Maxistipendi: nella Regione Lazio tagliati i privilegi

PALERMOArticolo interessante, oggi, sul Messaggero, firmato da Diodato Pirone. Si parla dei maxistipendi regionali, tuttora esistenti, nonostante il tetto governativo.

 

La gran parte delle Regioni italiane, infatti, conservano il vizio di strapagare i propri dirigenti amministrativi (e quelli delle società partecipate) aggirando alla grande la legge che dal 2014 impone il tetto di 240 mila euro lordi ai compensi annuali dei burocrati più importanti oltre ad altri due tetti di 192 mila e 120 mila euro per i dirigenti di prima e seconda fascia.

Il Lazio viene citato positivamente nell’articolo perché rispetta il tetto fissato dal governo e gli stipendi di tutti i manager sono consultabili online insieme ai rispettivi curriculum.

Ecco il testo dell’articolo relativo alla Regione Lazio:

“[…] Sul fronte delle partecipate, poi, la Regione Lazio fin dal maggio del 2014 ha definito criteri molto chiari (fatturato, investimenti, numero di dipendenti) per definire i tetti ai compensi dei manager che in ogni caso non potranno superare i 165.000 euro lordi dello stipendio del presidente della Regione Nicola Zingaretti e che nella maggior parte dei casi non arrivano a 130.000 euro”.

Il testo completo dell’articolo si può trovare qui.

ROMA, PER CAMBIARE: dalla Regione per una città più moderna

Invito 25 febNon è più tempo per aspettare: Roma ha bisogno di un cambio. Oggi. Quando il mondo è sempre più delle città, quando è nelle aree urbane che si fa innovazione, si cambiano le politiche, si definiscono strategie per integrare cittadini e culture, Roma stenta.

 A Roma ci sono tutti gli ingredienti per riprendere a crescere in un sistema che chiede tecnologia, talento, riconoscibilità e che, allo stesso tempo, ha sempre più al centro la questione delle diseguaglianze, della giustizia.

 E’ questo il compito essenziale della politica. La politica deve dare ad una comunità il senso di marcia: individuare obiettivi concreti e visibili; allearsi con gli attori della società più capaci; lavorare con metodo aperto e trasparente per raggiungerli.

 Noi pensiamo ad una politica diversa: che abbia una visione che parli a tutta la città; che sia capace di rimotivare i cittadini a partecipare alla vita pubblica.

 Le elezioni che sono di fronte a noi sono l’occasione, unica ed irripetibile, di provare il rilancio, di eleggere un sindaco capace di cogliere questa sfida e rimettere in moto la macchina della città.

 Crediamo che Roberto Giachetti abbia le qualità per essere questa persona. Il suo impegno, la sua energia, il suo coraggio, l’esperienza e l’ironia, ne fanno un candidato attento alle tematiche cruciali per i prossimi anni: da quelle relative alla trasparenza e alla trasformazione della macchina amministrativa a quelle ambientali, da quelle della cultura a quelle dell’impresa innovativa; da quelle della solidarietà e dell’inclusione sociale a quelle della ridefinizione dei rapporti tra centro e periferia.

 Per queste ragioni abbiamo voluto mettere a disposizione di Roberto l’esperienza maturata in 3 anni di lavoro al Consiglio regionale su temi centrali: per la Regione e per la Città. Un’esperienza che ci ha convinto che Roma e la sua Regione debbono lavorare insieme se vogliono stare sulla mappa del mondo e se vogliono una Roma diversa: moderna e giusta.

 Siamo sicuri che con Roberto Roma riprenderà una sua strada di cambiamento.

Scarica il manifesto Roma_per_cambiare

ZIKA: l’Istituto Spallanzani nella task force mondiale

spallanzani_zikaL’inserimento dell’Istituto Nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani nel Global Virus Network per fronteggiare il virus Zika dimostra che Roma e la Regione Lazio ospitano una struttura di eccellenza che può stare alla pari con altre realtà internazionali nel campo della virologia”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio (gruppo PD), componente della Commissione Politiche sociali e salute.

“Lo Spallanzani di Roma – continua Petrangolini – è una struttura di eccellenza che produce valori al livello nazionale e internazionale, il principale polo assistenziale italiano sul tema legato alle malattie infettive. È qui che è stato curato Fabrizio Pulvirenti, il ‘paziente zero’ che è guarito da Ebola”.

