Sanità Lazio: “Riconosciuto duro lavoro di 5 anni”

“Il Consiglio dei Ministri ha decretato l’uscita del lazio da Commissariamento della Sanità”. Lo afferma in una nota Teresa Petrangolini Consigliere Regionale (PD): “Un risultato,per niente scontato che è stato possibile con un coerente e duro sforzo di 5 anni di buona, anzi ottima amministrazione. Bene ha fatto Nicola Zingaretti a dedicare questo traguardo e il riconoscimento di questo lavoro, ai malati e a tutti gli operatori della sanità che in questi anni hanno svolto il loro pesante lavoro con grande spirito di sacrificio. Ora si apre una nuova fase nella quale sarà possibile investire e programmare. Nella Sanità del Lazio si è voltato pagina”.

Vaccini obbligatori negli asili: accordo Stato-Regioni

vaccini_stato_regioniC’è una buona notizia per la salute dei nostri bambini: l’intesa per una una legge nazionale che “in tempi brevi” stabilisca l’obbligatorietà dei vaccini.

Infatti, durante l’incontro di ieri con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin per la verifica e l’avvio del nuovo Piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017-19, gli assessori delle Regioni e delle Province autonome hanno espresso il proprio favore a una legge che renda obbligatorie le vaccinazioni al fine dell’accesso alle scuole dell’infanzia e dell’obbligo. Per il ministro si apre così una “proficua interlocuzione” che però dovrà passare al vaglio del governo e del ministo per l’Istruzione in particolare.

 

L’orientamento delle Regioni

L’orientamento manifestato dalle Regioni segue la decisione presa da Toscana e Emilia Romagna che hanno da poco approvato due leggi per rendere obbligatorie le vaccinazioni per i bambini che si iscrivono al nido o alla materna. In questa direzione si stanno muovendo anche il Lazio – con una proposta di legge di iniziativa della Giunta che stiamo discutendo in Commissione Politiche sociali e salute – e la Puglia.

Ora la decisione di adottare una norma a livello nazionale che renda obbligatori tutti i vaccini costituisce un passo avanti. L’obiettivo è evitare provvedimenti ‘a macchia di leopardo’ e garantire l’uniformità dell’offerta vaccinale sul territorio. In generale, spiega Antonio Saitta, assessore della regione Piemonte e coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni, l’incontro “ha consentito di porre le basi per garantire un’applicazione omogenea del piano su tutto il territorio nazionale. Le nuove vaccinazioni contenute nel piano sono comprese nei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) e conseguentemente, come è emerso nel colloquio con il ministro, si pone l’esigenza di una condivisione Stato-Regioni del percorso applicativo”.

 

Una Anagrafe vaccinale nazionale

Ma c’è di più, ricorda Saitta, quella di un’Anagrafe vaccinale nazionale. “Le Regioni hanno proposto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, non soltanto una legge nazionale che renda obbligatorie le vaccinazioni ma anche  un’Anagrafe vaccinale nazionale. L’obiettivo è che ogni Regione abbia la sua banca dati dalla quale risultino tutti i bambini e gli adulti che si sono già vaccinati, quelli che ancora non lo hanno fatto, e quali conseguenze ha prodotto il vaccino, in modo da poter disporre di un quadro epidemiologico completo”.

Saitta ha precisato che l’esigenza di una legislazione nazionale è nata dopo che l’Emilia Romagna ha approvato una legge che rende obbligatoria la vaccinazione per l’iscrizione agli asili nido. “Ci siamo detti che questo era un tema tipico da legislazione nazionale, per evitare il federalismo a macchia di leopardo. Lo abbiamo chiesto al ministro e lei ci ha mostrato grande interesse”.

 

L’importanza della prevenzione


Un risultato considerato positivo anche dal presidente  dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi. “Questo accordo fa chiarezza anche sull’importanza della vaccinazione per la tutela della salute collettiva e sottolinea il valore etico di un presidio che resta un atto di responsabilità soprattutto nei confronti delle fasce di popolazione più fragili come i bambini, gli anziani o le persone immunodepresse soprattutto nelle comunità ristrette come per esempio le aule scolastiche – ha detto Ricciardi – . Per il resto della popolazione, in una sanità fortemente regionalizzata, è un passo in avanti anche nell’equità dell’accesso alla prevenzione di malattie importanti che rischiano altrimenti di riemergere”.

