Consiglio di Stato: la fecondazione eterologa non deve essere a pagamento

fecondazione_eterologaAnche il Consiglio di Stato definisce discriminatorio porre i costi per la fecondazione eterologa in capo agli assistiti, come stabilito nel 2014 dalla Regione Lombardia

 

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La decisione della Regione Lombardia di far pagare alle coppie la fecondazione eterologa, che risale a decisioni per delibera del 2014, viene bocciata anche dal Consiglio di Stato. Lo abbiamo appreso ieri: la distinzione di finanziamento tra fecondazione omologa ed eterologa “non risulta giustificata” e “realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute”, secondo i giudici.

 

La regione si era appellata al Consiglio di Stato dopo la decisione del Tar, che aveva già definito illegittima la decisione di far pagare ai pazienti il costo delle prestazioni per la fecondazione eterologa. Secondo la Regione invece la decisione del Tar andava appellata “per contestare il principio di diritto” definito “errato” e in contrasto anche con la giurisprudenza costituzionale in materia di diritti che possono essere finanziati.

 

Tuttavia, anche il Consiglio di Stato le ha dato torto e, oltre alla lesione potenziale del diritto alla salute di tutte le coppie, chiarisce che le “esigenze finanziarie da parte dell’amministrazione non possono indurla a discriminare“.

 

In ogni caso, come annunciato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, i Livelli essenziali di assistenza (Lea) sono stati rivisti (devono però passare all’esame delle Commissioni di Camera e Senato) e si dispone per il futuro, in ogni caso, “l’inserimento nel nomenclatore della specialistica ambulatoriale di tutte le prestazioni necessarie nelle diverse fasi concernenti la procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa“.

Approvata in consiglio la legge sul welfare. Importante riconoscimento del caregiver

shutterstock_259323791_1L’approvazione di questa legge sul welfare è una tappa fondamentale per i cittadini del Lazio attesa da ben sedici anni. Il tratto più innovativo è la centralità della persona e della sua dimensione vitale e affettiva. Sono molto soddisfatta anche per l’accoglimento del mio emendamento sul caregiver. La Regione potrà finalmente sostenere tutte quelle persone (una su quattro secondo l’ISTAT) che si prendono cura volontariamente e gratuitamente di una persona cara non autosufficiente.

 Aumenterà, quindi, la tutela dei diritti in campo sociale e sanitario migliorerà la qualità dei servizi erogati, anche grazie all’istituzione dell’Ufficio di tutela e garanzia dei diritti degli utenti, che, come una specie di “difensore civico sociale”, si occuperà delle segnalazioni e dei reclami da parte degli utenti e delle loro associazioni rappresentative. Ci saranno più spazi di partecipazione e per la prima volta nella storia di questa Regione, dopo il Piano sociale del 1999, ci sarà una disciplina regionale di attuazione della legge nazionale sull’assistenza sociale.

 Siamo partiti dall’individuare e favorire tutto ciò che è nato dall’esperienza concreta, riconoscendo i nuovi bisogni e prendendo spunto dalle buone pratiche che nascono in seno alla società, ad esempio la pratica collaborativa, che permette di dirimere le controversie tra coniugi in maniera non conflittuale, l’agricoltura sociale e il cohousing che consentono all’individuo solo, o alle famiglie in difficoltà, di fare di nuovo comunità.

 Abbiamo, dunque, posto attenzione al modo in cui la nostra società è cambiata e si sta evolvendo: centralità della famiglia e sostegno ad una paternità e ad una maternità libere e responsabili, certo, ma anche apertura a nuove e diverse forme di “famiglie”; non porsi più il problema dello status burocratico della persona, quando è una donna incinta o un minore privo di tutela o una persona in situazione tale da esigere un intervento non differibile. Chi è in difficoltà va aiutato, a prescindere dalla sua carta d’identità.

 Dopo una discussione di quasi tre anni con le opposizioni in Commissione, aperta e condivisa con i cittadini e le associazioni del terzo settore,  il Lazio con questa legge potrà contare su un welfare plurale e un sistema di governo basato sulla gestione dei servizi da parte dei comuni in forma associata. Associazionismo, terzo settore, cooperazione ed impresa sociale saranno chiamati ad una partecipazione sistematica alla programmazione degli interventi.