“Sempre dallo Spallanzani era partito due anni fa il Laboratorio europeo contro l’Ebola, per raggiungere la Sierra Leone, uno dei paesi dell’Africa dove maggiore era la diffusione del virus. Il Laboratorio mobile  realizzato nell’ambito di un programma finanziato dalla Commissione europea, è un concentrato di tecnologie attrezzato per poter manipolare in condizioni di emergenza virus altamente pericolosi e si basa sulla capacità di virologi esperti, appositamente formati per lavorare insieme in situazioni disagiate e con epidemie in corso”.

“L’anno scorso – ricorda Petrangolini – il presidente Zingaretti ha riconosciuto pubblicamente l’impegno per il ‘paziente zero’ di Ebola, donando una targa che ricorda la cura, la competenza e la dedizione da parte dei medici dello Spallanzani in questo caso così difficile. Siamo certi che lo Spallanzani ha tutte le caratteristiche per affrontare le nuove emergenze infettive globali”.

 

Leggi la notizia completa qui.

 

 

Le indicazioni Pd per le primarie. C’è un vademecum in otto titoli

votoIl Corriere della Sera di oggi parla del vademecum per la trasparenza dei candidati. Ne sono lieta, anche perché il vademecum è stato realizzato dal Gruppo Trasparenza del Pd Lazio da me coordinato. Grazie a Maria Rosaria Spadaccino del Corriere per l’attenzione.

 

Le indicazioni Pd per le primarie. C’è un vademecum in otto titoli

Solo uno di loro diventerà il candidato sindaco del centro sinistra, ma tutti dovranno attenersi da ora al “vademecum” dei candidati. “È uno strumento importante che dovrà accompagnare il percorso virtuoso delle primarie – spiega Teresa Petrangolini, consigliere regionale e coordinatrice del gruppo Trasparenza Pd Lazio – sarà un ulteriore aiuto nella selezione dei migliori”.

Il vademecum è strutturato in otto titoli: radicamento, competenze, esperienza politica, finanziamento, legalità, conflitto d’interesse, informazione, rendiconto. Il candidato dovrà presentarsi nel territorio o collegio in cui vive o risiede. Dovrà comunicare le sue competenze specifiche, dovrà chiarire la sua esperienza politica, quali risultati ha ottenuto e perché intende candidarsi.

Per quanto riguarda il finanziamento la campagna elettorale deve ispirarsi ad un uso ponderato delle risorse, il rendiconto finale dovrà essere pubblicato.

Il candidato deve rendere trasparenti eventuali conflitti di interesse. Si deve impegnare a tenere incontri con i propri elettori nel proprio circolo almeno due volte l’anno. Ogni anno ( o a conclusione del mandato) deve presentare una relazione scritta sull’attività svolta e sulle spese sostenute.

 

Fonte: Corriere della Sera

 

Servizi sociali, il vademecum di Cantone per il Terzo settore in dieci punti

cantone-raffaele-Italy-Photo-Press-258Dopo la fase di consultazione l’Anac ha licenziato le sue Linee Guida per l’affidamento di servizi agli enti del terzo settore e alle cooperative sociali. La sintesi dei passaggi più significativi

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il documento che detta le linee guida per l’affidamento di servizi a enti del Terzo settore e alle cooperative sociali. Si tratta dell’esito di un percorso iniziato il 6 luglio 2015 con la pubblicazione di una prima redazione delle Linee guida sotto forma di un primo documento sottoposto a una pubblica consultazione. Insieme alla delibera 32/2016 l’Anac ha pubblicato la relazione Air con cui descrive e motiva il processo che ha portato all’approvazione della Delibera.

Quali sono i passaggi qualificanti delle Linee Guida firmate dal presidente dell’Autorità Raffaele Cantone?

