Sanità Lazio: con maggiori risorse migliorerà la qualità dei servizi ai cittadini

zinga_lorenzin“Dopo il successo del periodo di commissariamento con il progressivo rientro dal debito, la sanità del Lazio cambia finalmente volto: si torna a parlare di nuovo di investimenti che miglioreranno anche la qualità dei servizi ai cittadini. Le risorse, infatti, saranno impiegate nell’edilizia sanitaria, nella riorganizzazione della rete regionale dell’assistenza ospedaliera e nella connessione di questa con l’assistenza nel territorio”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio, gruppo Pd, a proposito dell’intesa sottoscritta venerdì scorso tra il presidente del Lazio Nicola Zingaretti e il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

 

“Dobbiamo ricordare che – spiega Petrangolini – nel campo dell’edilizia sanitaria, il ritardo del Lazio nell’utilizzo delle risorse era stato grave. La nostra Regione – con il 51% delle risorse utilizzate – si trovava al di sotto della media italiana (67%) e molto lontana da altre importanti regioni. Con l’investimento di questi 264 milioni di euro avremo pertanto reti e strutture sanitarie più efficienti, moderne e sicure e una maggiore diffusione delle nuove tecnologie”.

 

“Gli interventi – continua Petrangolini – riguardano strutture strategiche per il SSR: basti pensare, per fare qualche esempio, al Policlinico Umberto I, al Nuovo Ospedale dei Castelli e al Grassi di Ostia. Inoltre, è prevista la ristrutturazione di reti cruciali di servizi come reparti maternità, consultori e Centri di Salute Mentale. Nuovo impulso sarà dato, poi, alle Case della Salute: in questo modo riusciremo così a completare il progetto di cambiamento avviato in questa consiliatura che prevede una migliore integrazione di servizi, più adeguati alle esigenze del territorio”.

 

“Una particolare menzione – conclude Petrangolini – merita infine il rinnovato sostegno alla rete perinatale. Dall’ostetricia al nido, dalla terapia intensiva neonatale alla pediatria: grazie ai lavori annunciati potremo tutelare meglio la salute delle mamme e dei bambini del Lazio”.

Intesa per il Lazio: 1,4 miliardi per lo sviluppo

Renzi_ZingaIl presidente della Regione, Nicola Zingaretti ha firmato la settimana scorsa con il presidente del Consiglio Matteo Renzi l’intesa per il Lazio: 1,4 miliardi di euro di risorse che verranno impiegate per opere pubbliche su tutto il territorio regionale. Un grande risultato che nasce, prima di tutto, dalla collaborazione leale tra parti dello Stato. Un progetto che potrà dare un fortissimo impulso alla crescita del Lazio e dell’Italia.

Un programma concreto su un grande obiettivo comune: dare nuovi strumenti per favorire l’innovazione e la crescita di una Regione cruciale per il sistema-paese tornando a costruire e a programmare su obiettivi comuni rimettendo al centro i grandi temi dell’economia, della bellezza, della cultura, dell’ambiente.

L’impegno per una regione diversa: con un’amministrazione che funziona meglio di tre anni fa e con un sistema di servizi ai cittadini che, passo dopo passo, sta cambiando e migliorando a partire da una sanità più efficiente, più giusta e con conti in ordine, dallo storico risultato del pareggio di bilancio nel 2015 fino ad arrivare alla riduzione del debito commerciale, dei tempi di pagamento e alla riforma dell’amministrazione. L’altro grande ambito d’intervento ha riguardato i servizi, e in particolare la sanità.

 

 Opere pubbliche

1 miliardo e 407milioni su 4 grandi fonti di finanziamento: il più grande intervento sulle opere pubbliche nel Lazio negli ultimi 20 anni: 4 i settori fondamentali: il fondo di sviluppo e coesione, i finanziamenti sull’edilizia sanitaria ex art. 20, le risorse del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a cui vanno aggiunte risorse già stanziate da Rfi, i fondi regionali.

La rete viaria. Va avanti lo sforzo messo in campo dalla Regione per rendere le strade del Lazio più efficienti e più sicure: in tre anni abbiamo già investiti circa 100milioni di euro. Gli interventi saranno gestiti dalla società regionale Astral. Con il fondo di sviluppo e coesione e con fondi regionali, per un totale di 42mln di investimenti, partiranno 96 interventi in tutte le province. Quasi cento nuovi cantieri, che daranno lavoro a tante imprese e che miglioreranno la qualità delle infrastrutture viarie del Lazio. Opere in molti casi attese da anni, tra queste ricordo la messa in sicurezza di due tra le strade più pericolose d’Italia: la Pontina (sr148) e la Nettunense (sr207).

