Regione Lazio. Diabete: per fronteggiare la patologia occorre collaborazione

“Per curare il diabete bisogna prima di tutto imparare a ‘curare la propria vita’, a volersi bene, ad adottare stili di comportamento corretti. L’iniziativa promossa con il patrocinio della Regione Lazio ha proprio questo obiettivo. E’ molto importante che la Regione dia il proprio sostegno alle associazioni e alle scuole impegnate a informare ed educare i più piccoli sul diabete infantile”. Lo afferma in una nota Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio (Gruppo Pd) , a margine della presentazione a 300 bambini delle scuole del Lazio della Campagna ‘Sono un t1po’, promossa da Agdi (associazioni Giovani Italiani con Diabete) in collaborazione con Eli-Lilly e con il patrocinio della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica e di Diabete Italia.

“Questo progetto è bellissimo e meritorio – spiega Petrangolini – perché è rivolto ai bambini e usa pertanto gli strumenti adeguati per l’età evolutiva. Sappiamo infatti che lo sforzo terapeutico deve concentrarsi prima di tutto sull’educazione – in particolare quella alimentare – al fine di gestire adeguatamente una patologia che tocca in profondità la vita familiare e sociale dei più piccoli. Proprio per questo è geniale l’idea di utilizzare i fumetti della Disney che sono strumenti di conoscenza facilmente accessibili, capaci di favorire la socializzazione e la condivisione senza pregiudizi”

“Allo stesso modo – continua Petrangolini – è importante che l’ambiente scolastico sia il più possibile accogliente e sicuro garantendo ai bambini la possibilità di partecipare a tutte le attività scolastiche. Il bambino non deve essere trattato come un malato, né tantomeno medicalizzato, ma circondato da personale scolastico preparato e attento”. “Il valore aggiunto di un progetto come questo – conclude Petrangolini  consiste proprio nella collaborazione e nella condivisione tra diversi protagonisti: le associazioni dei pazienti, i diabetologi pediatri, gli insegnanti, le scuole. Sono molto contenta e orgogliosa, dunque, del fatto che la nostra Regione Lazio abbia sposato e favorito questo progetto mettendosi al servizio dei cittadini e degli operatori professionali”

Farmaci: garantire l’accesso ai cittadini

111111Questa mattina sono stata ospite di Andrea Pancani alla trasmissione “L’Aria d’Estate” su La7 per parlare di farmaci, sistemi regionali e diritti dei cittadini.

Potete rivedere qui il mio intervento:

L’aria d’estate parte 1

L’aria d’estate parte 2

 

 

Zingaretti su Mafia Capitale: “In Regione hanno funzionato gli anticorpi. La mia giunta non è coinvolta”

zinga_mafiaA proposito di Mafia Capitale vi segnalo l’intervista di Mauro Favale a Nicola Zingaretti, la Repubblica, 6 giugno 2015

 

«L’indagine sul “Mondo di mezzo” non è un meteorite che arriva a devastare un prato verde ben tenuto. Qui i segnali e le patologie della politica c’erano già e si vedevano bene». Nicola Zingaretti è seduto dietro la scrivania di legno chiaro al secondo piano del palazzo della Regione Lazio. Parla «perché è necessario che la politica dia un segnale e inizi a ricostruire una dimensione collettiva che sembra persa». Il suo ex capo di gabinetto, Maurizio Venafro, è indagato nell’inchiesta su Mafia Capitale per tentativo di turbativa d’asta: avrebbe ceduto alle pressioni di Luca Gramazio per piazzare un nome gradito a Salvatore Buzzi nella commissione di aggiudicazione per la gara regionale del cup.

 

Sapeva che i due si erano visti?

«Detta così non significa nulla: il capo di gabinetto e il capo dell’opposizione si saranno visti centinaia di volte».

 

Se Venafro le avesse detto che aveva incontrato il capogruppo Pdl per discutere di una gara come avrebbe reagito?

«Venafro ha spiegato che la sua interlocuzione era stata con tutti di natura politica».

 

E stato poco accorto?

«Ripeto: era fra i suoi compiti incontrare anche il capo dell’opposizione senza alcun pregiudizio politico. All’epoca, però, nessuno poteva immaginare di quali interessi era portatore Gramazio».

 

Venafro lavorava con lei anche alla Provincia: lo conosce da tanto?