 

Un calendario vaccinale per stabilire le priorità

Nel suo intervento, l’assessore Saitta ha ricordato l’importanza di un calendario vaccinale che stabilisca le priorità e la tempistica delle somministrazioni, in modo progressivo e graduale. Un obiettivo da raggiungere nello stesso momento in cui si ripartiranno le risorse stanziate a riguardo, 100 milioni di euro, dalla legge di bilancio. Nell’incontro tra ministero e Regioni sul tavolo c’era anche il tema dei Lea e si è deciso di definire al più presto le tariffe massime per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale erogabili nell’ambito del servizio sanitario nazionale.

 

Nuovi vaccini offerti gratuitamente

Inoltre, nuovi vaccini saranno offerti a breve gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale grazie al Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-19, allegato ai Livelli Essenziali di Assistenza, che ha ricevuto il via libera dalle Regioni. Si andranno infatti ad aggiungere a quelli già disponibili gratuitamente, e andranno a rendere più omogeneo il panorama italiano. Per alcuni viene estesa la fascia di età o il tipo di popolazione interessata; altri vengono introdotti ex novo; per altri ancora la gratuità viene estesa da alcune regioni a tutto il territorio nazionale.

 

Per i bambini

Nel primo anno di vita saranno introdotti i vaccini gratuiti contro il Meningococco b, batterio pericoloso che può provocare casi letali di meningite, e il rotavirus, che è causa di gastroenteriti molto forti che possono avere conseguenze gravi nei più piccoli. Per l’antimeningococco b (attualmente a pagamento in quasi tutte le regioni) la prima dose si effettua a partire dai tre mesi di vita, con richiami a seguire. Per il rotavirus, a partire dalla sesta settimana di vita, insieme con tutti gli altri vaccini previsti per i primi mesi di vita. Nel secondo anno di vita invece si potrà fare quello contro la Varicella (oggi gratuito solo in 8 regioni), malattia che in rari casi può provocare complicanze e richiedere ricovero ospedaliero. Il vaccino si effettua dai 13-15 mesi di vita, anche insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.

 

Per gli adolescenti

Il vaccino contro il Papillomavirus (Hpv), oggi gratuito per le adolescenti, sarà esteso anche ai ragazzi maschi, per riuscire a debellare la diffusione del virus che è la più frequente causa di tumore alla cervice dell’utero e alla bocca. Agli adolescenti verrà poi offerto il meningo tetravalente, ovvero che protegge contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y, alcuni dei quali diffusi soprattutto in continenti extraeuropei.

 

Per gli anziani

Viene introdotto gratuitamente il vaccino contro l’Herpes Zoster, causa del più noto Fuoco di sant’Antonio, in grado di ridurre del 65% i casi di nevralgia, una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia. Sarà poi offerto, in tutte le regioni (superando la frammentazione territoriale oggi registrata) il vaccino contro lo pneumococco, che protegge sia contro la polmonite che contro la meningite, una complicanza in alcuni casi associata. Inoltre il Piano sottolinea un “rinnovato impegno” nel promuovere la vaccinazione antinfluenzale per persone con 65 anni o più.
Novità che ovviamente si aggiungono all’offerta vaccinale già disponibile, per la quale il nuovo piano innalza gli obiettivi di copertura: ovvero l’esavalente (anti difterite, tetano, pertosse, polio, epatite b ed haemophilus influenzae) e il trivalente (Morbillo, Parotite e Rosolia) e il Meningococco c.

Tra gli obiettivi del documento, infine, ci sono quelli di mantenere lo stato polio-free, raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free, aumentare l’adesione consapevole, contrastare le disuguaglianze, promuovere una cultura delle vaccinazioni.

 

 

Consiglio di Stato: la fecondazione eterologa non deve essere a pagamento

fecondazione_eterologaAnche il Consiglio di Stato definisce discriminatorio porre i costi per la fecondazione eterologa in capo agli assistiti, come stabilito nel 2014 dalla Regione Lombardia

 

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La decisione della Regione Lombardia di far pagare alle coppie la fecondazione eterologa, che risale a decisioni per delibera del 2014, viene bocciata anche dal Consiglio di Stato. Lo abbiamo appreso ieri: la distinzione di finanziamento tra fecondazione omologa ed eterologa “non risulta giustificata” e “realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute”, secondo i giudici.