Il potenziamento della rete ferroviaria. Grazie alla collaborazione con ferrovie nei mesi scorsi la Regione ha già rinnovato oltre l’80% del materiale rotabile del Lazio; ridotto i tempi di attesa; aumentato i posti nelle ore di punta; abbattuto i ritardi; effettuato importanti interventi per migliorare la rete con risorse già stanziate da rfi, si interviene su tre grandi obbiettivi:

  • il primo obiettivo è il potenziamento tecnologico della rete, su cui la Regione investe 367 mln; il secondo è l’intervento per rimettere a nuovo e migliorare 81 stazioni all’interno del piano nazionale 500 stazioni. Tra queste ci sono anche snodi importanti come Colleferro, Cassino e l’implementazione di informazione al pubblico.
  • il secondo obiettivo è il potenziamento della rete del ferro, con alcuni importanti interventi: sull’area dei Castelli, con un piano che prevede nuovi posti di incrocio e interventi sulle stazioni sulle linee Ciampino – Albano Laziale- Frascati – Velletri con l’obiettivo di incrementare la frequenza del servizio; con il raddoppio sulla tratta Campoleone-Aprilia; il raddoppio tra Lunghezza e Guidonia, che consentirà rendere più frequenti i treni sulla fl2.
  • il terzo obiettivo è la progettazione per la chiusura dell’anello ferroviario a Roma e per il raddoppio del tratto tra Cesano e Bracciano (Vigna di Valle) sulla linea Roma-Viterbo una serie di grandi opere strategiche per il Lazio e per il Paese. Opere attese in qualche caso da decenni, che verranno finanziate grazie alle risorse del fondo di sviluppo e coesione, a risorse del ministero delle infrastrutture e trasporti e con risorse già stanziate da rfi e fondi regionali.

 

Un totale di 950 milioni di investimenti su grandi infrastrutture:

  • la Orte-Civitavecchia, un totale di 577 milioni di investimenti per il completamento delle due tratte mancanti: Cinelli-Monteromano e Monteromano-Tarquinia e su cui c’è stata una piena sintonia con il Governo. Si tratta infatti di un asse strategico per il Lazio, ma anche per il Paese: per lo sviluppo del porto di Civitavecchia; il collegamento con gli stabilimenti Fiat di cassino; per il valore strategico per il rilancio dell’area industriale di Terni.
  • la Roma-Lido, 180 milioni per trasformarla in servizio metropolitano. Utilizzeremo queste risorse per l’ammodernamento della linea e delle stazioni.
  • la Roma-Viterbo, 154 milioni per questa ferrovia ex concessa, che attraversa tutti i quartieri di roma nord e che versa in condizioni di gravissimo ritardo infrastrutturale, ad esempio per quanto riguarda il collegamento al centro di Roma con il centro rai Saxa Rubra, campi sportivi di Acqua Acetosa, Parioli.
  • la Metro C, 138mln per portare a termine i cantieri.
  • il Nodo Pigneto, con 39mln che si aggiungono ai 39 già finanziati da Rfi: una grande innovazione per realizzare un nodo di scambio tra Metro C e le ferrovie regionali FL4/FL6. Opere che si aggiungono ad altri interventi strategici come la Roma-Latina, finanziata dal Cipe, o la Monti Lepini.
  • Un grande piano per la cura delle acque e dell’ambiente per garantire il diritto a un bene essenziale come l’acqua a tantissimi cittadini. In particolare sono previsti 5 importanti interventi, per un totale di 66,3mln: gli investimenti sui dissalatori, per rendere autonome sull’acqua potabile le isole di Ponza e Ventotene, con un intervento di 22,8mln; il completamento delle opere per eliminare l’arsenico e rendere potabili e sicure le acque nei comuni del viterbese, con 16mln; l’intervento di bonifica della Valle del Sacco, che rappresenta una vera e propria tragedia ambientale del Lazio, con 16,5mln; opere di depurazione delle acque di Civita Castellana e Fiumaretta a Civitavecchia, per un totale 9,6mln; risanamento idrico-ambientale di ardea, 1,4mln.

