Regione Lazio. Diabete: per fronteggiare la patologia occorre collaborazione

“Per curare il diabete bisogna prima di tutto imparare a ‘curare la propria vita’, a volersi bene, ad adottare stili di comportamento corretti. L’iniziativa promossa con il patrocinio della Regione Lazio ha proprio questo obiettivo. E’ molto importante che la Regione dia il proprio sostegno alle associazioni e alle scuole impegnate a informare ed educare i più piccoli sul diabete infantile”. Lo afferma in una nota Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio (Gruppo Pd) , a margine della presentazione a 300 bambini delle scuole del Lazio della Campagna ‘Sono un t1po’, promossa da Agdi (associazioni Giovani Italiani con Diabete) in collaborazione con Eli-Lilly e con il patrocinio della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica e di Diabete Italia.

“Questo progetto è bellissimo e meritorio – spiega Petrangolini – perché è rivolto ai bambini e usa pertanto gli strumenti adeguati per l’età evolutiva. Sappiamo infatti che lo sforzo terapeutico deve concentrarsi prima di tutto sull’educazione – in particolare quella alimentare – al fine di gestire adeguatamente una patologia che tocca in profondità la vita familiare e sociale dei più piccoli. Proprio per questo è geniale l’idea di utilizzare i fumetti della Disney che sono strumenti di conoscenza facilmente accessibili, capaci di favorire la socializzazione e la condivisione senza pregiudizi”

“Allo stesso modo – continua Petrangolini – è importante che l’ambiente scolastico sia il più possibile accogliente e sicuro garantendo ai bambini la possibilità di partecipare a tutte le attività scolastiche. Il bambino non deve essere trattato come un malato, né tantomeno medicalizzato, ma circondato da personale scolastico preparato e attento”. “Il valore aggiunto di un progetto come questo – conclude Petrangolini  consiste proprio nella collaborazione e nella condivisione tra diversi protagonisti: le associazioni dei pazienti, i diabetologi pediatri, gli insegnanti, le scuole. Sono molto contenta e orgogliosa, dunque, del fatto che la nostra Regione Lazio abbia sposato e favorito questo progetto mettendosi al servizio dei cittadini e degli operatori professionali”

Diventare genitori. Insieme per la salute della coppia

Lunedì 27 novembre ho organizzato – in collaborazione con l’associazione di commercianti e piccoli imprenditori The Sign of Rome – un incontro con i cittadini e le coppie: “Diventare genitori. Insieme per la salute della coppia”, presso i locali di PIERMARINI DESIGN, in via dei Prati Fiscali 197, Roma, alle 18.30.

 I dati

Avere figli in Italia non è facile. Non lo è per motivi economici e per carenza di servizi per l’infanzia. Ma esistono e pesano anche i problemi legati alla salute della coppia: secondo gli ultimi dati disponibili tratti dal Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita, nel 2016, una coppia su 5 risultava infertile. E ogni anno più di 71.000 coppie italiane vanno in pellegrinaggio tra gli ospedali per realizzare il desiderio di diventare genitori mediante tecniche di fecondazione assistita: tra le regioni italiane, al primo posto compaiono i presidi toscani mentre all’estero la meta privilegiata per sottoporsi alle tecniche di fecondazione assistita è sicuramente la Spagna.

Il Censis le ha fotografate: i partner hanno tra i 36 e i 40 anni, un lavoro, cercano un figlio da 4 anni. Le loro storie sono accomunate in tanti casi da successi, ma più spesso da tentativi andati male e paure.  E da un grande dispendio di risorse. Quello che, però, pesa di più – secondo un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità – sono: la carenza di informazioni rispetto ai temi legati alla salute riproduttiva, inclusi gli aspetti che attengono la prevenzione, e la scarsa conoscenza delle tecniche di fecondazione, dei trattamenti e dei centri a cui rivolgersi.

 L’impegno della Regione Lazio

Una politica sanitaria seria deve venire incontro a questi problemi sia mediante una corretta informazione che mediante servizi adeguati di procreazione medicalmente assistita. Molto è stato fatto, in questi anni, nel Lazio, per garantire servizi di qualità tesi alla tutela della salute della donna e del bambino: 29 milioni e 600mila euro sono le risorse investite dal governo Zingaretti per rafforzare la rete dei consultori familiari, porta di accesso principale alla gravidanza e punto di riferimento per la gestione della salute riproduttiva delle coppie.