«Sì, e voglio sottolineare che è indagato e non colpevole. In questi due anni con me in Regione, prima di dimettersi, è stato coprotagonista di una stagione durante la quale proprio su trasparenza e semplificazione abbiamo cambiato tutto. Tra rotazione dei dirigenti, centrale unica degli acquisti, fatturazione elettronica, abbiamo immesso tanti anticorpi utili a tutela della legalità».

 

Ma non sufficienti a chiudere i tentativi di infiltrazione.

«Ma su 4 miliardi di gare bandite nemmeno un euro è andato a Mafia Capitale. Non c’è nemmeno un assessore della mia giunta coinvolto nell’inchiesta».

 

Eppure la gip parla di “patto corruttivo” in Regione. Come funziona?

«Ci sarà un percorso giudiziario per ricostruire i fatti che andrà rispettato. Quello che escludo è che ci sia stato un patto corruttivo della politica».

 

Si sente indebolito da questa vicenda?

«Il problema non è il mio indebolimento, è l’ultima cosa che mi preoccupa. Nessuno vuole minimizzare, ma qui gli anticorpi hanno funzionato e oggi consegniamo all’Italia una regione risanata e quasi fuori dal commissariamento della sanità».

 

II Pd romano ha toccato il suo punto più basso?

«Diciamo che siamo a un punto nel quale non si hanno più scuse. La magistratura fa il suo compito e il procuratore Pignatone ha avuto un merito immenso a far luce su questa situazione. La politica, però, ha il dovere di indagare sui suoi errori».

 

Quali sono stati?

«Negli anni è cambiata la concezione del rapporto col potere, vissuto più come uno strumento per l’affermazione personale che per mettersi al servizio delle persone».

 

Solo questo?

«No, c’è un’altra patologia: il correntismo esasperato, una frantumazione del partito divenuto un insieme di singoli. E il singolo che si fa partito. Basti pensare alle sezioni “personali”, ed è un bene che Matteo Orfini su questo tema si sia attivato».

 

E quindi che si fa?

«Facciamo tesoro di questa deriva e cambiamo tutto: ripartiamo da una riscoperta etica della politica».

Mafia Capitale e cooperative: cosa non ha funzionato?

Invito 9 giugno 2015 2222222222Care amiche e cari amici, dopo le sconvolgenti notizie di questa mattina, la presentazione del libro di Giovanni Moro “Contro il non profit” sarà un’occasione in più per riflettere sulle vicende che stanno tuttora interessando la nostra città e che hanno posto in evidenza il legame troppo spesso poco trasparente tra amministrazione pubblica e mondo del non profit, fino ad arrivare a vicende perverse come quella di Mafia Capitale.

Quindi vi invito a partecipare all’incontro che ho organizzato per il giorno 9 giugno presso il Circolo PD di San Lorenzo. Sarà certamente un momento di ulteriore denuncia, ma anche una occasione per riflettere sulle regole e sulle modalità corrette per valorizzare l’enorme patrimonio che viene dall’associazionismo, dalla cittadinanza attiva e dal mondo cooperativo, evitando cadute, equivoci e scorciatoie pericolose.

Giovanni Moro ha analizzato, anche in modo crudo, il “lato oscuro” del non profit e noi ne parleremo rivolgendo lo sguardo al futuro e alle responsabilità che la politica, il mondo associativo e le istituzioni devono assumersi per invertire la rotta.

Ne parleremo con Matteo Orfini, che ha il difficile compito di rinnovare il PD di Roma dopo gli scandali che non sembrano arrestarsi, e con i due assessori, Rita Visini e Francesca Danese, che, come me, sono oggi impegnate nelle istituzioni dopo anni di lavoro nelle organizzazioni civiche.

 

Vi aspetto e vi saluto con affetto!

Teresa Petrangolini

Perché parlare di Europa delle persone?

foto 2(1)Ecco i temi trattati nell’introduzione all’evento “L’Europa delle persone” con l’amico Goffredo Bettini

L’Europa non è solo banchieri impietosi, burocrati di Bruxelles, taglio dei servizi, sacrifici. Dobbiamo affezionarci ad un’idea europea fatta di diritti e di politiche comunitarie, bisogna essere consapevoli delle opportunità concesse e delle risorse su cui investire. Dobbiamo ricordare l’Europa che abbiamo costruito in questi anni di pace è l’Europa delle persone, fatta di libertà di movimento, opportunità di integrazione e occasioni di partecipazione e sviluppo grazie alla trasparenza. Proprio grazie a buona parte della legislazione europea, i cittadini italiani hanno potuto godere di condizioni di vita migliori. ‘Usare’ l’Europa significa dunque partecipare attivamente alla sua crescita, pur consapevoli della necessità di riformarne i meccanismi più tortuosi. Abbiamo deciso di affrontare i temi europei a partire dalla declinazione di tre sfide cruciali (mobilità, integrazione, trasparenza) perché affrontare e vincere queste sfide significa rimettere al centro del progetto europeo le persone. L’Europa, la vogliamo per noi, per la nostra quotidianità, per vivere bene.

