Sanità: Lazio Regione virtuosa, una bella notizia per i cittadini

“Con la progressiva riduzione del disavanzo, Il Lazio sta per uscire dal commissariamento. Così, la ‘missione impossibile’ che la maggioranza di centrosinistra si era prefissa all’inizio della legislatura è quasi raggiunta. Una gran bella notizia per i cittadini. Anche perché, grazie alla buona amministrazione, aumentano i livelli essenziali di assistenza nella regione. Inoltre, dal prossimo anno si può aprire una stagione di investimenti per migliorare ancora la qualità dei servizi”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio e componente della Commissione Politiche sociali e sanità.

“D’accordo il Presidente Zingaretti, che ha commentato la riunione del Tavolo tecnico del 26 luglio scorso per la verifica del piano di rientro del Lazio con il MEF – spiega Petrangolini – possiamo dire che la sanità regionale è finalmente uscita dal tunnel e sta per cominciare una fase nuova. Oltre al controllo dell’andamento della spesa, a ripianare il disavanzo ha contribuito l’aumento delle entrate e una dinamica di diminuzione della spesa sanitaria. Il consuntivo 2016, chiude con un miglioramento di 39 milioni di euro, raggiungendo il dato di -136 di disavanzo, pari all’1% del Fondo sanitario nazionale. In quattro anni il disavanzo e’ calato di 533 milioni. Era -669 nel consuntivo 2013″.
“Siamo nelle condizioni che portano ad una prospettiva di alleggerimento della pressione fiscale – dice Petrangolini – un processo, questo, iniziato con i tagli dell’addizionale regionale Irpef e con l’abolizione del ticket aggiuntivo regionale. Ma le notizie buone per i cittadini non riguardano soltanto i soldi in tasca, ma il miglioramento dei servizi. Infatti, il punteggio dei livelli essenziali di assistenza è passato dai 152 punti del 2013 ai 169 per il 2015 (la soglia minima prevista a livello nazionale per essere adempienti è fissata a 160 punti). Tra gli altri fattori positivi: la diminuzione del tasso di ospedalizzazione,  l’aumento del numero dei trapianti, dai 267 del 2014 ai 321 del 2016; l’aumento progressivo della quantità degli inviti per gli screening che raggiunge un numero sempre più alto di popolazione; la diminuzione dei parti cesare, passati dal 31,4 per cento del 2012 al 27,7 per cento del 2015″.
“Certamente – conclude Petrangolini – resta da lavorare per diminuire le liste d’attesa, estendendo gli orari di strutture e laboratori, coinvolgendo i medici di base nelle prenotazioni delle visite specialistiche e ponendo limiti all’attività intramoenia in quelle aziende sanitarie in cui i tempi di attesa per le attività istituzionali saranno inferiori a quelli previsti. Nel frattempo, però, abbiamo avviato lo sblocco del turn over e l’ingresso di nuove unità di personale nel sistema. Ulteriori fatti che ci fanno ben sperare per il futuro”.

Salute delle donne: 13 milioni per le Asl del Lazio

Più di 13 milioni di euro per le Aziende sanitarie del Lazio. È questo l’investimento della Regione Lazio per potenziare le attività di prevenzione per la salute della donna e del bambino nel territorio regionale.

La promozione della salute delle donne è un obiettivo strategico per la promozione della salute di tutta la popolazione.

I tanti interventi  realizzati in questi mesi dal governo Zingaretti in ambito sanitario hanno notevolmente migliorato, per esempio, la sicurezza e le tecnologie dei reparti e dei servizi della rete perinatale, hanno cambiato in meglio la rete dei consultori familiari, investito risorse – oltre 29 milioni di euro – per l’assistenza a tutte le donne e la garanzia di servizi di eccellenza alle pazienti negli ospedali.

All’interno di questa strategia, rivolta all’empowerment delle donne in tema di salute, l’iniziativa più recente è la delibera di Giunta dello scorso 5 luglio, con cui ha assegnato una cifra pari a 13 milioni e mezzo di euro alle Aziende Sanitarie del Lazio.

Il finanziamento è rivolto alle attività di prevenzione per la salute della donna e del bambino, con il potenziamento delle attività legate ai consultori, e ai programmi di screening legati alla prevenzione e diagnosi precoce delle patologie oncologiche.