 

Sanità

Un nuovo impulso all’obiettivo di migliorare la sanità del Lazio; la sanità dove si forma il 30% dei medici italiani. Avanti quindi con il progetto di ricostruzione avviato in questi tre anni. stiamo creando nel lazio, anche grazie all’interlocuzione positiva con il governo e con il ministro Lorenzin, una nuova rete di cure territoriali e ospedali più moderni e più sicuri. Su questo fronte, avevamo a disposizione una grande risorsa – quella dei fondi ex articolo 20 – rimasta per anni sottoutilizzata per quasi vent’anni: nell’utilizzo di queste risorse, il Lazio era in fortissimo ritardo: basti pensare che solo l’anno scorso, prima dello sblocco che annunciamo oggi, il Lazio arrivava al 51% dell’utilizzo.
264 mln di euro, con cui effettueremo 87 interventi sulla nuova rete territoriale di cure e assistenza e sugli ospedali del Lazio. La prossima settimana presenteremo il piano con il ministro Lorenzin, ma posso già annunciare alcuni grandi obiettivi: la ristrutturazione di tutti i reparti maternità del Lazio; il rifacimento dell’intera rete dei consultori; i lavori al Policlinico Umberto I; il nuovo ospedale dei Castelli; le case della salute. Abbiamo avuto un grande banco di prova con il Giubileo, sui 34mln per la ristrutturazione di 12 pronto soccorso della Capitale.

 

Altri interventi strategici
Una serie di altri grandi interventi strategici, anche questi previsti dalla programmazione unitaria regionale. opere pubbliche che miglioreranno radicalmente il lazio e lo renderanno più tecnologico, più sicuro, più competitivo, più bello:

  • sull’obiettivo dello sviluppo di una rete sociosanitaria territoriale abbiamo a disposizione 21 milioni per le case della salute; un investimento di 196 milioni per la lotta al rischio idrogeologico;
  • sull’obiettivo prioritario di portare la banda ultralarga in tutti i comuni del Lazio, abbiamo 190 milioni, proseguiremo sull’efficientamento energetico degli edifici pubblici (59mln), uno dei grandi successi di questi tre anni (già realizzati 155 interventi in scuole, asili, palestre comunali;
  • sull’obiettivo competitività e sostenibilità ambientale, possiamo contare su 50mln per le aree ecologicamente attrezzate.
  • un grande investimento sulla mobilità sostenibile per l’area metropolitana di Roma: 151mln di euro, con cui acquisteremo nuovi bus elettrici e a metano, potenzieremo le tecnologie per la mobilità urbana, rafforzeremo la rete dei nodi di scambio.
  • il grande investimento da 156mln sul patrimonio culturale: una grande operazione per rendere più belli e più fruibili i beni culturali del Lazio. Alle risorse frutto dell’intesa con il Governo (1 miliardo e 295 milioni), possiamo quindi aggiungere ulteriori 823 milioni di euro di opere pubbliche pronte a partire.

In totale, il Lazio ha a disposizione oltre 2 miliardi e 100 milioni di euro su infrastrutture e opere pubbliche che cambieranno profondamente il volto della nostra regione, rendendola più forte e dando una nuova, fondamentale spinta al cambiamento. un piano che dobbiamo realizzare nei tempi più brevi possibile: lo stesso spirito di collaborazione che ci ha portato allo sblocco delle risorse ci consentirà di garantire tempi rapidi e certi di attuazione del piano.

Endometriosi: i deputati approvano mozione all’unanimità

endometriosi-3Sono state approvate dal Parlamento 8 mozioni in favore dei diritti delle donne affette da endometriosi.

Potete leggere i dettagli in questo articolo di Giovanni Rodriguez pubblicato su quotidianosanita.it

Il Parlamento si muove in sostegno delle donne affette da endometriosi. Questa mattina l’Assemblea di Montecitorio, con il parere positivo da parte del sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, in rappresentanza del Governo, ha approvato 8 mozioni bipartisan concernenti le iniziative finalizzate al riconoscimento dell’endometriosi come malattia invalidante e al potenziamento delle prestazioni sanitarie e delle misure di sostegno economico e sociale per le donne affette da tale patologia.

Tra le richieste comuni alle mozioni presentate dai diversi gruppi parlamentari troviamo il riconoscimento dell’endometriosi come malattia invalidante, il suo inserimento nel prossimo aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, l’avvio di iniziative di sostegno sociale ed economico per le donne affette da questa patologia, l’istituzione di un fondo nazionale e di un registro nazionale dell’endometriosi, e la realzzazione di centri di riferimento e di eccellenza pubblici, per il primo approccio e quindi le prime diagnosi, oltre che per la cura in ambito nazionale della patologia.

Ma vediamo nel dettaglio il contenuto delle diverse mozioni.

