Premio Nobel per la pace a Ican: segno di un processo inarrestabile

“L’assegnazione del Premio Nobel per la pace 2017 a Ican, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari che raccoglie oltre 440 gruppi di cento paesi diversi, è una cosa che riempie di gioia. E, soprattutto, è la prova del processo inarrestabile che vede la società civile internazionale impegnata con successo per il disarmo nucleare contro i tentativi di alcuni paesi di riaprire crisi ‘atomiche’ e ‘guerre fredde’.”

Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio (Gruppo PD), commenta così il Premio Nobel per la pace attribuito stamattina ad Ican.

“Come ha detto Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di Ican – continua Petrangolini – “è un premio importantissimo per tutti coloro che lavorano alla lotta contro le armi nucleari, un tributo ai sopravvissuti di Hiroshima e anche alle vittime dei test nucleari. Oggi i cittadini che in tutto il mondo lavorano per la pace possono davvero festeggiare. Un altro giorno indimenticabile dopo quello del 7 luglio scorso nel quale l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato il Trattato per il bando definitivo delle armi atomiche e per riaffermare il diritto di tutti i popoli della Terra a vivere liberi dalla paura della distruzione nucleare. Questi traguardi sono stati raggiunti grazie non soltanto agli Stati che hanno discusso per settimane durante i faticosi negoziati, ma anche alle organizzazioni della società civile che si sono impegnate negli anni e che oggi vengono giustamente premiate. Per questo possiamo parlare di un processo inarrestabile”.

“Con i loro strumenti – prosegue Petrangolini – anche le Regioni italiane hanno dato il loro contributo. In primo luogo, vorrei ricordare che il Consiglio regionale del Lazio ha approvato nell’aprile 2015 una mozione che – nell’ambito della Campagna Senzatomica – chiedeva esplicitamente la totale abolizione delle armi nucleari. Inoltre, proprio il 9 giugno scorso, grazie all’iniziativa del Consiglio regionale del Lazio, la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative italiane ha approvato un ordine del giorno per impegnare il Governo italiano in questa direzione”.

“C’è ancora tanto da fare, ovviamente – conclude Petrangolini. Sia a livello internazionale, per ‘raffreddare’ le crisi in corso tra gli Stati e per procedere al progressivo smantellamento degli arsenali. Sia a livello nazionale, perché si rende necessario un impegno più pressante da parte dell’Italia per l’attuazione del Trattato Onu e per la progressiva abolizione delle armi nucleari. Ma proprio per questo, il Nobel assegnato oggi a Ican dà più forza e legittimazione a tutta la società civile in tutto il mondo per il raggiungimento di uno scopo che è cruciale per le sorti dell’umanità”.

 

NO dell’ONU alle armi nucleari, un traguardo storico per la pace

Venerdì 7 luglio è stato un bellissimo giorno per la pace. L’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato il Trattato per il bando definitivo delle armi nucleari e riaffermare il diritto di tutti i popoli della Terra a vivere liberi dalla paura della distruzione nucleare. Un traguardo storico per il quale bisogna dire grazie non soltanto agli Stati che hanno discusso per settimane durante i faticosi negoziati, ma anche alle organizzazioni della società civile che si sono impegnate in questi anni per raggiungere un risultato storico.

 

E così il 7 luglio 2017 resterà una data cruciale nonostante la grave assenza delle potenze nucleari (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) e dei paesi della Nato (salvo l’Olanda), compresa l’Italia. Da oggi bisogna assolutamente cogliere questa opportunità di cambiamento e fare in tutti i modi perché il Trattato sia ratificato e applicato. In questo momento esistono ancora più di 15mila testate nucleari nel mondo. In più, alcuni paesi continuano ad affrontare questo tema con estrema superficialità, se non con esplicite minacce di rafforzare i loro arsenali. In particolare, grande responsabilità hanno in questo momento Stati Uniti d’America e Russia che insieme possiedono più del 90% degli arsenali nucleari mondiali”.

 

Il Trattato approvato dall’Onu conferma che l’unica via per la pace è quella di demilitarizzare le relazioni internazionali e di superare il paradigma della deterrenza. Non è vero che si vive più sicuri in un mondo in cui è sempre possibile utilizzare un’arma letale e finale come quella atomica. Proprio per questo chiediamo a tutti i governi, ma in particolare al nostro Governo italiano, di contribuire al massimo per l’attuazione del Trattato e di esercitare le pressioni diplomatiche necessarie al fine di mettere fine al pericolo nucleare.