 

La regione si era appellata al Consiglio di Stato dopo la decisione del Tar, che aveva già definito illegittima la decisione di far pagare ai pazienti il costo delle prestazioni per la fecondazione eterologa. Secondo la Regione invece la decisione del Tar andava appellata “per contestare il principio di diritto” definito “errato” e in contrasto anche con la giurisprudenza costituzionale in materia di diritti che possono essere finanziati.

 

Tuttavia, anche il Consiglio di Stato le ha dato torto e, oltre alla lesione potenziale del diritto alla salute di tutte le coppie, chiarisce che le “esigenze finanziarie da parte dell’amministrazione non possono indurla a discriminare“.

 

In ogni caso, come annunciato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, i Livelli essenziali di assistenza (Lea) sono stati rivisti (devono però passare all’esame delle Commissioni di Camera e Senato) e si dispone per il futuro, in ogni caso, “l’inserimento nel nomenclatore della specialistica ambulatoriale di tutte le prestazioni necessarie nelle diverse fasi concernenti la procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa“.

Pronto Soccorso Roma: ristrutturazione e interventi per 33,5 milioni

In vista del Giubileo la Regione procede con la ristrutturazione di 12 pronto soccorso di Roma con l’obiettivo di renderli più accoglienti, più sicuri e tecnologicamente più avanzati: un tesoro preziosissimo che rimarrà in dote ai romani e al sistema sanitario regionale anche dopo il Giubileo. La Regione coglie così una grande occasione per accelerare il processo di cambiamento della sanità del Lazio già intrapreso nei mesi scorsi.

Per la ristrutturazione, il potenziamento e l’acquisto delle nuove attrezzature dei 12 pronto soccorso la Regione ha previsto interventi per 33,5 milioni di euro. Ecco quali sono gli ospedali interessati dagli interventi:

  1. Policlinico Umberto I
  2. AO San Giovanni Addolorata
  3. AO San Camillo Forlanini
  4. AOU PTV
  5. Sandro Pertini
  6. S. Eugenio/CTO
  7. G.B. Grassi
  8. AOU Sant’Andrea
  9. San Filippo Neri
  10. Santo Spirito
  11. SS. Gonfalone (psichiatria)
  12. Policlinico Gemelli

Oggi il presidente, Nicola Zingaretti, ha visitato i cantieri del Gemelli e del Santo Spirito insieme al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Ecco in particolare i lavori e i finanziamenti previsti per queste due strutture:

135033286-329c572a-94f1-455d-aa8b-8e816ce5d2501,5 milioni per i lavori al Santo Spirito. Sul totale di 1,5 milioni di risorse, la Regione utilizza circa 800mila euro per i lavori di ristrutturazione del pronto soccorso, che passa dagli attuali 300mq a 800mq,  e quasi 700mila euro per l’acquisto di apparecchiature elettromedicali moderne e all’avanguardia.

Quasi 3 milioni di euro per il DEA del Gemelli, il dipartimento emergenza accettazione.  Questa struttura che è sempre più un importante Hub di riferimento per il trattamento del paziente politraumatizzato, con ictus, emorragia cerebrale o l’infarto del miocardio. Tra l’altro è anche il Centro di riferimento regionale per le maxi emergenze.

Il nuovo Dea è pensato secondo il criterio dell’intensità di cure e consente di separare i pazienti che richiedono maggiore intensità di trattamento. In particolare la struttura è divisa in due aree a cui i pazienti vengono destinati  a seguito della prima valutazione del paziente e dell’assegnazione del codice di priorità, in questo modo:

Per i codici codici gialli e rossi l’area a Maggiore Intensità. Il nucleo centrale della struttura è costituito dall’area per i codici di media gravità (Area codici Gialli) con 17 postazioni separate e dall’area per gli accessi gravi (Area codici Rossi): 4 postazioni. Questo settore costituisce il “cuore” dell’attività del Pronto Soccorso, in termini di impegno professionale, di risorse umane e tecnologiche, secondo il modello del “doctor to patient”.