La mozione del M5s a prima firma Marialucia Lorefice impegna il Governo:
ad adottare iniziative, anche normative, affinché siano aggiornate le tabelle di cui al decreto ministeriale n. 329 del 1999, ai fini dell’inserimento dell’endometriosi tra le malattie invalidanti, riconoscendo alle donne affette dalla patologia il diritto all’esenzione dalla partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza sanitaria correlate;

ad avviare iniziative di sostegno sociale ed economico per le donne affette da endometriosi, finalizzate alla riduzione degli enormi costi che le pazienti si trovano ad affrontare prima e dopo la diagnosi certa della malattia, prevedendo l’esenzione dal ticket sanitario per esami specialistici, quali ecografie pelviche e transvaginali, risonanze magnetiche con contrasto e altro, e prevedendo, altresì, l’esenzione per l’acquisto di farmaci destinati a lenire il dolore e a bloccare i sintomi della patologia, intervenendo anche con azioni volte alla riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni offerte dal servizio sanitario nazionale;

ad adottare iniziative a tutela delle donne affette da endometriosi, a partire dalla promozione della conoscenza della malattia per arrivare al sostegno della ricerca scientifica affinché si arrivi, per la maggior parte dei casi, ad una diagnosi precoce certa;
ad assumere iniziative per istituire il fondo nazionale per l’endometriosi e un registro nazionale dell’endometriosi per la raccolta e l’analisi dei dati clinici e sociali della malattia, ponendo a carico delle regioni l’onere di trasmettere al registro nazionale periodicamente i dati relativi alla diffusione della malattia nel rispettivo territorio;

ad attuare campagne di sensibilizzazione e di informazione sulla malattia e a sostenere iniziative di formazione e aggiornamento del personale medico, di assistenza e dei consultori familiari;

ad attuare una politica di tutela della lavoratrice affetta da endometriosi, al fine della salvaguardia del posto di lavoro;
ad istituire presso il Ministero della salute una commissione nazionale per l’endometriosi, composta da un rappresentante del Ministero della salute, da un rappresentante dell’Istituto superiore di sanità, da tre rappresentanti delle regioni e da sette rappresentanti degli enti di ricerca pubblici esperti della materia, che abbia il compito di emanare le linee guida sulla malattia e di redigere le graduatorie per l’assegnazione di risorse del fondo nazionale, nel rispetto della trasparenza e dell’assenza di conflitti d’interessi, secondo requisiti e criteri predefiniti;
a fornire elementi sulle tempistiche esatte relative all’emanazione del decreto di revisione dei livelli essenziali di assistenza, considerato che da circa due anni, e anche in occasione della giornata mondiale dell’endometriosi, il Ministro della salute ha annunciato a mezzo stampa e attraverso i social network l’inserimento dell’endometriosi nei livelli essenziali di assistenza.

La mozione del Pd a prima firma Vittoria D’Incecco impegna il Governo:
a mettere in campo tutte le iniziative a tutela delle donne affette da endometriosi, a partire dall’inserimento di tale patologia nell’elenco di quelle soggette all’esenzione dalla partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza sanitaria a mezzo dell’attribuzione dello specifico codice identificativo, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329;
ad adottare iniziative finalizzate all’esenzione dalla partecipazione al costo per prestazioni di diagnostica, ambulatoriali e specialistiche correlate all’endometriosi e per l’acquisto di farmaci, promuovendo, altresì, iniziative utili alla riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni effettuate dal servizio sanitario nazionale;
a favorire lo sviluppo di reti di servizi e centri di eccellenza che assicurino la presenza di team multidisciplinari in grado di lavorare per preservare la fertilità della donna, migliorare la qualità della sua vita e ridurre i costi socio-economici;
a promuovere la conoscenza della malattia fra i medici e nella popolazione per agevolare la prevenzione, per ridurre l’intervallo di tempo significativo tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi e per migliorare la qualità delle cure, sostenendo la ricerca scientifica e le attività delle associazioni e del volontariato dedicate ad aiutare le donne affette da tale malattia;
a mettere in campo forme di tutela delle lavoratrici affette da endometriosi per garantire il diritto alla salute e salvaguardare il posto di lavoro;
a sostenere l’istituzione del registro nazionale dell’endometriosi per la raccolta e l’analisi dei dati clinici e sociali riferiti all’endometriosi, al fine di favorire lo scambio dei dati e di stabilire strategie condivise di intervento sulla malattia, derivanti dall’analisi dei dati specifici per ambito geografico, di monitorare l’andamento del fenomeno e di rilevare le problematiche ad esso connesse, nonché le eventuali complicanze;
a creare presso il Ministero della salute una commissione di esperti sull’endometriosi, composta da un numero massimo di dieci membri, alla quale sia attribuito il compito di predisporre le linee guida per la programmazione della ricerca scientifica relativa alla diagnosi e alla cura dell’endometriosi e per l’individuazione di adeguati strumenti di informazione dei pazienti;
ad assumere iniziative per istituire la Giornata nazionale per la lotta contro l’endometriosi da celebrare il 9 marzo di ogni anno.