 

Da questo momento bisogna lavorare per la ratifica del Trattato da parte degli Stati, in particolare da parte del Governo italiano che non era presente ai negoziati. Tutte le Istituzioni nazionali, anche a partire dai livelli locali e regionali diano il loro specifico contributo per questo obiettivo storico.

 

Il Consiglio regionale del Lazio, per esempio, ha approvato nell’aprile 2015 una mozione che – nell’ambito della Campagna Senzatomica – chiede esplicitamente la totale abolizione delle armi nucleari. Inoltre, proprio il 9 giugno scorso, grazie all’iniziativa del Consiglio regionale del Lazio, la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative italiane ha approvato un ordine del giorno per impegnare il Governo italiano in questa direzione. D’altra parte dobbiamo ricordare che secondo una ricerca della Fas, la Federation of American Scientists, l’Italia ospita il numero più alto di armi nucleari statunitensi schierate in Europa: 70 ordigni su un totale di 180. E siamo gli unici con due basi atomiche: quella dell’Aeronautica militare di Ghedi (Brescia) e quella statunitense di Aviano (Pordenone).

 

In occasione di questo traguardo storico sono lieta infine di rivolgere un apprezzamento e un ringraziamento alle organizzazioni non governative e ai gruppi di cittadini che sono impegnati per garantire ai popoli di tutto il mondo di vivere in libertà e in sicurezza, senza il rischio di essere coinvolti in un conflitto. Tra gli altri anche Senzatomica che, in rappresentanza di alcune tra le principali campagne italiane per il disarmo, è stata a New York per seguire in diretta questo storico momento.

 

 

 

 

 

Conferenza ONU: Liberi dalle armi nucleari. Lo chiedono i popoli della Terra

senzatomicaCominciano oggi, a New York, i colloqui per rinegoziare un accordo per il bando delle armi nucleari. Ecco, di seguito, il mio comunicato su questo importante incontro.

***

 

“E’ arrivato il momento di esprimere un vigoroso sostegno ai negoziati per il bando definitivo delle armi nucleari e riaffermare il diritto di tutti i popoli della Terra a vivere liberi dalla paura della distruzione nucleare. Tutte le Istituzioni nazionali – anche a partire dai livelli locali e regionali – diano il loro specifico contributo per questo obiettivo storico. Il Consiglio regionale del Lazio, per esempio, ha approvato nell’aprile 2015 una mozione che – nell’ambito della Campagna Senzatomica – chiede esplicitamente la totale abolizione delle armi nucleari”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio, impegnata da anni per la tutela dei diritti dei cittadini.

 

“Oggi, 27 marzo 2017, è una data molto importante – spiega Petrangolini – perché comincia la Conferenza delle Nazioni Unite ‘per la negoziazione di uno strumento giuridicamente vincolante per bandire le armi nucleari, verso la loro totale abolizione’. Dobbiamo assolutamente cogliere questa opportunità. In questo momento esistono ancora più di 15mila testate nucleari nel mondo, ma le trattative sono ancora in fase di stallo. In più, alcuni paesi continuano ad affrontare questo tema con estrema superficialità, se non con esplicite minacce di rafforzare i loro arsenali. In particolare, grande responsabilità hanno in questo momento Stati Uniti d’America e Russia che insieme possiedono più del 90% degli arsenali nucleari mondiali”.

 

“Bisogna ricordare ancora una volta – continua Petrangolini – che l’unica via per la pace è quella di demilitarizzare le relazioni internazionali e di superare il paradigma della deterrenza. Non è vero che si vive più sicuri in un mondo in cui è sempre possibile utilizzare un’arma letale e finale come quella atomica. Proprio per questo chiediamo tutti con forza, a tutti i governi, ma in particolare al nostro Governo italiano, di contribuire al massimo per un dialogo costruttivo tra i vari attori della scena internazionale al fine di mettere fine al pericolo nucleare”.

 

“In questo giorno di apertura dei colloqui – conclude Petrangolini – sono lieta di rivolgere un apprezzamento e un ringraziamento alle organizzazioni non governative e ai gruppi di cittadini che sono impegnati per garantire ai popoli di tutto il mondo di vivere in libertà e in sicurezza, senza il rischio di essere coinvolti in un conflitto. Tra gli altri anche Senzatomica che, in rappresentanza di alcune tra le principali campagne italiane per il disarmo, sarà a New York per seguire in diretta questo storico momento”.