Con l’Agenzia europea del farmaco a Roma: più partecipazione dei cittadini in sanità

ema_554886b2519acIl presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha scritto una lettera al nuovo sindaco di Roma per sostenere la candidatura della capitale a nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Dopo la Brexit infatti, l’Agenzia dovrà cambiare indirizzo e, in attesa della decisione che spetterà ai Capi di Stato dell’Unione europea, mi sento di confermare come importante e utile la candidatura della nostra città.

Ma perché proprio a Roma? Sicuramente per aumentare la capacità attrattiva di questo settore valorizzando il ruolo della Capitale del Paese come opportunità di investimento: più posti di lavoro e facilitazione dei rapporti tra aziende farmaceutiche. Nella nostra regione, inoltre, il comparto farmaceutico e delle scienze della vita è uno tra i principali settori produttivi e di sviluppo, rappresenta un’eccellenza non solo in ambito nazionale. I dati sono questi: 22.000 addetti, 300 imprese, 8 miliardi di export (il 38% del sistema Italia).

Pensando al contesto internazionale, una candidatura come quella di Roma potrebbe idealmente richiamare al senso stesso dell’Europa e dei Trattati di Roma, scritti sessanta anni fa per costruire l’Unione europea. Unione che oggi attraversa delle crisi profonde e in cui si è perso un fondamento di unità e collaborazione, in cui le decisioni sembrano non coinvolgere più i cittadini. Viceversa l’Ema è un esempio di un sistema di governance allargata. Promuove la partecipazione attiva e concreta delle associazioni dei cittadini e di pazienti nei processi decisionali sui farmaci. Nel suo operato ha una centralità il punto di vista dei pazienti, le loro esigenze sono diventate prioritarie nelle politiche farmaceutiche dell’agenzia europea. Questo può essere un buon esempio per la politica europea e per le politiche sanitarie italiane, cominciando proprio dalla sanità dove ancora molta strada va fatta in tema di coinvolgimento dei cittadini.

Ecco alcuni esempi del processo trasparente e partecipativo, attuato negli anni, dall’Ema:

  • L’implementazione della normativa in materia di medicinali orfani (farmaci per le malattie rare) nel 2000 ha permesso all’EMA di “aprire le porte” a pazienti e operatori sanitari che da allora sono stati coinvolti in una vasta gamma di attività dell’Agenzia.
  • Nel 2006 è stato fondato il Patients’ and Consumers’ Working Party (PCWP) un forum permanente di discussione con i cittadini, con lo scopo di mettere in luce gli aspetti di principale interesse per i pazienti, includendo informazioni sui nuovi farmaci, disseminazione delle informazioni e aspetti di farmacovigilanza.
  • Nel 2014, i pazienti hanno discusso per la prima volta la valutazione del rischio-beneficio di un medicinale all’interno del Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP). Con l’istituzione del comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza e (PRAC) nel 2012 l’EMA ha iniziato a svolgere un ruolo ancora più importante nel monitoraggio della sicurezza dei medicinali in tutta Europa.
  • A partire da gennaio 2015, con l’attuazione della policy relativa alla pubblicazione dei dati clinici che sono alla base delle decisioni europee in materia di medicinali, l’EMA fornirà un livello di trasparenza senza precedenti per i pazienti, gli operatori sanitari, il mondo accademico e l’industria.

Attualmente i rappresentanti dei pazienti sono inseriti nella maggior parte dei Comitati scientifici come membri a pieno titolo, portando le loro esperienze e prospettive alle discussioni e svolgendo un ruolo sempre più significativo nella valutazione dei rischi e dei benefici dei medicinali. Speriamo che la prossima riunione dei Comitati scientifici sia a Roma.

La Regione Lazio diventa più semplice e competitiva

semplificazioneLa Regione Lazio raggiunge l’equilibrio di bilancio e avvia una nuova fase su semplificazione, competitività e sviluppo.

