Roma cambia con Marino: oggi è il giorno per essere felici

Il giorno dopo aver eletto il sindaco della tua città hai subito l’animo di metterti al lavoro. C’è tanto da fare, certo, dopo anni di incuria e malaffare. Ma oggi deve essere soprattutto il giorno per essere felici. Penso che sono felice, che Roma si merita di essere felice, che ce l’abbiamo fatta e che cambiare tutto è bello!

Il futuro ci sorride, finalmente. La squadra del nuovo sindaco ha mostrato passione ed entusiasmo. Tanti cittadini pieni di buona volontà hanno dato e daranno il loro piccolo ma decisivo contributo, a partire dai municipi. I componenti della giunta e del consiglio regionale del Lazio – che sono già da un paio di mesi nel pieno delle loro attività – hanno fatto la loro parte e saranno un punto di riferimento per la nuova amministrazione capitolina.

I cittadini di Roma hanno voglia di cambiare: alcuni hanno manifestato questa voglia con la nettezza del voto; molti altri con l’astensione. Quasi un elettore su due, tra primo e secondo turno, non è andato a votare per tanti buoni motivi. Su questo c’è da riflettere. Gli analisti in queste ore si esercitano nei commenti. Lasciamo volentieri ad altri le analisi approfondite. Ma chi si sente parte della cittadinanza più impegnata, anche nella riforma delle istituzioni, oggi può gioire davvero e può ancorarsi a tre dati concreti.

Primo. Nel ballottaggio del 9 e 10 giugno il neosindaco ha conquistato 151.730 voti in più rispetto al primo turno. Tutto considerato – il clima generale di crisi, la sfiducia diffusa verso la politica, la stanchezza per l’ennesimo appuntamento elettorale – è un risultato assai incoraggiante. Significa essere riusciti a mantenere comunque un pur esile legame tra aspettative della popolazione, dimensione civica e responsabilità della politica. Non sarà facile rafforzarlo, ma abbiamo scelto tutti di impegnarci qui per questo.

Secondo. Se è vero che la fiducia andrà conquistata giorno per giorno, è anche vero che abbiamo tutti gli strumenti per rilanciare la credibilità e l’iniziativa delle istituzioni comunali. Gli obiettivi declinati da Ignazio Marino nel corso della campagna elettorale sono promettenti: trasparenza dell’amministrazione comunale, partecipazione dei cittadini, integrazione tra i servizi sociali e sanitari, tanto per cominciare. Roma dovrà tornare ad essere una città aperta alla cura, al benessere e all’accoglienza di tutti, con servizi comunali di qualità. Di più: Roma cercherà di guardare lontano, come si conviene ad una capitale, guida per l’Italia che deve rilanciarsi e punto di riferimento dell’Italia per il mondo.

Terzo ed ultimo punto. Il fatto che dalle urne emerga con chiarezza un vincitore e che questi sia immediatamente nelle condizioni di governare è il frutto di un sistema elettorale efficace. Capace di garantire il funzionamento delle istituzioni anche quando la politica è debole. A Roma – e in tutti i capoluoghi in cui si è votato – non ci saranno larghe intese, né tantomeno soluzioni pasticciate nelle quali non si capisce chi vince e chi perde, chi governa e chi fa opposizione. Ormai da vent’anni i cittadini mostrano di apprezzare l’elezione diretta dei sindaci. Mi chiedo perché un sistema elettorale come questo non debba essere esteso anche a livello nazionale. Sappiamo tutti quanto bisogno c’è di dialogare con istituzioni forti e stabili. Sarebbe grave se il percorso di riforme istituzionali appena annunciato dal governo Letta non prendesse sul serio il segnale che, a partire dalle città (e dalle stesse Regioni), gli italiani mandano da tempo. Per parte mia, sosterrò questo esito in ogni modo.

Sanità Lazio, Petrangolini: gli indicatori di esito sono una straordinaria opportunità per la sanità regionale

“Il decreto firmato oggi da Zingaretti rappresenta una straordinaria opportunità per la sanità del Lazio. I 5 indicatori di esito aiuteranno a misurare in maniera puntuale il lavoro dei direttori generali delle Asl. Inoltre, potranno garantire meglio la qualità dei servizi ai cittadini”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Gruppo per il Lazio.

“E’ importante però che – aggiunge Petrangolini – grazie a questo importante passo, il risultato delle valutazioni sia messo a disposizione di tutti: se ciò avverrà i cittadini potranno meglio orientarsi nella selva dei servizi offerti e potranno davvero scegliere le strutture migliori”.

“Per completare quest’opera – conclude Petrangolini – serve adesso introdurre degli indicatori di umanizzazione per integrare sempre di più il punto di vista civico nella valutazione dei dirigenti. Ci riferiamo in particolare ad alcuni ulteriori fattori, già testati dalle ricerche dell’Agenas: un’assistenza più orientata alla persona, l’accessibilità e la vivibilità dei luoghi di cura, la capacità di relazione con il paziente”.

Chiude a Roma lo 060606. L’ultimo regalo del sindaco

“La chiusura annunciata dello 060606, il servizio di assistenza e di informazione ai cittadini del Comune di Roma, è scandalosa e rappresenta l’ennesimo disservizio procurato dal sindaco Alemanno”. Lo dichiara in una nota Teresa Petrangolini, consigliera del gruppo ‘Per il Lazio’ in Consiglio regionale e membro dell’Ufficio di Presidenza della Pisana.

“Invece di investire per migliorare ancora di più uno dei servizi più apprezzati non solo dai romani ma anche dai turisti – ha spiegato Petrangolini – il sindaco, sin dall’inizio del suo mandato, lo ha depotenziato, come ha confermato il suo ex assessore Umberto Croppi. Un servizio che dal 1° novembre del 2008 al 31 maggio del 2013 ha dato risposte a quasi 11,4 milioni di richieste, 1 milione solo nei primi 5 mesi di quest’anno. E’ da irresponsabili continuare a pensare che tagliare è uguale a risparmiare. I tagli vanno fatti con raziocinio, con intelligenza, altrimenti vanno in direzione opposta all’intento di risparmiare. Considerato che circa il 65% delle chiamate allo 060606 ha riguardato richieste su Atac, Ama, e Polizia municipale, cioè mobilità, rifiuti e contravvenzioni – ha aggiunto la consigliera regionale – è ben dimostrato che non solo si possono generare risparmi economici ma si può anche migliorare la vita dei cittadini e rendere più efficienti gli uffici pubblici. Eliminare il servizio, infatti, significa costringere le persone a recarsi fisicamente negli uffici comunali anche per questioni che si possono risolvere tranquillamente da casa con il telefono o il pc, con la conseguenza di creare file e ritardi negli uffici e di far aumentare i costi del personale comunale per implementare il front office”.

“Ricordo ancora molto bene quando ero dirigente di Cittadinanzattiva – ha concluso Petrangolini – i mesi trascorsi con l’ex assessore Mariella Gramaglia per mettere a punto un servizio pensato e progettato esclusivamente per dare ai cittadini risposte efficienti in tempi rapidi, così come è stato fino ad oggi”.