La mozione del Consiglio per abolire armi nucleari è buona politica

mozione_senzatomica“La mozione per l’abolizione delle armi nucleari approvata oggi dal Consiglio regionale del Lazio all’unanimità, con il contributo attivo e il voto di tutte le forze politiche rappresentate in aula, dimostra che esiste ancora una buona politica capace di dialogare, unire e costruire”.

A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale Pd del Lazio, prima firmataria della mozione regionale che prevede l’adesione del Consiglio regionale del Lazio alla campagna ‘Senzatomica’ per una convenzione per l’abolizione delle armi nucleari.

“A 70 anni dall’immane tragedia del lancio dei primi ordigni nucleari su  Hiroshima e Nagasaki – ricorda Petrangolini – la minaccia delle armi nucleari non appartiene al passato ma è ancora un drammatico pericolo dei nostri giorni. Per questo motivo, il Consiglio regionale del Lazio ha scelto oggi di aderire alla Campagna Senzatomica, promossa dall’Istituto buddista Soka Gakkai, che ha lo scopo di informare, sensibilizzare e dare voce alle persone rispetto all’urgenza di un mondo libero da armi nucleari”.

“Con questa mozione – spiega Petrangolini – ci rivolgiamo al Presidente Nicola Zingaretti affinché contribuisca a far sì che le Istituzioni italiane ed internazionali traducano in credibili e autorevoli azioni ufficiali il diritto ad un mondo libero dalle armi nucleari. In particolare, è cruciale che il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero della Difesa diventino promotori in sede internazionale dell’avvio delle trattative per l’elaborazione del testo definitivo della Convenzione sull’Abolizione delle armi nucleari”.

La sicurezza non può basarsi più sulla paura. La Campagna Senzatomica

bomba-atomicaIl mio ultimo articolo per l’Huffington Post

La prima volta che mi parlarono della mostra Senzatomica, promossa dell’Istituto buddista Soka Gakkai, considerai l’iniziativa poco attuale e lontana dalle problematiche e dalla tipologia di conflitti in corso nel pianeta, sicuramente terribili e devastanti, ma meno globali e pervasivi di una guerra mondiale, quella che ha prodotto 70 anni fa la prima bomba atomica e la tragedia di Hiroshima e Nagasaki. Oggi non la penso più così perché ci sono dati che mi spaventano ed eventi che rendono molto attuale il problema.

Le testate nucleari in Italia
Nel mondo ancora oggi sono custodite testate nucleari sempre più efficaci e in numero tale da poter cancellare ogni forma di vita in pochi attimi. La loro stima per difetto arriva a oltre 16 mila, e se ne continuano a fabbricare. Sono dislocate anche sul nostro territorio nazionale, e potrebbero essere innescate per una procedura automatica sfuggita di mano, per una valutazione politica irresponsabile, in seguito a un attacco terroristico. Con conseguenze irreparabili per la vita sul pianeta. In un articolo su l’Espresso del luglio dell’anno scorso si parla della presenza in Italia di venti ordigni americani nella base bresciana di Ghedi, che i nostri caccia possono sganciare in ogni momento. Ci sono poi altre 50 testate nei bunker Usa di Aviano. Una presenza che costa cara, in termini di sicurezza e spese militari.

Il dibattito di questi giorni
In questi giorni gli Stati Uniti d’America e le maggiori potenze mondiali hanno raggiunto l’accordo con l’Iran. Secondo Barack Obama un’intesa storica che eviterà che questo paese costruisca i suoi ordigni nucleari, perlomeno per i dieci anni a venire. Un lungo negoziato che si concluderà il 30 giugno volto a garantire un uso pacifico del programma nucleare iraniano. Israele non è di questo avviso ed ha lanciato l’allarme: questa intesa metterà a rischio la sicurezza di tutto il fronte medio orientale, perché legittimerà l’Iran a continuare la sua corsa agli armamenti. Può anche darsi, ma forse Israele dimentica di avere esso stesso, se pur senza ammissioni formali, il suo arsenale atomico. E forse Obama sta veramente cercando di costruire nuove regole per disinnescare la spirale nucleare.

