Corruzione: l’Italia ancora indietro, ma migliora

trans_corruzioneIn fatto di corruzione restiamo decisamente tra i Paesi non virtuosi, ovvero al 61° posto su 168 Paesi nel Mondo, con un voto di 44 su 100. Unica consolazione la constatazione che rispetto all’anno scorso abbiamo recuperato otto posizioni. E’ questo il dato che emerge dal nuovo Indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International, appena presentato a Roma (presso la sede di Unioncamere).

 

In fondo all’Europa

Pur migliorando a livello globale rispetto agli anni precedenti, la posizione dell’Italia rimane purtroppo in fondo alla classifica europea, seguita solamente dalla Bulgaria e dietro altri Paesi generalmente considerati molto corrotti come Romania e Grecia, entrambi in 58° posizione con un punteggio di 46. All’interno degli ecosistemi mondiali vale la pena di sottolineare il crollo del Brasile, duramente colpito dal caso Petrobras, che ha perso 5 punti ed è passato dal 69° posto al 76°, mentre al vertice e in coda alla classifica la situazione rimane pressoché invariata: Somalia e Corea del Nord si confermano anche quest’anno come i due Paesi più opachi, mentre la Danimarca è nuovamente campione di trasparenza.

 

Una inversione di tendenza

«Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni – commenta Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia, associazione che compie quest’anno il suo ventennale impegno nel portare l’etica e la trasparenza al centro della vita politica del nostro paese -. Come dimostra la cronaca, la strada è ancora molto lunga e in salita, ma con la perseveranza i risultati si possono raggiungere. In questi giorni la Camera ha approvato le norme sul whistleblowing, le pubbliche amministrazioni stanno diventando via via più aperte e trasparenti, una proposta di regolamentazione delle attività di lobbying è arrivata a Montecitorio. Azioni queste che denotano come una società civile più unita su obiettivi condivisi e aventi come focus il bene della res publica porti necessariamente un contributo fondamentale al raggiungimento di traguardi importanti».

 

Una buona notizia, ma c’è ancora tanto da fare

Mentre Ivan Lo Bello, presidente di Uniocamere aggiunge: «Un passo in avanti del nostro Paese nelle classifiche internazionali sulla percezione della corruzione è sempre una buona notizia. Per compiere un salto di qualità importante occorre però un ruolo più forte della società civile che deve acquisire la consapevolezza che un sistema dove è grande la corruzione non crea ricchezza e alimenta profonde distorsioni del mercato. La battaglia per legalità e trasparenza è resa meno difficile dalla rivoluzione digitale in atto ed anche su questo fronte occorre insistere con decisione per fare della macchina pubblica un attore trasparente, imparziale e rispettoso delle regole del mercato».

 

 

 

Articolo di Serena Uccello

Fonte: Il Sole 24 Ore

Riforma della PA: una bella notizia

renzi_madiaLa settimana scorsa si è chiusa con una buona notizia. Infatti, la riforma della PA entra nel vivo con 11 decreti attuativi che vanno dai licenziamenti lampo al taglio delle partecipate approvate dal Cdm.
Tra le novità anche il fatto che gli assenteisti della PA, quelli che timbrano senza lavorare, possono essere chiamati a rispondere anche per danno di immagine: la cosa è già prevista dall’ordinamento ma ora viene quantificato anche il valore di partenza della multa.
Nel testo del decreto attuativo della riforma Madia si legge: “L’ammontare del danno risarcibile è rimesso alla valutazione equitativa del giudice anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione e comunque l’eventuale condanna non può essere inferiore a sei mensilità dell’ultimo stipendio in godimento, oltre interessi e spese di giustizia”.
Il testo, un solo articolo, detta anche i tempi: “La Procura della Corte dei conti, quando ne ricorrono i presupposti, emette invito a dedurre per danno d’immagine entro tre mesi dalla conclusione della procedura di licenziamento”. L’azione di responsabilità è esercitata, viene aggiunto, “entro i centoventi giorni successivi alla denuncia, senza possibilità di proroga”.
Ecco una breve sintesi giornalistica delle norme in attesa di leggere il testo effettivo dei decreti:
– FURBETTI VIA ENTRO 48 ORE, RESPONSABILITA’ PER DIRIGENTI.
Il dipendente pubblico che viene colto in flagranza a falsificare la sua presenza in servizio, come chi striscia il badge e poi esce, verrà punto entro 48 ore con la sospensione dall’incarico e dalla retribuzione. Se l’illecito non verrà denunciato il dirigente rischia pesanti sanzioni, fino al licenziamento (oggi al massimo c’è la sospensione). Tornando ai ‘furbetti’ il decreto (pochi articoli) prevede un’iter accelerato per l’espulsione: entro un mese il procedimento per il licenziamento dovrà chiudersi (ora dura anche 120 giorni).
– PARTECIPATE, UFFICIO MONITORAGGIO TAGLI AL MEF.
Le amministrazioni devono fare una ricognizione delle partecipazioni e, passato un anno, devono eliminare quelle non strettamente necessarie o con più amministratori che dipendenti. A proposito se la guida spetterà a un amministratore unico o a un cda (massimo 5 membri) lo si dovrebbe stabilire per decreto, quindi, così si apprende, la scelta non sarà più nelle mani della società stessa. E ancora, si dovrà fare piazza pulita delle imprese con fatturato sotto il milione. Arriva anche una disciplina completa sulla crisi d’impresa. A vigilare sui tagli sarà posto un Organo ad hoc presso il Mef.
– STRETTA SU MANAGER, MOBILITA’ PER DIPENDENTI.
Il testo sulle partecipate rinvia a un decreto per fissare nuovi massimi nelle retribuzioni dei dirigenti, escludendo buone uscite e premi in presenza performance negative. Non solo, nelle società partecipate da enti locali potrebbe essere possibile la revoca. Quanto ai dipendenti, se la scure dovesse comportare esuberi è prevista la mobilità, tanto che c’è il blocco delle assunzioni, con un meccanismo per incrociare posti liberi ed eccedenze.
– ADDIO FORESTALE, IN 7 MILA PASSANO A CARABINIERI.
Il Corpo forestale dello Stato verrà assorbito nell’Arma dei carabinieri. Il passaggio riguarda funzioni e personale, ad eccezione delle competenze anti-incendio, da attribuire al Corpo nazionale dei vigili del fuoco. I forestali chiamati al passaggio sono circa 7mila, con piccoli contingenti riservati ai Vigili del fuoco, alla Polizia e alla Guardia di finanza. Ci vorrà potrà anche fare richiesta passare alla P.A. in senso lato.