La mozione di Ap a prima firma Paola Binetti impegna il Governo:
ad assumere iniziative per aggiornare le tabelle di cui al decreto ministeriale n. 329 del 1999, ai fini dell’inserimento dell’endometriosi tra le malattie invalidanti, riconoscendo alle donne affette dalla patologia il diritto all’esenzione dal ticket sanitario per esami diagnostici specialistici e l’esenzione dal ticket per l’acquisto di farmaci necessari alla cura e al controllo dei sintomi;
ad adottare iniziative a tutela delle donne affette da endometriosi, a partire dalla promozione della conoscenza della malattia per arrivare al sostegno della ricerca scientifica che faciliti nella maggior parte dei casi una diagnosi precoce certa;
ad assumere iniziative per istituire un registro nazionale dell’endometriosi per la raccolta e l’analisi dei dati clinici e sociali della malattia, ad attuare campagne di sensibilizzazione e di informazione sulla malattia, a sostenere iniziative di formazione e aggiornamento del personale medico, di assistenza e dei consultori familiari;
ad attuare una politica di tutela della lavoratrice affetta da endometriosi, al fine della salvaguardia del posto di lavoro;
ad assumere iniziative per istituire presso il Ministero della salute una commissione nazionale per l’endometriosi, composta da un rappresentante del Ministero della salute, da un rappresentante dell’Istituto superiore di sanità, da tre rappresentanti delle regioni e da sette rappresentanti degli enti di ricerca pubblici o privati esperti della materia, che abbia il compito di emanare le linee guida sulla malattia e di redigere le graduatorie per l’assegnazione di risorse del fondo nazionale.

La mozione della Ln a prima firma Marco Rondini impegna il Governo:
ad assumere iniziative volte all’immediato inserimento dell’endometriosi nell’elenco delle patologie con esenzione per i test diagnostici e per la terapia;
a predisporre misure di tutela efficaci per le donne affette da tale patologia nel mondo del lavoro;
ad attivarsi per l’istituzione di un registro nazionale per la valutazione della reale incidenza della patologia, mancando dati certi sia in Italia che in Europa, essendo stati predisposti esclusivamente studi su piccole porzione di popolazione in Paesi del nord Europa;
ad assumere iniziative per la costituzione di un tavolo tecnico composto da esperti, presso il Ministero della salute, con la finalità di fornire alle donne affette da tale patologia la maggior quantità di informazioni basate su linee guida internazionali e sistematiche revisioni della letteratura medica, anche alla luce delle nuove scoperte, per un approccio rispettoso, non aggressivo ed economicamente sostenibile basato sul valore dell’evidenza medica.

La mozione dei CoR a prima firma Rocco Palese impegna il Governo:
a valutare l’opportunità di assumere iniziative per l’istituzione, fermo restando il rispetto dei parametri e dei vincoli di finanza pubblica concordati con l’Unione europea, di un fondo nazionale per l’endometriosi e di un registro nazionale dell’endometriosi per la raccolta e l’analisi dei dati clinici e sociali della malattia;
a concordare con le regioni le modalità di trasmissione periodica al registro nazionale dei dati relativi alla diffusione della malattia nel rispettivo territorio e ad attivare campagne di sensibilizzazione e di informazione sulla malattia;
a valutare l’opportunità, fermo restando il rispetto dei parametri e dei vincoli di finanza pubblica, di assumere iniziative per aggiornare le tabelle di cui al decreto ministeriale n. 329 del 1999 e successive modificazioni e integrazioni inserendo l’endometriosi tra le malattie invalidanti, nonché per prevedere il diritto all’esenzione da tutti ticket per le prestazioni di assistenza sanitaria;
a tutelare le lavoratrici affette da endometriosi, per la salvaguardia del posto di lavoro.