Ma perché ancora oggi parlare di sicurezza significa dotarsi di armamenti nucleari? Il vero nemico che si cela dietro questo binomio non sono né le armi nucleari, né gli stati che le costruiscono e le posseggono. Il problema risiede nell’idea che l”annientamento totale” di altri esseri umani sia una opzione accettabile.

Oltre la deterrenza nucleare
Si è infatti ritenuto a lungo che possedere armi nucleari potesse rendere gli stati più sicuri. Durante il periodo della Guerra Fredda gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si sono dotati di un enorme quantitativo di armi nucleari con la convinzione che proprio il loro possesso potesse garantire la pace.

Si trattava della cosiddetta deterrenza nucleare, basata sul concetto di “Distruzione Reciproca Garantita” (Mad, Mutual assured destruction) secondo il quale, se due schieramenti contrapposti possiedono delle armi nucleari, ogni utilizzo di simili ordigni da parte di uno dei due finirebbe nella distruzione non solo dell’attaccato ma anche dell’attaccante che non avrebbe alcun modo d’impedire la rappresaglia nucleare. Si crea così un clima di terrore in cui nessuno dei due nemici può permettersi di far scoppiare una guerra globale. Anche gli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Francia e Regno Unito – si sono dotati quasi subito di armi nucleari anche se con potenziali decisamente inferiori a quelli di Usa e Urss. Nonostante la Guerra Fredda sia finita, si è assistito negli ultimi anni a una nuova “corsa” agli armamenti nucleari da parte di nazioni come Israele, India, Pakistan, Corea del Nord. Corsa che purtroppo continua ancor oggi.

Un tale concetto di sicurezza si basa su una manipolazione: dotarsi di uno strumento di morte per fare la pace. Si tratta di un modo di ragionare che produce escalation delle dotazioni militari, paura, ritorsioni e minacce globali. E soprattutto che rende difficile il dialogo. Per questo si vanno moltiplicando i tentativi di arginare i pericoli degli armamenti atomici.

Cambiare mentalità
Non è un compito esclusivo dei pacifisti, ma una responsabilità dei cittadini comuni, che devono cambiare mentalità e cultura riguardo alla gestione dei conflitti e all’uso della forza, e dei governanti, la cui responsabilità ormai risiede nella capacità di arginare l’utilizzo delle armi di distruzione di massa proprio per garantire la sicurezza umana. Ed è su questa linea che si collocano i diversi trattati internazionali degli ultimi 50 anni. Tra quelli più importanti vi è il Trattato di non proliferazione nucleare(Tnp), sottoscritto da 187 Stati appartenenti all’Onu, nel luglio 1968 ed entrato in vigore nel 1970. Esso distingue tra stati nucleari e stati non nucleari e vieta a questi ultimi di entrare in possesso a qualsiasi titolo di armi nucleari e addirittura del materiale volto alla loro fabbricazione, mentre ai primi proibisce di cedere tali materiali. Un altro trattato importante è il Trattato per il bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbt), sottoscritto nel 1996. Più recentemente il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il presidente della Federazione Russa Dmitrij Medvedev hanno firmato il nuovo trattato Start (New Start), un trattato sulla ulteriore riduzione delle armi strategiche offensive che rinnova l’impegno dello StartI del 1991.

Verso la messa al bando delle armi nucleari
Come si legge nel sito della campagna, questi passi non possono che portare verso un atto molto più coraggioso, vale a dire la totale e definitiva messa al bando delle armi nucleari. Su questo cambiamento di scala, e di prospettiva, si concentra la mostra Senzatomica (in corso a Roma fino a fine aprile e in tante città italiane), culmine di una campagna di sensibilizzazione per trasferire il problema e la soluzione dai palazzi della politica e del potere alle nostre stanze, ai nostri rapporti reali, al nostro interno. Lì dove noi possiamo agire, riflettere sulle nostre personali bombe e impulsi ad annientare l’altro, l’altra e cominciare a trasformare il nostro pensiero.
Un messaggio che è indicazione concreta su cosa fare per dare al mondo di domani una vera sicurezza che non si basi più sulla paura o sulla minaccia, ma sulla capacità di costruire una cultura della fiducia reciproca a partire dal cambiamento individuale. Del resto, quale altra forza se non quella della trasformazione personale ha il potere di cambiare il mondo?