Da gennaio 2017, la procreazione medicalmente assistita – sia omologa che eterologa – è stata inserita tra i Livelli essenziali di Assistenza (Lea), vale a dire tra le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale si impegna a garantire in tutte le Regioni.

Nella nostra regione – dove sono attivi 4 centri pubblici di Pma, gli altri sono privati – è finalmente in dirittura d’arrivo la nuova normativa regionale che consentirà l’accesso delle coppie con le stesse tariffe, sia nelle strutture pubbliche che in quelle che saranno accreditate, in virtù di precisi standard di qualità dei servizi.

Impegni per il futuro

Cosa si può fare di più per aiutare le coppie in difficoltà? Informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio. Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell’apparato riproduttivo e intervenire, dove possibile, per ripristinare la fertilità naturale.

Tutti questi obiettivi – presenti nel Piano nazionale per la fertilità – devono poter contare su una rete capillare di centri di primo orientamento e accoglienza che, presenti in tutti i consultori familiari, indirizzino al corretto accesso ai servizi e informino sulle regole per la loro fruizione, per una presa in carico tempestiva ed efficace.

Di tutti questi aspetti, lunedì 27 novembre, ne parleremo insieme ai cittadini con: il direttore del Distretto III Asl Roma1, Edoardo Turi, il direttore Dipartimento Salute della donna e Fisiopatologia della Riproduzione Asl Roma1, Pietro Saccucci, Valentina Berlinghieri, ginecologa specializzata in infertilità di coppia e Tiziana Attanasio, ostetrica e presidente di “Una cicogna per amica”.

L’appuntamento è lunedì 27 novembre alle 18.30 presso “197 Piermarini Design” di “The Sign of Rome”, in via  dei Prati Fiscali 197. Al dibattito seguirà un aperitivo per  tutti gli ospiti.

Vaccini obbligatori: vi dico perché si

Care amiche e cari amici, vi riporto integralmente il mio intervento sulla mozione di incostituzionalità del “decreto vaccini”- proposta dal M5S durante il Consiglio regionale del 20 settembre. 

 Il principio della prevenzione 

Colleghi, noi siamo contrari a questa mozione, sto parlando a nome della maggioranza, quindi voteremo contro, perché riteniamo che il provvedimento, attualmente in atto sul territorio nazionale, rappresenti una garanzia di tutela della salute della collettività, così come prevede l’articolo 32 della Costituzione.

Questo provvedimento non sarebbe stato necessario se noi ci fossimo trovati in una situazione di sicurezza: vale a dire se non avessimo toccato quel limite, che è quello che viene comunemente inteso come l’immunità di gregge. Limite, che fa sì, che quando la copertura vaccinale si riduce sotto il 95 per cento, noi siamo tenuti – come collettività e quindi come Stato – ad intervenire perché tutti i cittadini siano garantiti. Ragione in più, in un momento di grande mobilità, in cui dobbiamo garantire a tutti i bambini che vanno a scuola, di qualsiasi nazionalità siano, una copertura vaccinale.

Prima sentivo dire che non c’è stata un’epidemia. Ma la sanità pubblica ha come principio quello di non aspettare i morti, ma di prevenire; non dobbiamo certo aspettare l’inizio di un’epidemia per intervenire.

Ci dovrebbe bastare il fatto che sono morti tre bambini di morbillo di cui due a Roma, e che solamente nell’ultimo anno la copertura vaccinale in questa regione è scesa del 2 per cento. Sono cose che ci devono preoccupare. Non dobbiamo aspettare che succeda qualcosa di particolarmente tragico. Noi dobbiamo intervenire ed è nostro dovere, come collettività e come Istituzione, garantire che ci sia la tutela del diritto alla salute.

Il numero delle vaccinazioni

Come Regione, ci eravamo già impegnati, avevamo presentato un disegno di legge, la Giunta l’aveva presentato, proprio per questa preoccupazione. Allora avevamo solamente la questione delle quattro vaccinazioni obbligatorie, oggi siamo in una situazione completamente diversa. In quei giorni l’avevamo fatto per senso di responsabilità, per l’idea che noi, come Istituzione regionale, dobbiamo garantire ai cittadini sicurezza e tranquillità quando accedono ai servizi e quando vanno a scuola.