La mozione di Si a prima firma Marisa Nicchi impegna il Governo:
a non ritardare ulteriormente l’emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, prevedendo, come più volte promesso, anche l’aggiornamento delle malattie croniche, ivi compresa l’endometriosi medio/grave;
ad assumere iniziative per esentare conseguentemente l’endometriosi dalla partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza sanitaria ai sensi del decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329;
ad assumere iniziative per includere l’endometriosi, nei suoi quattro stadi clinici, nelle nuove tabelle dell’invalidità civile da predisporre in accordo con le regioni modificando quelle predisposte dalla commissione ministeriale nel novembre 2011, al fine di aumentare l’invalidità riconosciuta per questa malattia e poter chiedere i permessi retribuiti riconosciuti dalla legge n. 104 del 1992;
ad assumere opportune iniziative volte a garantire maggior tutela alle donne lavoratrici affette da detta patologia per la salvaguardia e la garanzia del posto di lavoro;
ad assumere le iniziative di competenza per istituire il registro nazionale dell’endometriosi e opportuni registri regionali, per la raccolta, l’analisi e la condivisione dei dati clinici e sociali riferiti alla malattia, al fine di favorire e di stabilire strategie di intervento condivise sulla base dell’analisi dei dati specifici per ambito geografico, di verificarne l’efficacia, di monitorare l’andamento e la ricorrenza della malattia, nonché di rilevare le problematiche e le eventuali complicanze connesse;
a garantire la massima condivisione, nel pieno rispetto della privacy, dei suddetti dati, anche attraverso la loro pubblicazione e la messa in rete sul web, che permetta di conoscere i dati epidemiologici, clinici e sociali;
a includere l’endometriosi tra gli obiettivi prioritari della ricerca sanitaria, in modo particolare per quanto riguarda la genesi della malattia, la terapia specifica, il trattamento delle recidive, la prevenzione dell’infertilità, anche al fine di porre la donna al centro di un percorso il più veloce possibile per la diagnosi e la successiva cura;
ad assumere iniziative per avviare efficaci campagne di formazione e informazione per i medici ginecologi, i medici e gli operatori dei presìdi consultoriali, e per i medici di medicina generale;
ad assumere iniziative per attivare opportune reti di eccellenza pubbliche impegnate nella formazione degli operatori sanitari e nella massima trasmissione del know how clinico-diagnostico e terapeutico;
ad avviare quanto prima un processo che promuova la realizzazione di centri di riferimento e di eccellenza pubblici, per il primo approccio e quindi le prime diagnosi, per la cura in ambito nazionale della patologia;
ad assumere iniziative per istituire la giornata nazionale per la lotta contro l’endometriosi, affinché le amministrazioni pubbliche, anche in coordinamento con le associazioni senza fini di lucro e con gli organismi operanti nel settore, possano predisporre iniziative volte a promuovere campagne di sensibilizzazione sulle caratteristiche, sulla sintomatologia e sulle pratiche di prevenzione dell’endometriosi.