Vediamoli in sintesi:

1 – LA CONCORRENZA

Le Amministrazioni devono garantire effettive condizioni di concorrenza al fine di assicurare il pieno soddisfacimento dell’interesse sociale che intendono perseguire. A tal fine, nello svolgimento delle attività di programmazione e progettazione degli interventi da realizzare, anche quando agiscono in compartecipazione con il privato sociale, le amministrazioni devono mantenere in capo a se stesse la potestà decisionale in ordine all’individuazione del fabbisogno e alla definizione delle aree di intervento e favorire la massima partecipazione dei cittadini e degli utenti finali. Inoltre, le amministrazioni devono favorire la massima partecipazione alle procedure di scelta del contraente, evitando di richiedere requisiti di partecipazione o criteri di valutazione che introducano barriere all’ingresso.

2 – LA PROGRAMMAZIONE

Le amministrazioni hanno l’obbligo di procedere a un’adeguata programmazione delle risorse e degli interventi sociali, da effettuarsi con il coinvolgimento attivo dei soggetti pubblici e privati a ciò deputati, partendo dall’analisi storica della domanda del servizio, integrata da proiezioni sui possibili fabbisogni futuri, anche dettati da situazioni di urgenza/emergenza. Lo stato di realizzazione delle azioni attivate deve essere valutato annualmente in termini di risultati raggiunti, sulla base dell’andamento storico del rapporto tra l’offerta del servizio interessato e la relativa domanda e dei dati sulla soddisfazione dell’utenza acquisiti nell’ambito delle azioni di monitoraggio.

3 – LA COPROGETTAZIONE

Le amministrazioni devono favorire la massima partecipazione dei soggetti privati alle procedure di coprogettazione e adottare metodi di selezione che prevedano l’accertamento del possesso dei requisiti di affidabilità morale e professionale in capo ai partecipanti e l’adeguata valutazione delle caratteristiche e dei costi del progetto presentato. La titolarità delle scelte deve sempre permanere in capo alle amministrazioni, cui compete la predeterminazione degli obiettivi generali e specifici degli interventi, delle aree di intervento, della durata del progetto e delle caratteristiche essenziali dei servizi da erogare.

4 – EROGAZIONE DI SERVIZI SOCIALI

Quanto all’autorizzazione, il relativo rilascio deve essere subordinato al possesso di requisiti di onorabilità e di capacità professionale e tecnica e deve avvenire nel rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e concorrenza, individuando preventivamente le procedure e i criteri di valutazione adottati per la selezione dei soggetti. I criteri di valutazione devono riguardare gli aspetti organizzativi, gestionali e metodologici, le garanzie offerte agli utenti e la qualità dei progetti educativi proposti. Al fine di garantire la qualità delle prestazioni e il raggiungimento degli obiettivi, devono essere previste attività di monitoraggio e di verifica periodica dell’esecuzione del contratto. Quanto alle procedure di accreditamento, esse devono garantire adeguati livelli di trasparenza e di concorrenza e assicurare l’affidabilità morale e professionale dei soggetti esecutori, anche attraverso la verifica del rispetto, da parte degli stessi, dei diritti degli utenti riconosciuti da convenzioni internazionali, da disposizioni a tutela dei consumatori e dalle carte dei servizi. Il venir meno dei requisiti che hanno dato luogo all’accreditamento e/o l’accertamento di gravi inadempimenti nell’esecuzione delle prestazioni deve dar luogo alla decadenza dell’accreditamento e alla risoluzione dei contratti in corso.

5 – CONVENZIONI COL VOLONTARIATO

Le convenzioni di cui alla l. 266/1991 possono essere stipulate in deroga ai principi dell’evidenza pubblica soltanto al fine di realizzare i principi di universalità, solidarietà, efficienza economica e adeguatezza e a condizione che siano rispettati i principi di imparzialità e trasparenza. Le convenzioni possono essere stipulate solo con organizzazioni di volontariato selezionate tra soggetti moralmente affidabili che siano in possesso dei requisiti soggettivi previsti dall’art. 3 della l. 266 dell’11 agosto 1991 (assenza di fini di lucro, elettività e gratuità delle cariche associative, gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti, obbligo di formazione del bilancio) e di adeguata attitudine e capacità tecnica e professionale. Le prestazioni erogate dalle organizzazioni di volontariato nell’ambito di convenzioni devono essere a titolo gratuito. I rimborsi possono avere ad oggetto i soli costi fatturati e rendicontati, con esclusione di qualsiasi attribuzione a titolo di maggiorazione, accantonamento, ricarico o simili. Il rimborso dei costi indiretti è consentito limitatamente alla quota parte imputabile direttamente all’attività oggetto di affidamento.

