Best Practices. L’evoluzione della terapia dell’epatite C: controllo e cura nei SerD

Venerdì scorso ho partecipato al congresso nazionale S.I.Pa.D.(Società Italiana Patologie da dipendenza) incentrato sui linguaggi dell’addiction: dalla formazione sugli standard e sulle best practice mirate alla conoscenza, alle analisi ed al perfezionamento degli aspetti professionali correlati alla diagnosi ed alle tecniche terapeutiche che a tutt’oggi si applicano nell’ambito delle patologie da dipendenza.

Abbiamo parlato, insieme al prof. Andreoni –responsabile UOC malattie infettive Tor Vergata-, dell’evoluzione della terapia dell’epatite C, della grande campagna di prevenzione e cura nata dall’Osservatorio della Regione Lazio ‘Senza la C’, in cui hanno collaborato la Direzione regionale, l’Assessorato alla sanità, la Presidenza, l’Istituto Spallanzani, Tor Vergata, Asl Roma 1, associazioni civiche dei malati di epatite C, degli emofilici, dei malati di reni, dei soggetti sieropositivi, delle comunità di accoglienza, dei LGBT, sanità carceraria e medici di famiglia.

Per costruire una campagna corretta bisogna avere una iniziativa così strategica e inclusiva. Quindi ho riflettuto sulla necessità di portare l’informazione della campagna e la possibilità di fare test all’interno dei SerD (servizi per le dipendenze), perché è fondamentale che tutti i cittadini si possano controllare e curare per guarire. Anche perché ormai sappiamo che guarire dall’epatite si può.