– RIORDINO FUNZIONI POLIZIA. 112 NUMERO UNICO EMERGENZE.

Nel decreto sulla forestale è stata inserita anche la razionalizzazione delle funzioni di tutte le forze di polizia, con l’assegnazione a ciascuna di aree di specializzazione. Anche dal punto di vista territoriale, c’è una divisione delle competenze: per cui la polizia vigilerà sulle grandi aree mentre ai carabinieri è affidato il resto. Un articolo è riservato al numero unico per le emergenze, il 112. Il pacchetto include anche un decreto sulle autorità portuali (giù da 24 a 15).

– MAGLIE PIU’ STRETTE PER SELEZIONE DIRIGENTI ASL.

Un provvedimento limiterà la discrezionalità nelle nomine dei manager delle Asl. Le Regioni ‘pescheranno’ i dg non solo basandosi sulla rosa di candidati ricavata dall’elenco nazionale attraverso la commissione ad hoc, ma la selezione avverrà tra coloro che hanno aderito al bando, previo avviso della Regione, esprimendo il loro interesse per la postazione in palio. Stretta controllo sull’operata con possibile decadenza dal ruolo nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

– SERVIZI PUBBLICI LOCALI, ARRIVANO DISTRETTI.

Un altro decreto disciplinerà la fusione delle spa locali che si occupano di servizi pubblici, dall’acqua ai rifiuti. Si prevede l’aggregazione, incentivata, su base territoriale, con la creazione di ‘distretti’. A disegnare gli ‘hub’ saranno le Regioni e se non provvederanno sarà il Cdm a intervenire. Giro di vite sul regime delle esclusive. D’altra parte l’obiettivo del Governo è passare da 8 mila a mille società pubbliche.

– SBLOCCA-BUROCRAZIA, TEMPI DIMEZZATI PER GRANDI OPERE.

Arriva il restyling della Conferenza dei servizi: le riunioni diventano telematiche, scatta il silenzio-assenso, massimo 60 giorni per le decisioni, ci sarà un rappresentante unico per ogni livello di governo. Contro la burocrazia c’è anche il regolamento che taglia i tempi: 50% in meno per opere pubbliche, insediamenti produttivi e attività imprenditoriali rilevanti. Il dimezzamento riguarda diverse pratiche che oggi hanno termini fissati tra i 30 e i 180 giorni (si dovrebbe passare a 15-90). Anche il ‘Codice delle procedure’ ha l’obiettivo di semplificare la vita di cittadini e imprese, mettendo nero su bianco quali sono le pratiche da sbrigare.

– CITTADINANZA DIGITALE, LANCIO PIN UNICO.

Ogni cittadino avrà il proprio ‘domicilio digitale’, ovvero un recapito elettronico. E’ una delle principali novità del nuovo Codice dell’amministrazione digitale. Tra i punti salienti il rafforzamento dei pagamenti elettronici (si potranno usare le prepagate telefoniche) e il lancio del Pin unico. C’è poi il potenziamento dei sistemi di sicurezza sul digitale.