Poi c’è stato il provvedimento nazionale del Governo e devo dire che il Parlamento, grazie anche al contributo delle opposizione, ha migliorato la legge che è stata presentata dal Governo. Per esempio, come ricordava Storace, ha ridotto il numero delle vaccinazioni scegliendo quelle sulle quali potevano esserci più problemi e lasciando altre vaccinazioni come quelle raccomandate. Non sono state eliminate, ma è stato semplicemente detto: dieci sono obbligatorie e quattro raccomandate. Inoltre sono state ridotte le sanzioni, proprio per non portare avanti un’azione che poteva non essere capita dai cittadini.

Il compito della Regione

Io credo che la nostra Regione in questo momento abbia un compito diverso rispetto al fatto di presentare un ricorso presso la Corte costituzionale. La nostra Regione ha il compito di impegnarsi per attuare questa legge, per farla comprendere ai cittadini, per semplificare le procedure, per far capire che cosa bisogna fare. Non a caso, proprio nei giorni scorsi la Regione ha fatto un accordo con l’Ufficio regionale della scuola per garantire che non siano i genitori a dover presentare tutti i documenti, ma le scuole che si impegneranno a presentare gli elenchi dei loro alunni. Poi, nel tempo, saranno le ASL. Perché noi abbiamo tempo fino a marzo del 2018 per regolarizzare le situazioni e far sì che tutte le incombenze burocratiche non siano a carico dei cittadini, ma siano a carico delle Istituzioni.

È stata prevista l’autocertificazione. E perché è importante? Perché non sempre è possibile regolarizzarsi all’istante, proprio perché c’è tempo fino a marzo del 2018. Quindi, se un genitore ha prenotato la vaccinazione può iscrivere il proprio figlio a scuola.

Inoltre, la Regione, ha stabilito e inserito nel portale telematico un modulo, che ogni genitore può scaricare, uguale per tutti, nel quale appunto si indica l’autocertificazione, se si è in regola con le vaccinazioni, se si è proceduto, in quanto non in regola, a fare la prenotazione.

Immunità per tutti

Io credo che poi ci siano delle altre cose importanti in questo provvedimento, perché nel provvedimento nazionale sono indicati i casi e le possibilità per i medici di assumersi la responsabilità di esonerare chi non può essere vaccinato, perché ci sono dei bambini che non possono essere vaccinati per le malattie che hanno o per la situazione in cui si trovano. E questo è importante. Ma proprio per poter fare questo noi dobbiamo avere la garanzia che tutti gli altri siano vaccinati.

Addirittura la legge garantisce che, nei casi in cui ci siano dei bambini che non si sono potuti vaccinare perché non erano nelle condizioni di poterlo fare, devono essere messi in classi in cui tutti gli altri bambini siano vaccinati, proprio a garanzia che anche chi è malato possa usufruire di quella immunità che viene garantita per tutti.

Una legge essenziale

Peraltro, io sto girando la regione per parlare con i genitori, per fare degli incontri anche a livello locale per andare a vedere quali sono i problemi concreti delle persone. Molto spesso sono legati all’informazione, al non sapere se il modulo è quello giusto o quello sbagliato, o delle volte anche all’eccessiva freddezza delle nostre strutture sanitarie nel momento in cui devono approcciare le famiglie per spiegare i motivi e le procedure con cui devono rispettare la legge. Noi questo lo dobbiamo garantire ai cittadini, perché è diritto del cittadino poter vedere attuata questa legge, ma in maniera conforme alle proprie esigenze e ai propri problemi, con quel livello di umanizzazione indispensabile. Questa è una legge essenziale per la sicurezza dei nostri bambini, ma in generale dei cittadini, ed è un bene che sia compresa ed attuata nel modo più semplice possibile.

La copertura vaccinale

Credo che il compito della Regione sia quello di impegnarsi in maniera molto forte per l’attuazione del provvedimento. Mi auguro che questi tipi di provvedimenti nel futuro non debbano essere necessari, cioè mi auguro di poter raggiungere, nel più breve tempo possibile, quella copertura vaccinale che ci consenta di non rendere obbligatorie le vaccinazioni, come succede in alcuni Paesi. Purtroppo, ce ne sono altri – ricordo la Francia- che hanno dovuto reintrodurre la copertura vaccinale perché sono successe cose similari alle nostre.

La nostra attenzione deve essere quella di aumentare l’immunità di gregge per tutti questi vaccini, in modo tale che i nostri figli non debbano rischiare. Vi ringrazio.