Nel 2012 la Corte dei Conti aveva certificato per la Regione Lazio una grave crisi di insolvenza finanziaria. In tre anni il percorso di risanamento ha portato nel 2015 all’equilibrio di bilancio. 


Gli interventi di questi anni:

  1. spending review. Si è tornati a investire in servizi utili alle persone in tutto il territorio.
  2. pacchetto semplificazione. Eliminate leggi che non aiutavano i cittadini e le imprese, ma frenavano crescita e sviluppo
  3. razionalizzazione della macchina amministrativa. Stop a società inutili, poltrone e consigli di amministrazione costosi e poco efficienti.

 


La nuova fase. Semplificazione, competitività e sviluppo. Questi gli obiettivi della nuova proposta di legge approvata dalla Giunta e che adesso passerà all’esame del Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. 


Le 5 azioni previste:

  1. una regione più semplice. Stop alle cattive gestioni e limiti agli incarichi; potenziamento della  Centrale unica degli Acquisti; locazioni a canone agevolato ad amministrazioni e associazioni; semplificazioni per il bollo auto e nel rilascio del certificato Durc alle imprese
  2. più vicini ai più deboli. Accesso facilitato alle Residenze sanitarie assistenziali per chi ha meno possibilità economiche e innalzamento dell’Isee a 20mila euro per le prestazioni socio-riabilitative psichiatriche
  3. nuova gestione del verde. Dopo sei anni di commissariamento si passa a una gestione regolare degli enti parco regionali; riduzione dei  consorzi di bonifica da 10 a 3, per raggiungere maggiore efficienza e diminuire la burocrazia
  4. sviluppo e competitività. Supporto al comparto dell’indotto Alitalia; sostegno alle  botteghe storiche; rigenerazione del patrimonio rurale; nuove possibilità di fruizione dei mercati; accesso ai fondi regionali per le partite Iva
  5. cultura e memoria. Un nuovo museo dedicato al neorealismo a Fondi e la Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia

Lazio: approvata dal Consiglio regionale legge antifumo

antifumoIl Consiglio regionale del Lazio ha approvato la settimana scorsa, con 38 voti favorevoli e un astenuto, una proposta di legge antifumo che introduce interventi di lotta al tabagismo per la tutela della salute e dell’ambiente.

 

 

La norma ha lo scopo di far diminuire il numero di fumatori attivi e passivi nel Lazio, nonché di ridurre gli scarti delle sigarette mediante l’installazione di appositi contenitori nei luoghi di maggiore aggregazione e l’invito all’utilizzo di posacenere personali, per evitare la dispersione di cicche su suolo pubblico. La dotazione finanziaria per dare attuazione alla nuova norma regionale antifumo è di 50 mila euro per l’anno in corso, ai quali si sommano 100 mila euro per il 2017 e altrettanti per il 2018.



Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale, acquisito il parere della commissione consiliare competente, si doterà di un piano triennale per la lotta al tabagismo, prevedendo, tra l’altro, campagne di promozione di corretti stili di vita e servizi di assistenza e supporto a chi voglia “smettere”.  

 

 

Particolare attenzione sarà data alle scuole, con l’istituzione di premi annuali per gli istituti che avranno meglio sviluppato il tema della promozione di ambienti favorevoli alla salute e completamenti liberi dal fumo. Riconoscimenti previsti anche alle aziende che si impegneranno attivamente per favorire la partecipazione dei propri dipendenti a programmi antifumo.



Nel corso dell’esame dell’articolato in aula, approvati numerosi emendamenti di Giunta, firmati e presentati dagli assessori Mauro Buschini e Alessandra Sartore, tesi ad armonizzare il testo con i principi e le disposizioni di rango nazionale così come con il piano di rientro dal disavanzo sanitario.  Rispetto al regime sanzionatorio, ad esempio, il dispositivo rimanda a quanto già stabilito dalla legge statale n. 584 del 1975 in materia di trasgressioni al divieto di fumo, specie in aree sensibili e in presenza di bambini e donne in evidente stato di gravidanza.