– TRASPARENZA, AL VIA FREEDOM OF INFORMATION ACT ITALIANO.

Internet avrà un ruolo nel decreto che riscrive il provvedimento Severino sulla trasparenza. Ci sarà una semplificazione degli oneri burocratici. Soprattutto sarà ‘liberalizzato’ il diritto di accesso agli archivi pubblici (il Freedom of information act), con il cittadino che avrà diritto a ricevere i dati richiesti senza obbligo di motivazione entro 30 giorni, altrimenti scattano le sanzioni dell’Anac.

Corruzione: passa la norma per tutelare chi denuncia

Whistle-blowingApprovata ieri alla Camera in prima lettura la nuova legge sul whistleblowing, parola inglese che significa ‘soffiare nel fischietto’ e serve per identificare la denuncia da parte di un individuo, anche pubblica, contro le attività illecite o disoneste all’interno di un apparato governativo, di un’amministrazione pubblica o privata o di un’azienda.

Ovviamente, la legge prevede forme di tutela di chi segnala gli illeciti per evitare il rischio di ritorsioni e rivalse da parte delle Istituzioni o dei soggetti accusati o di altre organizzazioni correlate.

La parola passa adesso al Senato per la seconda lettura.

 

 

Ecco in sintesi, i dettagli della nuova legge che aggiorna la disciplina della lotta alla corruzione:

 

  • Whistleblower più garantito. Il dipendente che in buona fede segnala ai responsabili anticorruzione, all’Anac o ai magistrati ordinari e contabili illeciti che abbia conosciuto in ragione del rapporto di lavoro non potrà essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altre misure ritorsive. L’Anac applicherà al responsabile di atti discriminatori una sanzione pecuniaria amministrativa fino a 30mila euro.

 

  • Segnalazioni in buona fede. La buona fede, esclusa se il segnalante agisce con dolo o colpa grave, implica una segnalazione circostanziata e la ragionevole convinzione, fondata su elementi di fatto (anche documenti), che la condotta illecita si sia verificata.

 

  • Segretezza identità. E’ vietato rivelare l’identità del whistleblower, ma non sono ammesse segnalazioni anonime. Il segreto sul nome, in caso di processo penale, non può comunque protrarsi oltre la chiusura delle indagini preliminari.

 

  • Clausola anti-calunnie. Ogni tutela salta nel caso di condanna del segnalante in sede penale (anche in primo grado) per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la denuncia. Se si accerta l’infondatezza della segnalazione o la mancanza di buona fede scatta inoltre il procedimento disciplinare e l’eventuale licenziamento in tronco.

 

  • Tutela allargata al settore privato. La tutela del whistleblower vale per tutte le amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti pubblici economici e quelli di diritto privato sotto controllo pubblico, e si applica (indipendentemente dal tipo di contratto) pure a consulenti e collaboratori e a chi lavora in imprese che forniscono beni e servizi alla Pubblica amministrazione. Ma si estende anche al settore privato.

 

Direttori generali Asl: il Governo vara il decreto che cambia tutto

madia_zinga2Un elenco nazionale, presso il Ministero della Salute, dei soggetti idonei a ricoprire l’incarico di direttore generale delle Asl, Ao e degli altri enti del Ssn, policlinici universitari compresi. Questa la principale novità del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri nell’ambito dell’attuazione della legge di riforma della PA. Viene inoltre la decadenza da direttore generale in caso di gravi disavanzi, per violazioni di legge o per il mancato rispetto delle norme in materia di trasparenza. Nuove misure, poi, anche per il conferimento degli incarichi di direttore sanitario, amministratico e socio sanitario.

 

Si tratta di norme cruciali per garantire indipendenza, trasparenza e accountability nelle amministrazioni sanitari. In più, sarà più facile premiare il merito rispetto alle appartenenze politiche. Queste misure si aspettavano da tempo e possono davvero contribuire a cambiare in meglio la sanità italiana.
Ora i decreti andranno in Parlamemnto per i pareri previsti dalle diverse Commissioni di competenza per poi tornare al Cdm per il varo definitivo.

 

Vediamo, di seguito, alcune delle novità più interessanti:

 

 
L’elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina

L’elenco nazionale dei soggetti idonei alla nomina di direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale è istituito presso il Ministero della Salute e dovrà essere aggiornato con cadenza biennale.

Sempre ogni due anni, per la formazione dell’elenco nazionale dei soggetti idonei, verrà nominata una Commissione composta da cinque esperti di comprovata competenza ed esperienza, in particolare in materia di organizzazione e gestione aziendale, di cui due designati dal Ministro della salute: uno con funzioni di Presidente scelto tra magistrati ordinari, amministrativi, contabili e avvocati dello Stato; l’altro designato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, e due designati dalla Conferenza Stato Regioni.