6 – SERVIZI ALLA PERSONA

Le amministrazioni possono riservare la gestione dei servizi sociali agli organismi del terzo settore nel rispetto delle norme comunitarie e nazionali applicabili ai servizi esclusi di cui all’allegato II B del Codice, privilegiando le procedure di aggiudicazione ristrette e negoziate e il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Le stazioni appaltanti devono porre particolare attenzione nell’individuazione dei requisiti di partecipazione e dei criteri di valutazione dell’offerta, al fine di evitare l’adozione di scelte che potrebbero avere effetti distorsivi della concorrenza.

7 – SERVIZI DI ACCOGLIENZA

I servizi resi per la gestione dei centri di accoglienza di richiedenti protezione internazionale rientrano prevalentemente tra quelli di cui all’allegato IIB del Codice dei Contratti e, pertanto, devono essere affidati in osservanza dell’art. 27 del Codice. Le stazioni appaltanti, nell’erogazione di tali servizi, devono adottare le precauzioni più idonee a favorire la massima partecipazione, evitando l’introduzione di barriere all’accesso, attraverso misure quali la separazione tra proprietà e gestione e la divisione in lotti. Il rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e concorrenza deve essere assicurato anche in situazioni di urgenza/emergenza. Ciò può avvenire attraverso l’utilizzo degli accordi-quadro che consentono di selezionare preventivamente, mediante procedure ad evidenza pubblica, i possibili erogatori dei servizi con i quali sottoscrivere specifici accordi nel momento in cui si concretizza l’esigenza dell’accoglienza. Le amministrazioni devono prevedere azioni di monitoraggio dell’esecuzione del contratto per assicurare la verifica periodica dell’efficacia, efficienza e qualità delle prestazioni fornite e del raggiungimento degli obiettivi di accoglienza, assistenza, recupero e integrazione.

8 – AFFIDAMENTI ALLE COOPERATIVE SOCIALI

Il valore dell’affidamento deve essere calcolato in conformità alla disposizione dell’art. 29 d.lgs. 163/2006, includendo, quindi, il valore di eventuali rinnovi, che devono essere espressamente previsti già al momento in cui viene indetta la procedura di scelta del contraente. Per gli affidamenti di importo superiore alle soglie comunitarie, pur sussistendo l’interesse pubblico ad agevolare il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, le stazioni appaltanti non possono prevedere «affidamenti preferenziali» per le cooperative di tipo B, ma devono osservare le disposizioni del Codice dei Contratti.

9 – COVENZIONI

Il criterio dell’adeguatezza, che sorregge ed orienta l’azione della pubblica amministrazione, richiede che vengano esplicitate, sia in fase di programmazione che nella convenzione, le finalità di ordine sociale che si intendono raggiungere ed impone che, in fase di esecuzione della convenzione, siano previsti appositi controlli onde verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati. L’utilizzo dello strumento convenzionale non deve tradursi in una deroga completa al generale obbligo di confronto concorrenziale, giacché l’utilizzo di risorse pubbliche impone il rispetto dei principi generali di trasparenza, di non discriminazione e di efficienza, come disposto dal novellato art. 5, l. 381/1991, che impone espressamente il preventivo svolgimento di procedure di selezione idonee ad assicurare il rispetto dei predetti principi.

10 – CONTROLLI

Le amministrazioni devono verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi dei soggetti affidatari, la qualità delle prestazioni, il raggiungimento degli obiettivi sociali prefissati e il rispetto delle particolari condizioni di esecuzione, tra cui rientra, nel caso di affidamenti alle cooperative sociali di tipo B, l’effettivo utilizzo dei lavoratori svantaggiati nell’esecuzione delle prestazioni. Conseguentemente, le stazioni appaltanti devono prevedere nei contratti di affidamento una compiuta e dettagliata descrizione delle prestazioni da erogare nonché la specificazione delle modalità di erogazione, del numero minimo di addetti da utilizzare, della struttura organizzativa da mettere a disposizione, degli obiettivi da raggiungere e dei controlli da effettuare.

fonte: Stefano Arduini   www.vita.it