Screening neonatale: un bella notizia per la tutela della salute dei bambini

Microbiology Techs diagnos samples“L’approvazione della legge che rende obbligatorio l’accertamento diagnostico neonatale per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie, inserendolo nei LEA, è una bellissima notizia. In particolar modo, per tutti quei bambini che vivono nelle Regioni in piano di rientro che non potevano fare lo screening esteso”.  A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio (gruppo PD), componente della Commissione Politiche sociali e salute.

 

“Questa legge – spiega Petrangolini – mette in campo uno strumento di tutela straordinario della salute dei bambini che ha un impatto enorme sulla vita delle famiglie. Avviare un percorso di cura del paziente prima dell’insorgenza dei sintomi significa intervenire in tempo per garantire condizioni migliori per i neonati, cambiando completamente la loro vita futura. In concreto, a ogni nuovo nato viene prelevata una goccia di sangue per controllare se è portatore di una malattia rara metabolica. Con questo piccolo intervento che permette di intercettare subito la malattia, possiamo garantire a questi bambini una vita quasi normale”.

 

“Inoltre – continua Petrangolini – con lo screening si offre alle famiglie un aiuto enorme, anche in termini di risparmio di spese di cura e assistenza in futuro. L’indicazione di 40 patologie, poi, aumenta l’area della prevenzione e costringe tutte le strutture sanitarie nel territorio regionale ad assicurare uguali condizioni di tutela per tutte le persone portatrici di queste patologie”.

 

“Ovviamente – aggiunge – va segnalato l’impatto non secondario per il sistema sanitario che può così razionalizzare l’impiego delle risorse, concentrandosi sulla prevenzione”.

 

“Un plauso speciale – continua Petrangolini – va rivolto al lavoro delle associazioni dei pazienti e delle famiglie che tanto si sono impegnate in questi mesi per il raggiungimento del risultato. Bene, dunque, la norma che prevede la presenza di tre membri delle associazioni maggiormente rappresentative dei soggetti affetti dalle patologie che riguardano gli screening nel centro di coordinamento che sarà costituito presso l’Istituto Superiore di Sanità”.

 

Sul diabete il Lazio è all’avanguardia

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Sul diabete il Lazio è all’avanguardia. Siamo la 1^ Regione che ha recepito il Piano nazionale per la malattia diabetica e che ha decretato il suo Piano regionale. Un fatto importante perché avviene con il Piano di rientro. Non ci siamo leccati le ferite, ma abbiamo lavorato e investito per il cambiamento. Ne ho parlato stamane nel corso dell’evento svolto nella sede della Regione Lazio dal titolo: “Salute e partecipazione. Il Piano regionale sulla malattia diabetica”.

Ricordiamo che nel Lazio sono affette da diabete ben 382mila persone. In pratica parliamo di un problema che riguarda il 6% della popolazione. inoltre che un paziente diabetico costa al SSR il doppio di uno senza diabete, che le spese ospedaliere per questi pazienti rappresentano il 57% del costo complessivo e che quelle per i farmaci ammontano al 29%. L’ambizione è quella di garantire ai cittadini – anche quelli a rischio come chi soffre di obesità – un complesso di servizi attivabili dal momento del rischio alla gestione quotidiana della malattia. In che modo? Con una rete quotidiana di servizi che permette al paziente di entrare in un programma.

Al centro del Piano c’è la prevenzione. Quella primaria con interventi che riguardano gli stili di vita, l’attività motoria, il regime alimentare. E quella secondaria per scongiurare complicanze gravi come la cecità, la dialisi, il piede diabetico con rischio di amputazione degli arti inferiori. Bisogna ricordare che ancora troppo pochi diabetici svolgono i necessari esami di controllo. Il livello di prevenzione attuale è talmente basso che il fatto di proporla e realizzarla è rivoluzionario.

Questo Piano è rivoluzionario dal punto di vista del modello professionale: il paziente non è più costretto ad una serie di passaggi settoriali giustapposti, ma può contare sulla integrazione tra diversi professionisti con un approccio a 360° e sulla collaborazione tra distretto, Casa della Salute e medico di medicina generale.

Il tema della partecipazione è stato cruciale: abbiamo puntato al coinvolgimento e al rafforzamento delle associazioni fin dal momento della definizione del piano. Le misure del Piano, poi, diventano l’attività ordinaria dei direttori generali ed entreranno a far parte dei loro obiettivi di performance: insomma, un fatto strategico. Perché non basta un decreto amministrativo, serve la sensibilità e la preparazione degli operatori che devono partecipare e condividere la finalità generale.