Perché parlare di “Europa delle persone”? Direi, almeno per tre motivi.

1)      Perché questo volevano i suoi fondatori. Le guerre fratricide, gli stermini dei due conflitti mondiali, i totalitarismi in cui gli stati dominano sulla vita delle persone hanno scatenato un desiderio di pace, di rimettere insieme le persone attorno ad una visione di cooperazione – tra gli stati ma oltre gli stati – finalizzata a creare condizioni più umane e libere di vita per tutti. Solo popoli che conoscevano bene il significato di parole come distruzione, sofferenza, paura e che conoscevano bene le proprie capacità di fare del male potevano sviluppare quel senso di interdipendenza che è il collante intelligente di qualsiasi convivenza civile. In questo senso in questo momento ci vorrebbe più Europa, più politiche comuni, meno egoismo degli stati più forti, più cessione di sovranità. Nel manifesto di Ventotene si parla di rivoluzione europea – una parola impegnativa – di emancipazione delle classi lavoratrici e di creazione per esse di condizioni più umane di vita. Solo stabilità, solo equilibrio dei conti (seppur necessario per evitare il peggio), non sono rivoluzione.

2)      Perché le persone ci sono. Molte delle politiche europee hanno permesso l’emergere di nuovi soggetti: i cittadini, i consumatori, i volontari, gli anziani attivi, la società civile, i giovani. Mai come in questi dieci-quindici anni si è investito su questi soggetti con programmi di empowerment, di educazione alla cittadinanza attiva, di partecipazione al policy making, di scambi. In molti paesi d’Europa la crescita dell’attivismo civico è stata possibile grazie ai programmi europei, che hanno permesso la nascita di associazioni, di reti europee, di leadership civiche, prima impensabili. Esiste oggi un grande patrimonio nascosto di risorse. Semmai bisognerebbe smetterla di dividere l’arena pubblica europea in due mondi separati, quello delle politiche pubbliche dove i cittadini hanno spazio e voce (salute, mobilità, ambiente, lotta all’esclusione sociale, ecc) e quella della Politica, in cui dominano Stati, partiti, interessi economici. Costruire l’Europa delle persone significa anche recuperare questa frattura, mischiare, rinnovare leadership, mettere a frutto quello che si è contribuito a costruire. Usare l’Europa per rinnovare il modo di fare politica, appunto puntando sul grande potenziale umano che si è contribuito a far crescere. Non lasciamolo ai populismi, alla violenza, al mondo delle illusioni.

3)      Perché le persone in questo momento soffrono, soffrono troppo e l’Europa non può essere identificata come un nemico o la causa di tutti i mali. Serve una politica progressista per far star bene le persone, per dare opportunità di lavoro, per sostenere le pmi, per integrare le nuove generazioni, per alzare la qualità dei servizi, per lottare contro l’evasione fiscale, per fare una seria politica sull’immigrazione. Cito Bettini: “bisogna ricominciare ad occuparsi delle persone in carne ed ossa, altrimenti la politica non vede più la realtà”.

Viceversa siamo per primi noi italiani a lasciare inapplicate le direttive europee, proprio quelle a favore dei cittadini. C’è tanto da fare sul piano della libera circolazione delle persone, per esempio. In questo senso, un esempio positivo comincia a essere il Lazio per l’investimento che la Regione cerca di fare sulla formazione e la mobilità dei giovani e per lo sforzo di impegnare i fondi europei.

Mi piace concludere, dunque, con queste parole di Daikasu Ikeda: “Per quanto dure e difficili possano essere le circostanze o le avversità che una società si trovi ad affrontare, se gli individui che la compongono sono forti, essi possono diventare la forza trainante per una brillante svolta,ripresa e crescita, fino a condurre la società alla prosperità”