Per l’implementazione del programma di screening, la deliberazione dell’esecutivo prevede espressamente  l’acquisto, tramite gara centralizzata, di una serie di attrezzature ad hoc.

Un altro passo avanti verso l’ammodernamento tecnologico del patrimonio complessivo in capo alle Aziende pubbliche del Lazio, con particolare riferimento alla salute della donna e del bambino.

Rigenerazione urbana: nel Lazio è legge

È una rigenerazione urbana ampia quella varata, ieri, 11 luglio dal Consiglio regionale del Lazio, con l’approvazione delle disposizioni per la rigenerazione urbana e il recupero edilizio. L’iter – avviato lo scorso 12 giugno – è partito da  un’iniziativa presentata dall’assessore Michele Civita e si è concluso con 28 voti a favore e 18 contrari.

Una normativa prevista dalla legge di stabilità regionale 2017 del dicembre scorso e che da marzo in poi è stata in gestazione nella commissione consiliare, Ambiente, lavori pubblici, mobilità, politiche della casa e urbanistica. “Questa legge – ha ricordato Civita, presidente della sesta commissione all’avvio dell’iter – ha l’obiettivo di superare le norme transitorie e derogatorie contenute nel piano casa (scaduto lo scorso 1 giugno) con nuove disposizioni legislative ordinarie”.

Cosa comporta la legge

È stata infatti concepita come un mezzo per migliorare la qualità della vita dei cittadini, comprende aspetti sociali, economici, urbanistici ed edilizi, anche con l’obiettivo di promuovere o rilanciare territori in situazioni di disagio o degrado socio-economico.

Sono previste premialità con incremento di volumi o superfici (si arriva, in alcuni casi, fino al 40 per cento), ma pure delocalizzazioni e cambi di destinazione d’uso. Ai Comuni è affidato un ruolo centrale nella scelta e nella valutazione degli interventi. La legge disciplina i programmi di rigenerazione urbana, gli “ambiti territoriali di riqualificazione e recupero edilizio”, gli interventi per il miglioramento sismico e l’efficienza energetica, nonché i cosiddetti interventi diretti. Dettate anche norme per il “riordino funzionale” degli stabilimenti balneari, tanto marittimi che lacuali, nel rispetto della disciplina paesistica e ambientale.

Dove è esclusa?

Gli interventi di rigenerazione e recupero saranno consentiti nelle porzioni di territorio urbanizzate, su edifici realizzati legittimamente o sanati. Ma essi sono espressamente esclusi dalle zone con vincolo di inedificabilità assoluta e dalle aree protette, tranne nelle zone qualificate “paesaggio degli insediamenti urbani” dal Piano Territoriale Paesistico Regionale. È comunque fatto salvo quanto consentito dai piani di ciascuna area naturale e dalla legge regionale 29/1997 (le “Norme in materia di aree protette regionali”). Escluse le aree agricole, tranne che in alcune circostanze, legate alla presenza di insediamenti riconosciuti dal piano territoriale paesistico. Sono comunque applicabili, in zona agricola, le disposizioni sugli interventi diretti, che consentono incrementi fino al 20 per cento della volumetria o della superficie.

NO dell’ONU alle armi nucleari, un traguardo storico per la pace

Venerdì 7 luglio è stato un bellissimo giorno per la pace. L’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato il Trattato per il bando definitivo delle armi nucleari e riaffermare il diritto di tutti i popoli della Terra a vivere liberi dalla paura della distruzione nucleare. Un traguardo storico per il quale bisogna dire grazie non soltanto agli Stati che hanno discusso per settimane durante i faticosi negoziati, ma anche alle organizzazioni della società civile che si sono impegnate in questi anni per raggiungere un risultato storico.

 

E così il 7 luglio 2017 resterà una data cruciale nonostante la grave assenza delle potenze nucleari (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) e dei paesi della Nato (salvo l’Olanda), compresa l’Italia. Da oggi bisogna assolutamente cogliere questa opportunità di cambiamento e fare in tutti i modi perché il Trattato sia ratificato e applicato. In questo momento esistono ancora più di 15mila testate nucleari nel mondo. In più, alcuni paesi continuano ad affrontare questo tema con estrema superficialità, se non con esplicite minacce di rafforzare i loro arsenali. In particolare, grande responsabilità hanno in questo momento Stati Uniti d’America e Russia che insieme possiedono più del 90% degli arsenali nucleari mondiali”.