La mozione di Sc a prima firma Pierpaolo Vargiu impegna il Governo:
ad assumere iniziative per inserire l’endometriosi nell’elenco delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza sanitaria (ambulatoriali e specialistiche, per l’acquisto di farmaci e di diagnostica) a mezzo dell’attribuzione dello specifico codice identificativo, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 226 del 25 settembre 1999;
ad assumere iniziative per apportare le necessarie modifiche al decreto del Ministro della salute 12 settembre 2006, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 289 del 13 dicembre 2006 per l’introduzione di tariffe differenziate relative alle prestazioni sanitarie per il trattamento e la cura dell’endometriosi, nell’ambito del sistema di classificazione Diagnosis related group (DRG), tenendo conto della tipologia e dell’intervento effettuato;
ad assumere iniziative per istituire presso l’Istituto superiore di sanità, il registro nazionale dell’endometriosi e i relativi registri regionali, con le seguenti finalità:
a) permettere la raccolta e lo scambio di dati specifici e aggiornati in materia di endometriosi che, conseguentemente, siano alla base delle strategie condivise di intervento sulla patologia, per ambito geografico;
b) monitorare l’andamento del fenomeno, rilevare le problematiche ad esso connesse e le eventuali complicanze, allo scopo di conoscerne l’esatta incidenza e prevalenza, anche su base regionale;
c) sviluppare le necessarie analisi epidemiologiche, cliniche e sociali in grado di migliorare la conoscenza della malattia, gli standard assistenziali e gli aspetti chirurgici, nonché i risvolti psicologici e sociali che essa inevitabilmente comporta;
d) consentire una migliore razionalizzazione delle risorse umane ed economiche con effetti positivi sulla diagnosi precoce, sul trattamento più adeguato e sulla qualità di vita delle pazienti affette;
ad adottare iniziative per potenziare la risposta alla patologia, favorendo lo sviluppo e il radicamento di strutture aziendali e regionali di riferimento, correlate tra loro, che contribuiscano alla crescita dell’appropriatezza dei percorsi diagnostici e terapeutici, in particolare abbreviando i tempi di diagnosi;
a promuovere adeguate campagne di sensibilizzazione del personale sanitario che consentano di migliorare la capacità di rapida individuazione delle pazienti a rischio in modo che vengano indirizzate ai centri regionali di riferimento e – nei casi più complessi – alle strutture hub della rete nazionale di riferimento, che devono garantire una presa in carico raffinata, capace di limitare al minimo le sequele invalidanti per le pazienti, riducendo il rischio di complicanze gravi e di recidive;
a verificare la possibilità di costruire un’adeguata azione di supporto psicologico per le donne affette dalle forme più gravi di endometriosi che aiuti nella gestione delle possibili complicanze e, in particolare, supporti le pazienti per tutte le problematiche connesse alla riduzione della fertilità;
ad affiancare le associazioni delle pazienti, valorizzandone la capacità di intermediazione e le attività di supporto alla conoscenza e alla diffusione delle informazioni e sostenendole in tutte le azioni di sostegno psicologico e materiale diretto e indiretto nei confronti delle donne e delle loro famiglie;
ad istituire presso il Ministero della salute una commissione di esperti nel settore dell’endometriosi, ai cui lavori partecipino anche le associazioni delle pazienti, alla quale sia attribuito il compito di predisporre apposite linee guida per la buona pratica della cura e per l’individuazione di adeguati strumenti di informazione dei pazienti e dei medici, nonché il compito di individuate azioni e iniziative per la prevenzione;
a presentare ogni anno alle Commissioni parlamentari competenti una relazione di aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di endometriosi, con particolare riferimento al registro nazionale di monitoraggio e alla spesa sanitaria e farmacologica.

Infine, la mozione di Fi a prima firma Lorena Milanato impegna il Governo:
ad adottare ogni opportuna iniziativa volta alla tutela delle donne affette da endometriosi, a partire dall’inserimento della malattia nell’elenco delle patologie per le quali si ha diritto all’esenzione dalla partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza sanitaria tramite l’attribuzione dello specifico codice identificativo, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329;
ad adottare specifiche iniziative per sostenere le donne affette da endometriosi, anche finalizzate alla riduzione dei costi che le pazienti affrontano, con misure volte all’esenzione dalla partecipazione al costo per prestazioni di diagnostica, ambulatoriali e specialistiche correlate all’endometriosi, nonché per l’acquisto di farmaci;
a favorire opportune campagne di sensibilizzazione, che puntano a diffondere una presa di coscienza dei problemi che l’endometriosi comporta nella vita delle donne, anche attraverso specifiche campagne di informazione indirizzate alla classe medica e alla popolazione potenzialmente a rischio;
a promuovere, con ogni iniziativa di competenza, la prevenzione e la diagnosi precoce dell’endometriosi, con specifiche iniziative di supporto alla ricerca scientifica, con l’obiettivo di individuare nuovi test diagnostici e cure farmacologiche efficaci, che permettano di ridurre la sofferenza delle pazienti e i costi della malattia, anche coordinando ricerche e statistiche sulla fenomenologia e ricerche epidemiologiche sulle cause dell’endometriosi;
ad assumere iniziative per favorire un percorso di assistenza alle donne affette da endometriosi, stimolando con opportune azioni una migliore gestione del problema soprattutto nei luoghi di lavoro, a piena garanzia del diritto alla salute delle donne e a tutela del posto di lavoro;
a monitorare quantitativamente e qualitativamente i casi di endometriosi tramite l’istituzione di un apposito registro nazionale per la raccolta e l’analisi dei dati clinici e sociali riferiti all’endometriosi.

Giovanni Rodriquez

PA: le modifiche al decreto trasparenza

madiamodificheDiventa un po’ più trasparente il decreto sulla trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, che oggi torna in consiglio dei ministri per il via libera definitivo: lo spiegano Lorenzo Salvia e Francesco Di Frischia sul Corriere della Sera di oggi. Il testo ha l’obiettivo di rendere accessibili ai cittadini i documenti conservati dagli uffici pubblici. Ed ha come modello il Foia, il Freedom of information act, legge del 1960 che dagli Stati Uniti è stata poi “esportata” in una novantina di Paesi.