I componenti della Commissione possono essere nominati una sola volta e restano in carica per il tempo necessario alla formazione dell’elenco. La commissione dovrà procedere alla formazione dell’elenco nazionale entro 120 giorni dalla data di insediamento.

Alla selezione sono ammessi i candidati che non abbiano compiuto 65 anni di età in possesso di: diploma di laurea; comprovata esperienza dirigenziale, almeno quinquennale, nel settore sanitario o settennale in altri settori; attestato rilasciato all’esito del corso di formazione in materia di sanità pubblica e di organizzazione e gestione sanitaria.

 

Conferimento degli incarichi di direttore generale

 

Le Regioni potranno procedere a nominare direttori generali esclusivamente gli iscritti all’elenco nazionale.

Una commissione regionale composta da esperti, indicati da qualificate istituzioni scientifiche indipendenti, ed uno designato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, procederà poi ad una valutazione per titoli e colloquio dei candidati, tenendo conto anche di eventuali provvedimenti di accertamento della violazione degli obblighi in materia di trasparenza.

A quel punto verrà proposta al Presidente della regione una terna di candidati nell’ambito dei quali verrà scelto quello che presenta i requisiti maggiormente coerenti con le caratteristiche dell’incarico da attribuire. Nel decreto viene inoltre specificato che, nella terna proposta, non potranno essere inseriti coloro che abbiano ricoperto l’incarico di direttore generale, per due volte, presso la stessa azienda sanitaria locale, azienda ospedaliera o ente del Servizio sanitario nazionale.

All’atto della nomina di ciascun direttore generale, le regioni dovranno definire e assegnare, aggiornandoli periodicamente, gli obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi con riferimento alle relative risorse, gli obiettivi di trasparenza, finalizzati a rendere i dati pubblicati di immediata comprensione e consultazione per il cittadino.

La durata dell’incarico di direttore generale non potrà essere inferiore a tre anni e superiore a cinque. In caso di commissariamento delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale, il commissario verrà scelto tra i soggetti inseriti nell’elenco nazionale.

Trascorsi 24 mesi dalla nomina di ciascun direttore generale, la regione, entro sessanta giorni, dovrà verificare i risultati aziendali conseguiti e il raggiungimento degli obiettivi e, in caso di esito negativo, dichiarare la decadenza immediata dall’incarico con risoluzione del relativo contratto. L’immediata decadenza del direttore generale potrà avvenire, inoltre, in caso di gravi e comprovati motivi o nel caso in cui la gestione dovesse presentare una situazione di grave disavanzo o ancora in caso di manifesta violazione di legge o regolamenti o del principio di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione, nonché per violazione degli obblighi in materia di trasparenza.

 

 

Conferimento dell’incarico di direttore sanitario, direttore amministrativo e di direttore dei servizi socio-sanitari delle ASL, delle AO e degli altri enti del SSN

 

Per la scelta la commissione dovrà valutare i titoli formativi e professionali, scientifici e di carriera presentati dai candidati, secondo specifici criteri indicati nell’avviso pubblico, definiti, entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Anche in questo caso l’elenco regionale sarà aggiornato con cadenza biennale, e l’incarico di direttore amministrativo, di direttore sanitario e di direttore dei servizi socio sanitari non potrà avere durata inferiore a tre anni e superiore a cinque anni. Il conferimento di questi incarichi è incompatibile con la sussistenza di altro rapporto di lavoro, dipendente o autonomo.

 

 

Leggi il decreto qui.

 

 

 

Ticket Lazio: uffici in azione per rispondere ai cittadini

ticketRecupero ticket: avviso per i soli cittadini che hanno inviato istanze formali per l’annullamento o la rideterminazione degli avvisi bonari. Data la mole delle richieste pervenute, si fa presente che il pagamento è da ritenersi momentaneamente sospeso. I termini riprenderanno solo nel momento in cui si ricevono dagli uffici i chiarimenti richiesti.

Gli uffici della Regione Lazio stanno procedendo con le risposte ai cittadini che hanno inviato, allegando idonea documentazione, formali istanze amministrative finalizzate all’annullamento o alla rideterminazione degli avvisi bonari che sono stati inviati.

La Regione intende soddisfare tutte le domande dei cittadini. Pertanto, data la mole delle richieste pervenute, per chi è ancora in attesa di una risposta da parte della Regione, si fa presente che il pagamento è da ritenersi momentaneamente sospeso.

I termini riprendono solo nel momento in cui il cittadino riceve dagli uffici i chiarimenti richiesti. Si ribadisce pertanto che in questa fase è sospeso anche l’invio delle cartelle di pagamento da parte di Equitalia.