 

Il Trattato approvato dall’Onu conferma che l’unica via per la pace è quella di demilitarizzare le relazioni internazionali e di superare il paradigma della deterrenza. Non è vero che si vive più sicuri in un mondo in cui è sempre possibile utilizzare un’arma letale e finale come quella atomica. Proprio per questo chiediamo a tutti i governi, ma in particolare al nostro Governo italiano, di contribuire al massimo per l’attuazione del Trattato e di esercitare le pressioni diplomatiche necessarie al fine di mettere fine al pericolo nucleare.

 

Da questo momento bisogna lavorare per la ratifica del Trattato da parte degli Stati, in particolare da parte del Governo italiano che non era presente ai negoziati. Tutte le Istituzioni nazionali, anche a partire dai livelli locali e regionali diano il loro specifico contributo per questo obiettivo storico.

 

Il Consiglio regionale del Lazio, per esempio, ha approvato nell’aprile 2015 una mozione che – nell’ambito della Campagna Senzatomica – chiede esplicitamente la totale abolizione delle armi nucleari. Inoltre, proprio il 9 giugno scorso, grazie all’iniziativa del Consiglio regionale del Lazio, la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative italiane ha approvato un ordine del giorno per impegnare il Governo italiano in questa direzione. D’altra parte dobbiamo ricordare che secondo una ricerca della Fas, la Federation of American Scientists, l’Italia ospita il numero più alto di armi nucleari statunitensi schierate in Europa: 70 ordigni su un totale di 180. E siamo gli unici con due basi atomiche: quella dell’Aeronautica militare di Ghedi (Brescia) e quella statunitense di Aviano (Pordenone).

 

In occasione di questo traguardo storico sono lieta infine di rivolgere un apprezzamento e un ringraziamento alle organizzazioni non governative e ai gruppi di cittadini che sono impegnati per garantire ai popoli di tutto il mondo di vivere in libertà e in sicurezza, senza il rischio di essere coinvolti in un conflitto. Tra gli altri anche Senzatomica che, in rappresentanza di alcune tra le principali campagne italiane per il disarmo, è stata a New York per seguire in diretta questo storico momento.

 

 

 

 

 

Tutori dei minori stranieri non accompagnati cercasi. Aperte le selezioni nel Lazio

Il Lazio cerca tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati. Siete interessati ad un servizio importante in attuazione del principio di tutela e di benessere dei minori? E allora potete rispondere alla procedura di selezione pubblicata sul sito internet del Garante dell’Infanzia della Regione Lazio.

Le attività di formazione, predisposte e organizzate dalla Struttura del Garante regionale in collaborazione con l’Istituto regionale di Studi Giuridici A.C. Jemolo, consentiranno ai cittadini interessati ed in possesso dei requisiti previsti dalla legge, di poter essere iscritti, una volta superata la fase selettiva, nell’elenco istituito presso ogni Tribunale per i minorenni.

 

Un albo dei tutori previsto dalla legge nazionale

La macchina operativa per diventare tutore volontario di un minore straniero non accompagnato è partita, oltre che nel Lazio, in Campania, Liguria e nella Provincia Autonoma di Bolzano. Qui i garanti per l’infanzia regionali, dopo aver stretto accordi con i tribunali dei minorenni locali, hanno pubblicato l’avviso per raccogliere le disponibilità dei cittadini a diventare tutori volontari, frequentando un corso.

Gli avvisi di queste quattro regioni saranno presto seguiti da altri: la legge quadro sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (la n. 47/2017) che introduce gli albi dei tutori volontari prevede che essi vengano istituiti entro il 6 agosto 2017.

 

I numeri sui minori migranti non accompagnati

Fra gli 85.170 migranti sbarcati dal 2 gennaio 2017 fino al 4 luglio 2017, ci sono 9.761 minori non accompagnati (dati del Viminale al 27 giugno). L’anno scorso i minori non accompagnati arrivati in Italia furono 25.846. Le procedure di relocation per i minori non accompagnati sono praticamente inesistenti: su 7.396 migranti ricollocati, i minori sono soltanto cinque.