 

Le critiche delle associazioni

La prima versione del decreto, passata in consiglio dei ministri alla fine di gennaio, era stata criticata dalle associazioni che si battono per la trasparenza della burocrazia perché troppo restrittivo, con troppe eccezioni, regole e paletti. Nel testo che oggi il ministro Marianna Madia riporta a Palazzo Chigi per il via libera finale ci sono tre modifiche importanti che vanno incontro a quelle osservazioni e anche ai pareri espressi pochi giorni fa dalle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Il cambiamento più importante è la cancellazione del cosiddetto silenzio-diniego. Prima le regole erano queste: se un cittadino chiedeva un documento a un ufficio pubblico e questo non rispondeva entro 30 giorni, la sua richiesta andava intesa come respinta. Senza bisogno di alcuna spiegazione. Nel nuovo testo si precisa che l’eventuale rifiuto va sempre motivato. E non è una differenza da poco, perché non sarà più possibile nascondersi dietro il semplice passare del tempo.

 

Tre modifiche importanti

La seconda novità è che i documenti andranno rilasciati a titolo gratuito. A patto che sia possibile la trasmissione in formato elettronico, procedura a costo zero anche per la pubblica amministrazione. La terza differenza di rilievo è che, se l’ufficio rifiuta di trasmettere un documento, il cittadino che l’aveva chiesto potrà fare ricorso non solo al Tar, il tribunale amministrativo regionale. Ma anche a un ufficio da individuare con un provvedimento successivo

 

Ecco di seguito alcune schede esplicative:

Cancellato il silenzio-rigetto: adesso rifiuto motivato

Documenti gratis se trasmessi per via elettronica

Per i cittadini ricorso possibile non solo al Tar

 

 

Lazio: la valutazione delle politiche pubbliche diventa legge

accountabilityIl Consiglio regionale del Lazio ha approvato oggi – con 31 voti favorevoli, 6 contrari - la proposta di legge n. 319, d’iniziativa consiliare (primo firmatario Gian Paolo Manzella), riguardante la “Istituzione del comitato per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi e la valutazione delle politiche regionali”.

 

La valutazione delle politiche pubbliche

La normativa sulla valutazione delle politiche pubbliche, sorta nella tradizione giuridica anglosassone, sta diventando un tratto caratterizzante della generalità degli ordinamenti nazionali europei. In questo solco, la legge approvata oggi dal Consiglio si propone di garantire un utilizzo efficace delle risorse pubbliche, incluse quelle provenienti dall’Unione europea, e, come si legge nella relazione introduttiva, “di generare conoscenza condivisa sul funzionamento e l’efficacia degli interventi regionali”. 

In più, la nuova disciplina prevede di estendere anche ai cittadini forme di valutazione delle politiche attraverso l’esercizio del monitoraggio civico. Anche grazie a questo strumento possiamo parlare di una legge molto avanzata che allarga il campo della partecipazione civica.

 

Le misure approvate

Per raggiungere tali obiettivi la pl 319 prevede la costituzione di un apposito comitato paritetico formato da dieci consiglieri regionali, cinque di maggioranza e cinque d’opposizione. Il comitato resta in carica trenta mesi. Al termine di questo periodo si procede alla conferma o alla sostituzione dei componenti, garantendo un’alternanza alla presidenza tra esponenti di opposizione e di maggioranza. Il comitato avrà il compito di promuovere l’attività di monitoraggio dell’attuazione delle leggi e di valutare i loro effetti, avvalendosi anche dell’Istituto regionale di studi giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”, e di proporre al Consiglio regionale gli eventuali correttivi. 



Nel dettaglio, l’articolo 3 del provvedimento individua le funzioni del comitato. Tra queste compaiono:

  • la formulazione di proposte alle commissioni consiliari permanenti per l’inserimento di clausole valutative nelle proposte di legge;
  • l’adozione di pareri in merito alla formulazione delle disposizioni in materia di monitoraggio e valutazione;
  • la verifica e il rispetto degli obblighi informativi previsti dalle clausole valutative o da altre disposizioni contenute nelle leggi regionali;
  • lo svolgimento di missioni valutative su politiche promosse con leggi regionali;
  • la collaborazione con le commissioni consiliari permanenti nell’attività di verifica dell’attuazione di leggi;
  • l’attivazione degli strumenti necessari per ottenere informazioni dai soggetti attuatori delle politiche regionali, dalle rappresentanze degli interessi sociali ed economici e da ogni altra entità di natura pubblica e privata atta a fornire dati inerenti alle attività del comitato.