Best Practices. L’evoluzione della terapia dell’epatite C: controllo e cura nei SerD

Venerdì scorso ho partecipato al congresso nazionale S.I.Pa.D.(Società Italiana Patologie da dipendenza) incentrato sui linguaggi dell’addiction: dalla formazione sugli standard e sulle best practice mirate alla conoscenza, alle analisi ed al perfezionamento degli aspetti professionali correlati alla diagnosi ed alle tecniche terapeutiche che a tutt’oggi si applicano nell’ambito delle patologie da dipendenza.

Abbiamo parlato, insieme al prof. Andreoni –responsabile UOC malattie infettive Tor Vergata-, dell’evoluzione della terapia dell’epatite C, della grande campagna di prevenzione e cura nata dall’Osservatorio della Regione Lazio ‘Senza la C’, in cui hanno collaborato la Direzione regionale, l’Assessorato alla sanità, la Presidenza, l’Istituto Spallanzani, Tor Vergata, Asl Roma 1, associazioni civiche dei malati di epatite C, degli emofilici, dei malati di reni, dei soggetti sieropositivi, delle comunità di accoglienza, dei LGBT, sanità carceraria e medici di famiglia.

Per costruire una campagna corretta bisogna avere una iniziativa così strategica e inclusiva. Quindi ho riflettuto sulla necessità di portare l’informazione della campagna e la possibilità di fare test all’interno dei SerD (servizi per le dipendenze), perché è fondamentale che tutti i cittadini si possano controllare e curare per guarire. Anche perché ormai sappiamo che guarire dall’epatite si può.

Epatite C, cure per tutti. Una bella notizia da Aifa

“Tutti i pazienti con epatite C verranno trattati e presi in carico: questa che ci arriva dall’Aifa è una bellissima notizia che premia gli sforzi fatti in questi anni come istituzioni regionali”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio, a margine della presentazione del Progetto Enheide, presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale a Roma.

 

“Il Lazio – ricorda Petrangolini – è stato ed è in prima fila in questi anni per fronteggiare la malattia. In primo luogo, con l’attivazione del trattamento con i superfarmaci di ultima generazione dei pazienti affetti. Ad oggi nel Lazio sono circa 6mila i pazienti in cura con le nuove molecole, grazie ad un investimento pari a 150 milioni di euro che colloca la nostra Regione tra le prime per quanto riguarda pazienti arruolati”.

 

“Ma ciò non basta. Dalla fine del 2016 – aggiunge Petrangolini – la Regione ha lanciato un osservatorio con le associazioni dei cittadini completamente dedicato all’Epatite C, per mettere al centro tre grandi obiettivi: informazione, prevenzione e cura. Tra le varie attività previste ci sono l’aggiornamento del registro delle persone con HCV – così da tenere sotto controllo la diffusione dell’infezione – le campagne di prevenzione sempre più efficaci e la programmazione di screening in popolazioni maggiormente a rischio, come tra i tossicodipendenti e nelle carceri. Il progetto presentato oggi con Epac e Simspe va proprio in questa direzione”.

 

“Questo importante impegno delle istituzioni – conclude Petrangolini – trova un ulteriore sostegno con la decisione odierna dell’Aifa di estendere il piano di eradicazione dell’Epatite C a tutti i pazienti in Italia. In questo modo sarà raggiunta una popolazione sempre più ampia e diminuirà l’erogazione: i fondi impegnati per curare i pazienti saranno recuperati risparmiando sulla presa in carico dei malati”.

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Epatite C in carcere, parte nel Lazio un progetto di educazione e prevenzione

Al via ‘Enehide’ promosso da EpaC e Simspe; si parte da Viterbo . Educare, informare e prevenire l’epatite C nelle carceri, comunità ad alto rischio per questa infezione, trasformando la detenzione in un’occasione di cura e responsabilità, per la propria salute e per il controllo del contagio. E’ il progetto ‘Enehide’, promosso da EpaC Onlus e Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (Simspe) Onlus, che partirà nella Casa circondariale di Viterbo e coinvolgerà il personale sanitario, la polizia penitenziaria e le persone detenute.

 

Semplicità, prima di tutto

Un’iniziativa che permetterà di mettere a punto un modello da utilizzare, successivamente, a livello nazionale. Basato sulla semplicità. Si avvale infatti di strumenti ‘sostenibili’: incontri informativi, attività di educazione e distribuzione di 2mila kit di igiene personale (uno spazzolino e un dentifricio) per spezzare la catena del contagio dell’epatite C. Enehide (Educazione e prevenzione sull’Hcv negli istituti detentivi) – illustrato questa mattina a Roma – partirà venerdì nella Casa circondariale di Viterbo, dove il progetto sarà presentato a tutti i detenuti che aderiranno. Seguiranno altri 20 incontri che coinvolgeranno, oltre ai detenuti, tutti gli operatori, tra i quali 400 agenti e 50 tra medici e infermieri.

 

Il ruolo dei mediatori culturali

“Di grande aiuto – ha spiegato Teresa Mascolo, direttore dell’istituto penitenziario viterbese – saranno i mediatori culturali, fondamentali per una popolazione carceraria che è rappresentata per il 60% da stranieri”. Negli istituti di detenzione italiani, infatti, vive una comunità di persone particolarmente esposta all’infezione da Hcv: la prevalenza di epatite C è stimata tra il 7,4% e il 38% su un totale di 56 mila detenuti. Percentuali che salgono ancora di più se consideriamo la popolazione femminile: le donne detenute, pur essendo di meno degli uomini, hanno più spesso problemi di tossicodipendenza, che aumentano il rischio di trasmissione del virus.