Di moltissimi minori si perdono le tracce: i minori stranieri non accompagnati presenti in territorio italiano erano a fine dicembre 17.373. Questo significa che potrebbero servire fino a 17mila tutori volontari, persone che non si limitino a esercitare la responsabilità genitoriale sul minore al posto del sindaco (è quello che accade oggi), ma si prenda cura del minore, dei suoi desideri e bisogni, costruisca insieme a lui un percorso… La legge prevede che per fratelli e sorelle ci sia lo stesso tutore.

 

Chi è e cosa fa il tutore volontario

Tecnicamente il tutore svolge il compito di rappresentanza legale assegnato agli esercenti la potestà genitoriale. Persegue il riconoscimento dei diritti del minore, promuove il suo benessere psico-fisico, vigila sui suoi percorsi di educazione e integrazione, vigila sulle sue condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione, amministra eventualmente il suo patrimonio. Se la legge 47/2017 prevede l’albo dei tutori volontari, le Linee Guida redatte dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza fissano i requisiti per iscriversi all’albo.

È un modello di cittadinanza attiva e di genitorialità sociale“: così la Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano sintetizza la figura del tutore volontario. Si tratta di una figura che è già stata sperimentata in alcune regioni, anche se con poco successo: nei fatti ad oggi è stato preferito il modello della tutela pubblica, affidata al sindaco o un professionista. Con la legge questa buona pratica diventa la norma: ogni Tribunale dei Minorenni deve aprire un albo di tutori volontari, con l’obiettivo che ciascun minore abbia un tutore.

Per i ragazzi cambia tutto, come spiega Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia Europa di Save the Children: “il tutore è una figura adulta di riferimento per il ragazzo, che compiere insieme a lui tutte quelle scelte che solitamente si fanno insieme ai genitori, dalla scuola a cui iscriversi alla sanità. Essere tutore non è accogliere in casa ma fare incontri periodici, essere ‘uno zio’, soprattutto per le decisioni. È una responsabilità, certo, ma l’Italia è piena di persone che si assumono responsabilità grandi anche come volontari. Per i ragazzi davvero cambia tutto”.

 

Le Linee guida

“Si tratta di un lavoro iniziato con la stesura delle Linee guida, presentate a maggio e proseguito con i protocolli d’intesa fra i garanti regionali e i tribunali dei minorenni”, spiega la Garante Nazionale Filomena Albano. All’Autorità Garante infatti la legge affida il ruolo di coordinamento. Le Linee Guida tracciano appunto delle linee generali, per dare omogeneità alla figura nascente del tutore volontario: individuano i requisiti per candidarsi e i moduli formativi.

L’altro fronte su cui l’Autorità Nazionale è impegnata è la campagna di informazione e sensibilizzazione, per far conoscere questa nuova possibilità.

 

Il Garante dell’Infanzia del Lazio è al lavoro

“La legge 47/2017 – commenta l’Avv. Jacopo Marzetti, Garante dell’infanzia della Regione Lazio – costituisce il primo intervento normativo ad aver messo a sistema in Italia la disciplina a tutela dei minori stranieri non accompagnati. Nonostante ci siano degli aspetti della legge sui quali ho delle riserve, credo che sia stato attivato uno strumento in grado di dare risposte a chi opera sul territorio da anni, volontariamente, in nome del principio del superiore interesse del minore. Le istituzioni pubbliche hanno il dovere di formare adeguatamente chi presta tutela legale e soprattutto accompagna il minore in un percorso di crescita sociale, interpretandone bisogni e necessità. In tal senso stiamo attuando quanto previsto nella prima parte dell’art. 11 della Legge 47 rispetto alla selezione e alla formazione per l’iscrizione nell’elenco dei tutori volontari, e stiamo predisponendo quanto previsto nella seconda parte, attivando protocolli d’intesa con il Presidente del Tribunale dei minori di Roma”.

Nella prima fase, il compito del Garante sarà quello di selezionare, attraverso la verifica del possesso dei requisiti anche attraverso un colloquio diretto, i candidati da avviare alla formazione. I tutori volontari, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale, svolgono il compito di rappresentanza assegnato agli esercenti la responsabilità genitoriale, perseguono il riconoscimento dei diritti della persona minore di età senza alcuna discriminazione, promuovono il benessere psico-fisico della persona di minore età, vigilano sui percorsi di educazione ed integrazione, vigilano sulle condizioni di accoglienza, sicurezza e protezione e amministrano l’eventuale patrimonio della persona di minore età.