dell’Economia”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio, a commento dell’inchiesta apparsa stamane sul Corriere della Sera.

“Come spiegano i dati riportati dalla stampa stamane – spiega Petrangolini – la Regione Lazio è quella che ha realizzato la migliore performance in Italia, collocandosi nella parte alta della classifica dei virtuosi dopo una rincorsa lunghissima”.

“Quando abbiamo cominciato quest’avventura – ricorda Petrangolini – l’amministrazione regionale era quasi al default. Le imprese venivano pagate a quasi tre anni dalla fattura solo nel 2013 e a due anni nel 2014. Ma il lavoro della Giunta Zingaretti è stato costante e determinato. L’anno scorso il Lazio è diventata fra le Regione più rapide in assoluto, saldando quasi un miliardo di euro a 17 giorni medi dalla presentazione della nota. L’unica altra amministrazione regionale nel gruppo dei migliori è la Lombardia, con saldi medi a ventidue giorni. Molti fattori hanno concorso al raggiungimento di questo risultato: tra questi certamente l’adozione – tra le prime in Italia – della fatturazione elettronica”.

“Questa – prosegue Petrangolini – è un’ottima notizia prima di tutto per le imprese e per i cittadini in generale: la puntualità nei pagamenti garantisce a tutti di vivere e lavorare in un contesto in cui vengono rispettati gli impegni e garantita la certezza del diritto. Un risultato che fa del Lazio un modello di riferimento, proprio nel momento in cui, viceversa, l’amministrazione capitolina fa acqua da tutte le parti. Bisogna ricordare, infatti, che il Comune di Roma nel primo trimestre di quest’anno ha pagato le imprese fornitrici in media 85 giorni dopo la presentazione della fattura e nel secondo due mesi e mezzo dopo. Sempre troppo, quasi il triplo dei limiti di legge. Nella Regione Lazio, invece – conclude – la giusta miscela di competenza, responsabilità, impegno e rispetto dei cittadini è diventata garanzia di buona amministrazione”.

 

Con l’Agenzia europea del farmaco a Roma: più partecipazione dei cittadini in sanità

ema_554886b2519acIl presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha scritto una lettera al nuovo sindaco di Roma per sostenere la candidatura della capitale a nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Dopo la Brexit infatti, l’Agenzia dovrà cambiare indirizzo e, in attesa della decisione che spetterà ai Capi di Stato dell’Unione europea, mi sento di confermare come importante e utile la candidatura della nostra città.

Ma perché proprio a Roma? Sicuramente per aumentare la capacità attrattiva di questo settore valorizzando il ruolo della Capitale del Paese come opportunità di investimento: più posti di lavoro e facilitazione dei rapporti tra aziende farmaceutiche. Nella nostra regione, inoltre, il comparto farmaceutico e delle scienze della vita è uno tra i principali settori produttivi e di sviluppo, rappresenta un’eccellenza non solo in ambito nazionale. I dati sono questi: 22.000 addetti, 300 imprese, 8 miliardi di export (il 38% del sistema Italia).

Pensando al contesto internazionale, una candidatura come quella di Roma potrebbe idealmente richiamare al senso stesso dell’Europa e dei Trattati di Roma, scritti sessanta anni fa per costruire l’Unione europea. Unione che oggi attraversa delle crisi profonde e in cui si è perso un fondamento di unità e collaborazione, in cui le decisioni sembrano non coinvolgere più i cittadini. Viceversa l’Ema è un esempio di un sistema di governance allargata. Promuove la partecipazione attiva e concreta delle associazioni dei cittadini e di pazienti nei processi decisionali sui farmaci. Nel suo operato ha una centralità il punto di vista dei pazienti, le loro esigenze sono diventate prioritarie nelle politiche farmaceutiche dell’agenzia europea. Questo può essere un buon esempio per la politica europea e per le politiche sanitarie italiane, cominciando proprio dalla sanità dove ancora molta strada va fatta in tema di coinvolgimento dei cittadini.

Ecco alcuni esempi del processo trasparente e partecipativo, attuato negli anni, dall’Ema:

  • L’implementazione della normativa in materia di medicinali orfani (farmaci per le malattie rare) nel 2000 ha permesso all’EMA di “aprire le porte” a pazienti e operatori sanitari che da allora sono stati coinvolti in una vasta gamma di attività dell’Agenzia.
  • Nel 2006 è stato fondato il Patients’ and Consumers’ Working Party (PCWP) un forum permanente di discussione con i cittadini, con lo scopo di mettere in luce gli aspetti di principale interesse per i pazienti, includendo informazioni sui nuovi farmaci, disseminazione delle informazioni e aspetti di farmacovigilanza.
  • Nel 2014, i pazienti hanno discusso per la prima volta la valutazione del rischio-beneficio di un medicinale all’interno del Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP). Con l’istituzione del comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza e (PRAC) nel 2012 l’EMA ha iniziato a svolgere un ruolo ancora più importante nel monitoraggio della sicurezza dei medicinali in tutta Europa.
  • A partire da gennaio 2015, con l’attuazione della policy relativa alla pubblicazione dei dati clinici che sono alla base delle decisioni europee in materia di medicinali, l’EMA fornirà un livello di trasparenza senza precedenti per i pazienti, gli operatori sanitari, il mondo accademico e l’industria.

Attualmente i rappresentanti dei pazienti sono inseriti nella maggior parte dei Comitati scientifici come membri a pieno titolo, portando le loro esperienze e prospettive alle discussioni e svolgendo un ruolo sempre più significativo nella valutazione dei rischi e dei benefici dei medicinali. Speriamo che la prossima riunione dei Comitati scientifici sia a Roma.