 

Conoscere per scegliere

“La conoscenza è alla base della possibilità di compiere delle scelte informate: è quindi fondamentale che tutti abbiano gli strumenti per prevenire e limitare l’infezione da Hcv”, ha dichiarato Massimiliano Conforti, vice-presidente di EpaC Onlus e responsabile del progetto. “L’obiettivo di Enehide – ha precisato – è aiutare a migliorare le condizioni di salute delle persone detenute, per spezzare la catena del contagio e per combattere lo stigma che ancora avvolge le persone con Hcv”.

 

Un problema di salute collettiva

“L’epatite C è un problema di salute collettiva: si tratta di persone che, una volta tornate in libertà, rientreranno nella società ed è importante che siano consapevoli dei rischi legati a determinati comportamenti e della possibilità di prevenire il diffondersi dell’infezione”, ha spiegato Giulio Starnini, direttore dell’Unità di medicina protetta malattie infettive presso l’ospedale di Belcolle, Viterbo, e coordinatore del progetto per Simspe. “Ma è anche un problema di tutela della salute di chi è detenuto, che ha il diritto di essere trattato come gli altri cittadini”, ha aggiunto Luciano Lucania, presidente di Simpse Onlus.

Diritto che passa per l’accesso alla diagnosi, anche perché oggi solo una minima parte dei detenuti è effettivamente sottoposta a screening per la presenza di Hcv. “In un momento in cui si parla molto di epatite C e di accesso ai farmaci – ha proseguito Lucania – pensiamo sia opportuno puntare i riflettori su una realtà spesso ignorata, ma di fronte alla quale non possiamo voltarci dall’altra parte. Alle persone detenute va garantito lo stesso standard di trattamento che avrebbero fuori dal carcere, perché la salute è un diritto primario”.

 

L’impegno della Regione

La Casa circondariale di Viterbo è uno dei 14 istituti detentivi del Lazio, terza fra le regioni in quanto a numero di detenuti ospitati: a gennaio 2017 la popolazione carceraria laziale era di 6.211 persone (su un massimo di detenuti previsti di 5.235), di cui il 43,6% stranieri.

“E’ anche per questo motivo che si spiega l’attenzione della Regione Lazio verso progetti come questo”, ha evidenziato Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio, membro della Commissione Politiche sociali e Salute del Consiglio regionale. “Riteniamo necessario raggiungere risultati concreti anche nel campo dell’assistenza e della prevenzione: a questo scopo – ha ricordato – la Regione ha avviato un tavolo di lavoro con le associazioni dei pazienti di epatite C, dal quale è nato un Osservatorio permanente che ha tra gli obiettivi quello di aggiornare il registro delle persone con Hcv, monitorare la prevalenza dell’infezione, promuovere una prevenzione mirata ed effettuare campagne di sensibilizzazione e screening in popolazioni come quelle detenute. Ecco perché, siamo felici che il progetto Enehide parta proprio da qui”.

Il progetto pilota durerà 6 mesi e vuole dimostrare per prima cosa che un’azione di questo genere è realizzabile. “Abbiamo stabilito degli indicatori di efficacia che ci aiuteranno a capire cosa funziona e cosa no”, ha concluso Conforti.

 

Fonte: AdnKronos

Nel Lazio un Osservatorio con le associazioni per combattere l’epatite

senzalacUn tavolo di lavoro importante con la nascita di un Osservatorio permanente: è quello aperto tra la Regione Lazio e le associazioni dei pazienti di epatite C impegnate nella Campagna ‘Senza la C’. Una ottima occasione per dare una strategia alla politica sanitaria regionale in un ambito cruciale se si pensa che in Italia ci sono 9mila pazienti tra dializzati e in attesa di trapianto. 

 

La Regione Lazio ha accolto con favore l ‘ingresso di nuovi farmaci per curare la patologia. Bisogna cogliere questa opportunità: le risorse e i farmaci sono fondamentali, ma non sufficienti. Serve, infatti, il contributo delle associazioni dei pazienti per promuovere politiche più efficaci e raggiungere risultati concreti nel campo dell’assistenza.

Partecipare alla promozione e alla realizzazione delle politiche è una pratica normale in Europa. La Giunta Zingaretti è disponibile alla collaborazione con i pazienti anche se ha dovuto fare i conti con una situazione complicata dai vincoli del piano di rientro. Ma si può fare comunque tantissimo. Oggi si comincia aprendo un dialogo. Una iniziativa simile è stata presa con le associazioni dei diabetici e ha prodotto un risultato importante: la costruzione di un piano diagnostico terapeutico regionale partecipato. Vogliamo continuare su questa strada: la collaborazione delle associazioni aiuta anche noi a fare meglio il nostro lavoro di amministratori.

All’insegna delle tre parole d’ordine Informazione, Prevenzione e Cura, nascerà pertanto l’Osservatorio ‘Una Regione SENZA LA C’. Tra gli obiettivi quello di aggiornare il registro delle persone con HCV, monitorare la prevalenza dell’infezione, promuovere una prevenzione mirata ed effettuare campagne di sensibilizzazione e screening in popolazioni maggiormente a rischio, come tra i tossicodipendenti e nelle carceri, coinvolgendo anche altre associazioni.