Per i codici bianchi e verdi l’area a Minore Intensità. In questa area si effettua la visita medica dei codici a minore priorità, che costituiscono però la percentuale maggiore dei pazienti  che vengono visti in un pronto soccorso. Ci saranno 13 postazioni che potranno accogliere i pazienti in codice Verde, “barellati”, in attesa di approfondimento, con la massima attenzione alla tutela della privacy.

88 milioni di euro in totale per il piano sanità per il Giubileo. Di queste risorse:

Oltre 19 milioni di euro della Regione come stanziamento diretto per l’emergenza straordinaria rappresentata dal giubileo: di cui 3,5 per il rinnovo del parco ambulanze, 1,7 per la messa a norma delle strutture sanitarie e 14 milioni per l’ampliamento dal 15% al 30% delle deroghe allo sblocco del turn over.

Oltre 33,5 milioni di euro per l’adeguamento e messa a norma dei pronto soccorso e sono un’anticipazione della quota spettante alla Regione dei finanziamenti per l’edilizia sanitaria.

Gli ultimi 35 milioni sono fondi che la Regione ha chiesto di attivare sul fondo sanitario nazionale 2015 e saranno utilizzati per il potenziamento del personale nelle unità operative di pronto soccorso, del 118 e per finanziare i corsi di formazione dei volontari.

Sanità Lazio: chi strumentalizza il deficit dovrebbe fare più attenzione

lorenzin“Chi strumentalizza le parole del ministro Lorenzin per criticare le politiche sanitarie del Lazio dovrebbe fare un po’ di attenzione. Il Lazio, infatti, sta per uscire da un periodo di sacrifici provocato dall’esplosione di una spesa sanitaria inefficiente che risale agli anni passati”. Comincia così il mio comunicato di ieri, in merito alla polemica sul deficit sanitario del Lazio.

“Il deficit a 630 milioni di euro è, pertanto, un risultato che due anni fa appariva impensabile. Viceversa, è stato possibile ridurre la spesa della metà (il deficit ammontava a 1 miliardo e 400 milioni) perché sono stati ridotti i reparti inefficienti e le duplicazioni. Inoltre, le strutture cominciano a stare in rete e si danno man forte come nel caso della collaborazione tra Sant’Eugenio e San Giovanni sull’oncoematologia: sta prendendo forma una rete interaziendale capace di offrire una migliore assistenza ai cittadini.  Il Lazio ha poi puntato all’ottimizzazione degli acquisti centralizzando le operazioni attraverso un sistema di costi standard. E tutto questo è stato fatto tenendo sempre presente l’obiettivo di un alto livello di servizio nei confronti dei cittadini”.

“Prima gli ospedali erano delle monadi succhiasoldi, ma non sarà più così: lo testimoniano queste e altre iniziative della Giunta regionale. E’ un percorso che va proseguito, ovviamente, rafforzando i servizi sul territorio, come anche dimostra l’apertura progressiva della Case della Salute nelle ultime settimane”.

 

Di seguito, la nota in proposito della Regione Lazio

“Il deficit storico degli ospedali romani quando il Lazio entrò nel piano di rientro ammontava a oltre un miliardo e 400 milioni di euro: se oggi è 630 milioni di euro significa che è più che dimezzato, e forse questo dato è utile divulgarlo per comprendere appieno le reali dinamiche positive della spesa sanitaria nel Lazio. Questi dati dimostrano come sia necessario portare avanti rapidamente le nostre scelte di attuazione degli atti aziendali e della riorganizzazione della rete territoriale, due iniziative che questa Giunta sta sostenendo e che sono entrambe contrastate da coloro che oggi strumentalizzano le parole del Ministro Lorenzin. In otto mesi la Regione Lazio ha stilato i programmi operativi, la rete ospedaliera, gli atti aziendali (che prevedono la riduzione di 684 unità operative complesse e il rafforzamento della rete territoriale), mai prima d’ora questo ente ha conosciuto una tale incisività nella programmazione. Il Lazio oggi spende ancora troppo per la spesa ospedaliera e troppo poco per quella territoriale, ma sta rapidamente invertendo la rotta, tanto che per la prima volta il disavanzo complessivo è sceso sotto il 5% del fondo sanitario regionale. Una bella vittoria che spinge la Regione a non fermare l’opera della ricostruzione di un nuovo modello di sanità”.